La Casa Bianca brinda ai dazi e impone le tariffe anche sui lingotti d’oro
dalla nostra inviata Anna LombardiNEW YORK – Donald Trump ieri notte ha celebrato il capodanno dei nuovi dazi imposti al mondo, stappando un metaforico champagne alla mezzanotte in punto americana - le 6 del mattino in Italia: la sua gioia espressa in un post sul social Truth. «È mezzanotte!!! Miliardi di dollari in dazi stanno affluendo negli Stati Uniti d’America proprio ora!».
Qualche ora dopo, intervistato dalla rete amica Fox Business, il segretario al Commercio Howard Lutnick ha quantificato l’ammontare delle entrate: grazie ai tributi già imposti, nel solo giugno l’economia statunitense ha guadagnato circa 30 miliardi di dollari e addirittura 100 ad aprile. L’aumento registrato a luglio è stato del 242% rispetto al 2024. Ora, le attese a breve termine si attestano su 50 miliardi al mese, ma, «alla fine potremmo raggiungere i mille miliardi di dollari» ha enfatizzato. «Numeri incredibili per gli Stati Uniti. E nessuno sta reagendo perché tutti capiscono che bisogna vendere al consumatore americano, il fattore pi…
NEW YORK – Donald Trump ieri notte ha celebrato il capodanno dei nuovi dazi imposti al mondo, stappando un metaforico champagne alla mezzanotte in punto americana - le 6 del mattino in Italia: la sua gioia espressa in un post sul social Truth. «È mezzanotte!!! Miliardi di dollari in dazi stanno affluendo negli Stati Uniti d’America proprio ora!».
Qualche ora dopo, intervistato dalla rete amica Fox Business, il segretario al Commercio Howard Lutnick ha quantificato l’ammontare delle entrate: grazie ai tributi già imposti, nel solo giugno l’economia statunitense ha guadagnato circa 30 miliardi di dollari e addirittura 100 ad aprile. L’aumento registrato a luglio è stato del 242% rispetto al 2024. Ora, le attese a breve termine si attestano su 50 miliardi al mese, ma, «alla fine potremmo raggiungere i mille miliardi di dollari» ha enfatizzato. «Numeri incredibili per gli Stati Uniti. E nessuno sta reagendo perché tutti capiscono che bisogna vendere al consumatore americano, il fattore più potente al mondo per l’economia, che Donald Trump sta usando a beneficio dell’economia». Dichiarazioni all’insegna dell’America First, dunque.
La cautela dei mercati
Incoraggiate dalla cautela con cui i mercati hanno reagito all’entrata in vigore dei pur salati tributi: con le Borse europee a chiudere positivamente (tutte, tranne Londra) e gli investitori che per ora sembrano aver metabolizzato la nuova ridefinizione del commercio globale.
Che non sembra fermarsi: il Financial Times ha pubblicato in esclusiva la notizia dell’imposizione di dazi sulle importazioni di lingotti d’oro da un chilo, la forma più comune scambiata sul Comex e la maggior parte delle esportazioni di lingotti della Svizzera verso gli Stati Uniti.
A smorzare l’ottimismo della Casa Bianca ci ha pensato però l’autorevole Wall Street Journal, che ha sottolineato infatti che il «terremoto destinato a trasformare l’economia statunitense, per ora si limita a una serie di scossette». Certo, scrivono, l’economia non è crollata e l’inflazione è sì aumentata, ma non alle stelle. Gli scaffali non sono vuoti e i dazi porteranno decine di miliardi nelle casse federali. Tanti soldi: ma, cattiva notizia, non abbastanza da sostituire o abbattere le imposte sul reddito come la Casa Bianca auspicava.
Ancora, scrive il WSJ in un differente articolo, Trump ha promesso che il suo regime tariffario radicale riporterà le aziende Usa in patria. Ma, a dispetto dell’impegno preso solennemente da Apple alla Casa Bianca mercoledì sera, «finora, non sta realmente accadendo. L’attività economica legata al settore manifatturiero si è anzi ridotta.
L’incertezza
Genera incertezza anche la mancata pubblicazione del testo dell’accordo con l’Europa. Bruxelles, ha detto ieri il portavoce della Commissione Olof Gill, attende il via libera Usa. Gill ha chiarito che per la Ue «l’intesa al 15% per noi vale anche per farmaci e chip».
Gill ha spiegato anche che gli investimenti da 1.350 miliardi promessi «non sono vincolanti, la Commissione non può imporli. Sono intenzioni trasmesse in buona fede». Intanto continuano le pressioni della Casa Bianca per sostituire Jerome Powell alla Fed. Trump ieri ha nominato il suo consigliere economico Stephen Miran, “l’ideologo” dei dazi, come membro ad interim del board della Fed. Sarà in carica fino al 31 gennaio 2026 al posto di Adriana Kugler, alleata di Powell, che ha annunciato le dimissioni. Secondo Bloomberg il più accreditato per la presidenza sarebbe però il membro del board Christopher Waller che avrebbe già incontrato il team del presidente Usa.