“Il mondo è cambiato da quando il presidente degli Stati Uniti ha deciso di imporre la sua legge del più forte. L’unico modo per noi europei di reagire è promuovere l’attuazione del progetto federale, e non possiamo essere pessimisti su quest’obiettivo”. Jean-Claude Trichet, classe 1942, economista dell’Ena, predecessore di Mario Draghi alla presidenza della Bce (il passaggio di consegne avvenne nel novembre 2011), è preoccupato per la debolezza dell’Europa. Come Draghi “di cui condivido le conclusioni del rapporto, ritengo che l’Europa debba procedere nel processo di integrazione”. E ancora: “Abbiamo un aggressivo autocrate russo e un presidente americano che vuole abbandonarci al nostro destino, eppure credo che proprio dalla congiunzione di queste due forze negative nascerà la determinazione dell’Europa nel realizzare gradualmente il suo progetto a lungo termine, che dev’essere quello di una vera federazione politica. Ci riusciremo”.
L’economia è paralizzata dalle scelte di Trump…
“Il mondo è cambiato da quando il presidente degli Stati Uniti ha deciso di imporre la sua legge del più forte. L’unico modo per noi europei di reagire è promuovere l’attuazione del progetto federale, e non possiamo essere pessimisti su quest’obiettivo”. Jean-Claude Trichet, classe 1942, economista dell’Ena, predecessore di Mario Draghi alla presidenza della Bce (il passaggio di consegne avvenne nel novembre 2011), è preoccupato per la debolezza dell’Europa. Come Draghi “di cui condivido le conclusioni del rapporto, ritengo che l’Europa debba procedere nel processo di integrazione”. E ancora: “Abbiamo un aggressivo autocrate russo e un presidente americano che vuole abbandonarci al nostro destino, eppure credo che proprio dalla congiunzione di queste due forze negative nascerà la determinazione dell’Europa nel realizzare gradualmente il suo progetto a lungo termine, che dev’essere quello di una vera federazione politica. Ci riusciremo”.
L’economia è paralizzata dalle scelte di Trump. Il presidente della Fed, Jerome Powell, ha dato il via libera a un primo ribasso dei tassi: è l’inizio di un trend?
“Vediamo gli aspetti positivi: Powell ha riaffermato l’indipendenza delle banche centrali resistendo ad attacchi verbali senza precedenti da parte dell’amministrazione Usa. E questo è il punto principale. Ora ritiene, basandosi esclusivamente sui dati e in particolare quelli negativi sull’occupazione usciti subito dopo l’ultima riunione della Fed, che sia giunto il momento per un moderato ribasso dei tassi al prossimo board di settembre. Ho molto apprezzato la conferma di Powell di ancorare saldamente le aspettative d’inflazione intorno al 2% sul medio termine. La Bce è sulla stessa lunghezza d’onda. Coerentemente, l’evoluzione futura della politica monetaria dipenderà da nuovi dati che rimangono in gran parte imprevedibili a causa del futuro impatto delle decisioni dell’attuale amministrazione americana in materia di dazi, immigrazione e politica di bilancio”.
Ma come può l’Europa difendersi se l’alleato storico le si rivolta contro?
“L’unica strategia possibile è accelerare la costruzione del progetto federale. L’economia è essenziale. Dobbiamo completare rapidamente il mercato unico per le banche e i capitali: l’Ue è un nano finanziario rispetto a Stati Uniti e Cina. Serve un mercato unico per le piattaforme digitali, le telecomunicazioni, l’industria degli armamenti, l’energia e altri settori ancora. Solo con una vera unione si potranno finanziare gli investimenti che non possono più attendere. Il mercato unico non basta, l’abbiamo visto con chiarezza nelle discussioni commerciali: il partner americano beneficia soprattutto della sua diplomazia unica, della difesa unica, dell’esecutivo unico. In tutti i negoziati, non solo con gli Stati Uniti, il nostro “soffitto di cristallo” è che non siamo ancora diventati una federazione completa”.
In particolare, per l’unione bancaria basterà risolvere l’ostacolo dell’assicurazione per i risparmi dei depositanti?
“No, purtroppo è necessario ma non sufficiente. E questo è inspiegabile se si pensa che in alcuni settori industriali ci siamo riusciti: l’Airbus conta quanto Boeing nell’aviazione civile, nell’auto si sono realizzate fusioni gigantesche. Invece nella finanza gli ostacoli sembrano insormontabili. Possiamo progettare le soluzioni tecniche più sofisticate per completare l’unione, ed è assolutamente necessario farlo, ma dovremo sempre superare i pregiudizi nazionali, la mancanza di fiducia reciproca, le resistenze a fusioni che potrebbero finalmente creare gruppi europei abbastanza grandi da reggere il confronto con i giganti americani e cinesi. Altrimenti saremo eternamente condannati all’esclusione dalla competizione mondiale che si sta giocando fra due grandi blocchi, Washington e Pechino. Il punto di debolezza è che non siamo una federazione”.
Realisticamente, quante speranze dobbiamo avere?
“Non sono un ingenuo. Il percorso verso una vera federazione è politicamente difficile in tutti i nostri Paesi e sarà lungo. Ma non credo che l’Europa possa accettare per sempre di essere un nano politico che assiste passivamente ai negoziati tra giganti, oggi americani, cinesi e russi, domani India, Pakistan, Brasile, Indonesia e via dicendo tutte le federazioni politiche. La situazione attuale, in cui l’Europa è trascurata dagli Stati Uniti nei negoziati commerciali, è esclusa dai negoziati ucraini e non esiste in Medio Oriente, non può durare in eterno”.