NEW YORK – La marcia di Donald Trump per asservire alla sua volontà ogni componente delle istituzioni Usa, anche quelle storicamente lasciate più indipendenti per buone ragioni pratiche, accelera con l’annuncio del licenziamento di Lisa Cook, uno dei sette membri del Board of Governors della Federal Reserve. Ma sarebbe un errore guardare a questo provvedimento da una prospettiva isolata, perché se si aggiunge la recente cacciata di Erika McEntarfer, capo del Bureau of Labor Statistics, o del direttore della Defense Intelligence Agency Jeffrey Kruse, emerge il quadro di un’offensiva a tutto campo per cambiare il paradigma della repubblica americana. Passando anche attraverso interventi dirigisti da economia statalista come i dazi o l’acquisto del 10% di Intel, fino alle sfide giudiziarie contro principi fondanti del Paese tipo la libertà di espressione, la sacralità delle elezioni, lo stato di diritto, dove nessuno è al di sopra della legge.
NEW YORK – La marcia di Donald Trump per asservire alla sua volontà ogni componente delle istituzioni Usa, anche quelle storicamente lasciate più indipendenti per buone ragioni pratiche, accelera con l’annuncio del licenziamento di Lisa Cook, uno dei sette membri del Board of Governors della Federal Reserve. Ma sarebbe un errore guardare a questo provvedimento da una prospettiva isolata, perché se si aggiunge la recente cacciata di Erika McEntarfer, capo del Bureau of Labor Statistics, o del direttore della Defense Intelligence Agency Jeffrey Kruse, emerge il quadro di un’offensiva a tutto campo per cambiare il paradigma della repubblica americana. Passando anche attraverso interventi dirigisti da economia statalista come i dazi o l’acquisto del 10% di Intel, fino alle sfide giudiziarie contro principi fondanti del Paese tipo la libertà di espressione, la sacralità delle elezioni, lo stato di diritto, dove nessuno è al di sopra della legge.
È noto che il presidente vuole impossessarsi della Fed, per costringerla ad abbassare il costo del denaro, pompando crescita e borse. Quasi tutti i capi della Casa Bianca hanno avuto questa tentazione, ma nessuno si era spinto finora così avanti nell’attacco diretto all’indipendenza della banca centrale, considerata di vitale importanza perché le sue scelte tecniche non sempre coincidono con gli obiettivi dei politici e ad essi non vanno asservite.
Le accuse a Lisa Cook: il vero obiettivo
Finora l’obiettivo degli attacchi era stato il presidente Jerome Powell, peraltro nominato proprio da Trump nel primo mandato, in particolare perché ha frenato sul taglio dei tassi, nel timore che i dazi rilancino l’inflazione. Nel recente discorso di Jackson Hole, il capo della Fed ha lasciato intendere che forse sta arrivando il momento di allentare la briglia, ma ciò evidentemente non è bastato a soddisfare Donald. Così lunedì sera ha annunciato il licenziamento di Cook. La motivazione ufficiale sarebbe una “giusta causa”, perché Lisa avrebbe commesso una frode per ottenere mutui agevolati su una casa in Michigan e una in Georgia, entrambe denunciate come residenze primarie. Lei ha risposto che non intende dimettersi e anzi reagirà citando Trump in tribunale, perché «non ha alcuna autorità legale o ragione» per cacciarla.
Il Federal Reserve Act, la legge che nel 1913 ha creato la banca centrale, stabilisce che i governatori servono mandati di 14 anni e non possono essere rimossi, se non per “giusta causa”, che però non definisce. Perciò nel 1935, con il pronunciamento Humphrey’s Executor, la Corte Suprema ha chiarito che la causa deve riguardare l’inadempienza ai propri doveri. Cook finora non è stata incriminata o condannata per alcun reato, ma anche se fosse confermata la frode dei mutui, sarebbe un problema di condotta personale non necessariamente legato alle sue mansioni pubbliche. Il capo della Casa Bianca però resta determinato ad andare avanti, confidando nel fatto che alla fine la Corte Suprema, dominata dalla maggioranza conservatrice da lui creata, gli darà ragione. Un precedente devastante, se fosse confermato.
L’obiettivo immediato di Trump è cambiare i numeri nel Board della Fed, dove ha già rimpiazzato la democratica Adriana Kugler con il suo scudiero Stephen Miran, per ottenere subito il taglio dei tassi e iniziare a dare la linea, anche prima che Powell finisca il suo mandato il 15 maggio del 2026. Quello di lungo termine, però, è minare l’indipendenza non solo della banca centrale, ma di ogni altra istituzione che si azzardi a interferire con i suoi obiettivi o discuterli, anche se lo prevedono la legge e il buonsenso. Una deriva autocratica sempre più aggressiva.