Caffè a 2 euro entro l’anno, il rincaro è maxi. E c’è lo “spread” della tazzina tra città
di Alessandro CicognaniEntro la fine dell’anno una tazzina di caffè potrebbe raggiungere i due euro. È la sintesi, e pure la conseguenza, di una serie di contingenze. Quelle che hanno creato una tempesta perfetta che ha spinto i famosi chicchi verso prezzi stellari, mettendo sotto tensione tutta la filiera fino alla simbolica tazzina. Dai cambiamenti climatici che hanno ridotto i raccolti in Brasile e Vietnam all’aumento dei costi energetici, dall’inflazione alle nuove normative ambientali, per concludere coi dazi di The Donald.
La previsione l’ha firmata il centro studi di Unimpresa, secondo cui negli ultimi cinque anni il costo del caffè è salito da 0,87 a oltre 1,30 euro, con punte persino più alte in alcune città d’Italia, dagli 1,49 euro di Benevento agli 1,45 euro di Bolzano. Dal palco del Meeting di Rimini, ad issare il segnale di pericolo ci ha pensato anche l’amministratore delegato di Illycaffè, Cristina Scocchia, ricordando al pubblico come «al momento si prevede che il persistente trend rialzist…
Entro la fine dell’anno una tazzina di caffè potrebbe raggiungere i due euro. È la sintesi, e pure la conseguenza, di una serie di contingenze. Quelle che hanno creato una tempesta perfetta che ha spinto i famosi chicchi verso prezzi stellari, mettendo sotto tensione tutta la filiera fino alla simbolica tazzina. Dai cambiamenti climatici che hanno ridotto i raccolti in Brasile e Vietnam all’aumento dei costi energetici, dall’inflazione alle nuove normative ambientali, per concludere coi dazi di The Donald.
La previsione l’ha firmata il centro studi di Unimpresa, secondo cui negli ultimi cinque anni il costo del caffè è salito da 0,87 a oltre 1,30 euro, con punte persino più alte in alcune città d’Italia, dagli 1,49 euro di Benevento agli 1,45 euro di Bolzano. Dal palco del Meeting di Rimini, ad issare il segnale di pericolo ci ha pensato anche l’amministratore delegato di Illycaffè, Cristina Scocchia, ricordando al pubblico come «al momento si prevede che il persistente trend rialzista della materia prima possa causare un ulteriore aumento». Parole che rinsaldano, indirettamente, l’allarme di Unimpresa, le cui stime danno l’espresso a 2 euro entro dicembre 2025. Se confermato, vorrebbe dire un aumento del 50% rispetto al 2020. Altro che dolce caffè. La tazzina può diventare salata. Anzi: salatissima.
Benevento e Bolzano le più care. Catanzaro è ferma a 1 euro
«Per i consumatori italiani la questione non è soltanto economica» dice Mariagrazia Lupo Albore, direttore generale dell’associazione. «Il caffè incide per meno dell’1% sulle spese annuali delle famiglie – ricorda – ma ha un valore simbolico enorme: è il rito quotidiano che accompagna la socialità. Se il suo prezzo diventa proibitivo, il rischio è che venga percepito come un lusso e perda quella dimensione democratica che lo ha reso unico nel mondo».
Con le profonde differenze provinciali che ha raggiunto, la democraticità sembra in realtà averla persa già da un pezzo. Se per bersi un caffè a Benevento e Bolzano bisogna spendere quasi un euro e mezzo, a Pescara la media è comunque 1,36 euro, seguita da Trento e Trieste a 1,34 euro. A Catanzaro il prezzo medio è quasi anacronistico, essendo rimasto fermo a 1 euro. E alcuni baristi lo propongono persino a 80 centesimi. Chi si aspettava di trovare Venezia in cima alla classifica dovrà ricredersi, perché la media è 1,3 euro. Milano si ferma a 1,21 euro, mentre Roma a 1,15. Un Paese spaccato, persino nel rito del caffè.
Clima e costi elevati. Così si è creata la tempesta perfetta
Per produttori e distributori è invece tutta un’altra storia. La sfida è difendere i margini, sempre più compressi dai costi. Non è un caso che diverse aziende abbiano spinto sull’acceleratore della ricerca, cercando alternative al caffè tradizionale, tra ceci e semi di dattero. Ridurre la dipendenza dai raccolti tropicali è l’obiettivo primario.
L’impennata del prezzo del caffè è infatti solo il risultato. Dietro ci sono una serie di difficoltà che vanno dalla produzione agricola fino alla distribuzione. Alla base vi sono gli effetti sempre più visibili del cambiamento climatico: la siccità persistente in Vietnam, la recente gelata del Cerrado in un Brasile già sfiancato dalla mancanza di acqua e ora pure azzoppato dalle tariffe Usa al 50%. Nel 2024 il prezzo dei chicchi grezzi è aumentato fino all’80%, mentre i futures sull’Arabica hanno toccato livelli record, alimentati da fenomeni speculativi che proseguono ancora oggi e che hanno condotto la quotazione oltre i 3,9 dollari per libbra (il 30% in più di un mese fa e il 52% da inizio anno). Quella della qualità Robusta è arrivata a 5.400 dollari a tonnellata, contro i 1.400 di quattro anni fa.
A rincarare la dose ci hanno pensato gli effetti della ripresa post Covid, che non si sono ancora attenuati del tutto. L’incremento dei costi energetici, per esempio, con gas ed elettricità che pesano fortemente sulla fase di torrefazione, e quello della logistica internazionale, appesantita dal raddoppio dei noli marittimi. L’inflazione ha inciso ulteriormente, gonfiando i costi per imballaggi e manodopera. “Le nuove normative europee sulla deforestazione – aggiunge infine Unimpresa –, hanno introdotto obblighi di tracciabilità che pesano soprattutto sui piccoli produttori e si riflettono sui prezzi finali”.
Ogni anno in Italia si consumano 6 miliardi di tazzine
Nonostante tutto, al momento il mercato italiano del caffè resta solido, con consumi annui pari a 327 milioni di chili e un giro d’affari a 5,2 miliardi, che dovrebbero diventare 6 entro il 2030. È la prova provata che per i consumatori, presi singolarmente, la questione non è tanto economica, quanto simbolica.
Lo diventa un po’ meno, simbolica, se si guarda il dato in modo complessivo. Come rivela Assoutenti, la pausa caffè al bar rappresenta un appuntamento fisso quotidiano per milioni di cittadini, al punto che in Italia vengono servite ogni anno sei miliardi di tazzine nei locali pubblici della Penisola. Questo significa che, stanti i costi attuali, la spesa per l’espresso è passata dai 6,18 miliardi all’anno del 2021 agli attuali 7,32 miliardi, con un aumento di ben 1,14 miliardi a parità di consumi. Ecco dimostrato come eventi globali possano riflettersi in un gesto semplice e quotidiano.