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“Relazione segreta con una dipendente”. Nestlé licenzia il ceo Laurent Freixe

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Le severe regole delle multinazionali hanno colpito anche il vertice del colosso svizzero di caffè e cioccolata
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È il finale più amaro nell’azienda più dolce. Fuori subito e senza appelli il ceo di Nestlé Laurent Freixe, cacciato con ignominia nel giro di poche ore, gettato via come una capsula di Nespresso nemmeno più riciclabile.

La sua colpa? Una “relazione romantica” con una sottoposta, contraria non alla legge o (ammesso che esista e si possa definire) alla morale contemporanea, ma alle severe regole delle multinazionali che anche il colosso svizzero di caffè, cioccolata e molto altro applica in modo rigoroso.

Non una prima volta, certo. Anzi, sempre di più uomini – e non è un caso che di uomini si tratti – potentissimi finiscono nei guai per i rapporti con una sottoposta. In questo caso, poi, non c’è nemmeno un Chris Martin da incolpare, come è successo per quella “kiss cam” galeotta che a luglio ha inquadrato abbracciati a un concerto dei galeottissimi Coldplay il ceo della società americana Astronomer e la capa del personale della stessa società. Né pare potersi intravedere una di …

È il finale più amaro nell’azienda più dolce. Fuori subito e senza appelli il ceo di Nestlé Laurent Freixe, cacciato con ignominia nel giro di poche ore, gettato via come una capsula di Nespresso nemmeno più riciclabile.

La sua colpa? Una “relazione romantica” con una sottoposta, contraria non alla legge o (ammesso che esista e si possa definire) alla morale contemporanea, ma alle severe regole delle multinazionali che anche il colosso svizzero di caffè, cioccolata e molto altro applica in modo rigoroso.

Non una prima volta, certo. Anzi, sempre di più uomini – e non è un caso che di uomini si tratti – potentissimi finiscono nei guai per i rapporti con una sottoposta. In questo caso, poi, non c’è nemmeno un Chris Martin da incolpare, come è successo per quella “kiss cam” galeotta che a luglio ha inquadrato abbracciati a un concerto dei galeottissimi Coldplay il ceo della società americana Astronomer e la capa del personale della stessa società. Né pare potersi intravedere una di quelle piccole storie squallide in cui il maschio di turno – sia il capo ufficio o il capo azienda – blandisce e minaccia la sottoposta di turno, come è successo al ceo del colosso della moda pronta Primark, che appena a marzo è stato costretto alle dimissioni per «comportamento inappropriato» nei confronti di una dipendente dell’azienda.

Succede, insomma, che in casa Nestlé si riaffermi quel principio di “non fraternizzazione” che una certa cultura societaria, di origine statunitense, ritiene necessaria per evitare pressioni indebite o favoritismi sfrontati nel gioco a incastro delle gerarchie aziendali. Un paradosso, probabilmente, pensare di tenere fuori dalle mura del lavoro passioni e sentimenti quando quelle stesse mura fagocitano presenze ed esistenze – lo dimostra la spinta Usa alla fine dello smart working – come vere istituzioni totali.

Ma un paradosso che non ha impedito già sei anni fa la cacciata del ceo di McDonald’s, con il non indifferente corollario di cento milioni di dollari in stock option sfumati, anche in quel caso per una “relazione romantica” in ufficio.

Certo, la tentazione di derubricare il tutto alla voce “eccessi di wokismo”, di deviazione moralistica a norme che nascono in primo luogo per proteggere le donne dalle voglie di uomini più potenti, esiste.

E del resto, per rimanere dalle nostre parti, che deserto rischierebbero di diventare scuole, uffici, ospedali, assemblee di eletti e non poche redazioni, se ogni sconfinamento sentimentale tra vicini di scrivania, spesso alimentato da quel grande afrodisiaco che è il potere facesse scattare inesorabile l’espulsione?

Ma forse il nodo vero è proprio nel ripetersi inesorabile del copione che vede un “lui” di potere alle prese con una storia che coinvolge una “lei” di minor potere e non offre mai una sceneggiatura alternativa in cui la canuta ceo della mega società venga cacciata per non aver saputo resistere alle grazie del giovane stagista.

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