Licenziato per la relazione con la collega: perché in Italia un caso Nestlé è (quasi) impossibile
di Emma BonottiMILANO – Licenziare un dirigente per una relazione non dichiarata con un sottoposto è una pratica possibile in alcuni Paesi – il caso del ceo di Nestlé e ancor prima del numero uno di Astronomer, smascherato da una kiss cam al concerto dei Coldplay, sono due esempi lampanti. Ma in Italia, dove la legislazione tende a proteggere soprattutto il lavoratore, cacciare un manager per un mero motivo sentimentale è illegittimo. Lo spiega Vanni Marco Ribechi, avvocato dello studio legale Leglab-GP Law e iscritto all’Agi, l'associazione degli avvocati giuslavoristi italiani.
Avvocato, partiamo dal principio. Quali sono le basi legali che hanno permesso a Nestlé di licenziare il proprio ceo, Laurent Freixea?
“In questo caso, il licenziamento è supportato da una v…
MILANO – Licenziare un dirigente per una relazione non dichiarata con un sottoposto è una pratica possibile in alcuni Paesi – il caso del ceo di Nestlé e ancor prima del numero uno di Astronomer, smascherato da una kiss cam al concerto dei Coldplay, sono due esempi lampanti. Ma in Italia, dove la legislazione tende a proteggere soprattutto il lavoratore, cacciare un manager per un mero motivo sentimentale è illegittimo. Lo spiega Vanni Marco Ribechi, avvocato dello studio legale Leglab-GP Law e iscritto all’Agi, l'associazione degli avvocati giuslavoristi italiani.
Avvocato, partiamo dal principio. Quali sono le basi legali che hanno permesso a Nestlé di licenziare il proprio ceo, Laurent Freixea?
“In questo caso, il licenziamento è supportato da una violazione del codice etico aziendale, in cui probabilmente si vietano la relazioni tra dipendenti o comunque si chiede che la relazione venga comunicata all’azienda, per evitare favoritismi o conflitti di interesse. È una prassi utilizzata dalla maggior parte delle multinazionali e ha origini dal sistema anglosassone dove, purché ci sia il preavviso, qualunque motivo può essere causa di licenziamento”.
E in Italia?
“In Italia un codice di condotta aziendale che vieta in maniera generalizzata la relazione sentimentale tra i lavoratori sarebbe sicuramente illegittimo. E questo perché la relazione sentimentale in sé è un fatto extralavorativo: il suo divieto violerebbe le regole sulla privacy e rischierebbe di risultare discriminatorio. Tuttavia, se ci fosse un motivo specifico, oggettivo e valutabile, come evitare conflitti di interesse o favoritismi, un giudice potrebbe ritenere valido un licenziamento basato sulla violazione di un codice etico aziendale, soprattutto se si tratta di un dirigente, con cui la società ha un vincolo fiduciario più stringente”.
Può citare alcuni esempi concreti?
“Il motivo di un licenziamento non può mai essere la relazione in sé, ma la condotta negligente o addirittura fraudolenta assunta dal lavoratore a seguito di una relazione. Esempi sono un dirigente che porta in trasferta la stagista con cui ha un rapporto sentimentale e senza un apparente motivo lavorativo, oppure una commessa che oscura le telecamere di un magazzino dove si è recata con una guardia giurata del negozio con cui intrattiene una relazione. Questi comportamenti provocano un danno all’azienda (i maggiori costi e il blocco dell’accesso al magazzino, ndr) per cui il licenziamento può essere considerato legittimo da un giudice”.
Esistono in Italia codici etici aziendali che entrano nel merito delle relazioni tra dipendenti?
“Tra le piccole e medie imprese padronali, che sono fulcro dell’industria italiana, un codice di condotta aziendale che disciplini le relazioni tra dipendenti non l’ho mai visto. Sono sicuro però che le grandi multinazionali straniere, nelle loro sedi italiane, prevedono certe regole, soprattutto quando è coinvolto il management”.
Quali sono le leggi che disciplinano la materia?
“Se parliamo di dipendenti, le legislazioni in vigore sono due: la legge Fornero per chi è stato assunto prima del 7 marzo 2015 e il Jobs Act, con il contratto di lavoro a tutele crescenti per i rapporti di lavoro successivi a quella data. In questo caso, il licenziamento deve basarsi su un motivo oggettivo. Il lavoro dirigenziale, invece, è disciplinato ancora dal codice civile e soprattutto dalla contrattazione collettiva: quindi, l’eventuale illegittimità del licenziamento di un dirigente va dimostrata sulla base delle regole del contratto collettivo applicato. Agli occhi di un giudice, i due casi sono diventati molto simili tra loro, così in Italia un dirigente, pur non avendo le stesse garanzie di un dipendente, è sicuramente più tutelato che nei sistemi anglosassoni o più liberali”.
Cosa succede, invece, all’altro dipendente?
“Nella mia esperienza la maggior parte delle volte viene licenziato anche il sottoposto. Tuttavia, se il codice di condotta che l’azienda considera violato fa riferimento soltanto al dirigente, allora il sottoposto ha tantissime chance di far valere illegittimità del licenziamento in tribunale. E la sua posizione dinnanzi a un giudice è molto più favorevole di quella del suo dirigente”.
Perché?
“Innanzitutto, in Italia ogni lavoratore che viene licenziato fa sicuramente vertenza al datore di lavoro perché sa che, nel migliore dei casi, può ottenere un indennizzo ed è sicuro di non rischiare nulla. Se poi la vertenza è legata a un licenziamento senza altro motivo che una relazione sentimentale, per quanto questa possa essere giudicata inopportuna dall’azienda, il lavoratore avrà sicuramente ragione. Diverso è il caso in cui nel regolamento aziendale sia specificato che un dirigente, per la posizione che ricopre, deve comunicare eventuali relazioni con sottoposti per evitare favoritismi o conflitti di interesse: così, anche in Italia, una violazione di tale codice potrebbe portare un licenziamento legittimo”.
Sono molti i ricorsi presentati dai dipendenti?
“Moltissimi. Solo a Milano in un anno sono state iscritte a ruolo 10 mila cause di questo tipo. Più della metà, 5.200, è terminata con un accordo tra le parti, una strada scelta spesso quando si tratta di relazioni sentimentali”.