I gemelli Usa, beffati su Facebook, miliardari con i bitcoin: “E ora ci quotiamo in Olanda”
di Aldo FontanarosaE adesso la loro rivincita è davvero completa. Tutto merito dei bitcoin. Una ventina di anni fa, nel 2004, i fratelli Cameron e Tyler Winklevoss furono beffati, a loro dire, da un giovanissimo Mark Zuckerberg.
A Zuckerberg confidarono il progetto di creare un social network, riservato ai soli studenti dell’università di Harvard, che frequentavano. Quando Zuckerberg lanciò da solo “Thefacebook” (così si chiamava agli esordi), i gemelli Winklevoss intentarono una causa civile lamentando il furto di una loro idea, di una proprietà intellettuale.
Alla fine ottennero una bella cifra: 65 milioni di dollari (tra contanti e azioni di Facebook). Ma la somma era lontana da quella che i Winklevoss chiedevano (ben 600 milioni). Soprattutto i giudici statunitensi – chiamati in causa più volte sulla vicenda – hanno negato un qualsiasi diritto dei gemelli sul social, che è sempre rimasto un bene esclusivo di Zuckerberg. Il caso è ben raccontato nel film The Social Network.
E adesso la loro rivincita è davvero completa. Tutto merito dei bitcoin. Una ventina di anni fa, nel 2004, i fratelli Cameron e Tyler Winklevoss furono beffati, a loro dire, da un giovanissimo Mark Zuckerberg.
A Zuckerberg confidarono il progetto di creare un social network, riservato ai soli studenti dell’università di Harvard, che frequentavano. Quando Zuckerberg lanciò da solo “Thefacebook” (così si chiamava agli esordi), i gemelli Winklevoss intentarono una causa civile lamentando il furto di una loro idea, di una proprietà intellettuale.
Alla fine ottennero una bella cifra: 65 milioni di dollari (tra contanti e azioni di Facebook). Ma la somma era lontana da quella che i Winklevoss chiedevano (ben 600 milioni). Soprattutto i giudici statunitensi – chiamati in causa più volte sulla vicenda – hanno negato un qualsiasi diritto dei gemelli sul social, che è sempre rimasto un bene esclusivo di Zuckerberg. Il caso è ben raccontato nel film The Social Network.
La stima di Forbes
In 20 anni, i fratelli Winklevoss – popolari anche per una onorevole carriera nel canottaggio – ne hanno fatta di strada. Grazie a quei 65 milioni, hanno cominciato a comprare bitcoin. E così, pochi anni fa, nel 2018, il giornale Forbes attribuiva loro un patrimonio di 1,1 miliardi di dollari (sia pure costruito sui pilastri incerti delle cryptovalute). La loro società di punta si chiama Gemini: gemelli.
Adesso i fratelli Winklevoss si preparano a entrare in due dei migliori salotti finanziari al mondo. In queste ore, annunciano di voler quotare una loro società (olandese) alla Borsa di Amsterdam, mercato di grande tradizione. Questa Borsa è stata fondata nel 1602, ed è ora federata con quelle di Parigi, Bruxelles e New York.
La società in odore di quotazione si chiama Tresaury e custodisce bitcoin a lungo termine (così come alcune aziende custodiscono valute di pregio, oro, materie prime rare). L’operazione prevede una fusione con una società olandese di investimenti (la MKB Nedsense, già quotata) secondo le procedure del reverse listing.
Il canottaggio
Intanto i fratelli Winklevoss rafforzano il loro rapporto con i due figli maggiori di Donald Trump (Eric e Donald Jr), che pure sono appassionati di cryptovalute (come peraltro il papà presidente). Vediamo come.
I due rampolli di Trump saranno azionisti della società di mining, American Bitcoin, che verrà presto quotata al Nasdaq. Ora, a giugno 2025, American Bitcoin ha organizzato un’offerta privata di azioni raccogliendo 220 milioni di dollari in contanti e bitcoin.
Tra gli investitori ci sono anche i fratelli Winklevoss che dunque navigano in acque sempre più illustri e strategiche. Come quando, ai Giochi Panamericani di Rio de Janeiro in Brasile, da ragazzi, vinsero una medaglia d’oro e una d’argento nel canottaggio.