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I Winklevoss ko in appello
Facebook è solo di Zuckerberg

I due fratelli contestavano la paternità del social network ma il giudice riconosce valido l'accordo raggiunto nel 2008 e il relativo indennizzo in contanti e azioni. Il caso potrebbe ora passare alla Suprema Corte
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ROMA - Sentenza di appello amara per Tyler e Cameron Winklevoss, i due fratelli gemelli che accusarono Mark Zuckerberg di avergli rubato l'idea di Facebook. La corte d'appello di San Francisco ha deciso che il giudizio di primo grado è valido, e che "a un certo punto, la controversia deve finire. E quel punto è stato raggiunto".
Così, ai due fratelli resta un valore di circa 65 milioni di dollari, che Zuckerberg versò nel 2008, dopo il giudizio di primo grado di una causa iniziata nel 2004, che riconosceva ai Winklevoss almeno una compensazione economica, ma nessun titolo o diritto sull'azienda Facebook.

Oggi il social network più famoso del mondo vale 50 miliardi di dollari, più del triplo rispetto a quando i Winklevoss firmarono l'accordo con Zuckerberg. Oggi i fratelli stimano le loro spettanze in almeno 160 milioni di dollari. Ma secondo il giudice Alex Kozinski, la cifra e l'accordo del 2008 sono ancora "apprezzabili alla luce dei recenti eventi di mercato". E Zuckerberg ha sempre respinto ogni accusa, con l'aiuto di un team legale d'eccellenza.

Il ruolo dei fratelli Winklevoss nella storia di Facebook è stato rappresentato nei dettagli anche nel film "The Social Network" (Trailer), dove i due gemelli - vogatori nella squadra di canottaggio del college - contattano Zuckerberg per progettare un software universitario. L'abilissimo Mark crea un impero da poche righe di codice, e i gemelli non ci stanno. Alla fine raggiungeranno un accordo economico che secondo il giudice Kozinski, è uno dei motivi per cui la sentenza d'appello è favorevole a Zuckerberg: "Se non fosse stata raggiunta un'intesa e se i Winklevoss non avessero firmato un documento che solleva Facebook da ogni accusa, la Corte avrebbe potuto anche riesaminare il caso". La logica ferrea della Giustizia che nello stesso tempo non fa una piega, e però suona come una seconda beffa per i due fratelli vogatori.

Ai due, ora resta la possibilità di rivolgersi alla Suprema Corte, ma non è ancora chiaro se lo faranno. Nel frattempo, si allenano per le Olimpiadi del 2012. Una speranza di una qualche vittoria c'è ancora.