LONDRA – Il Meta Connect 2026, l’evento organizzato da Meta per raccontare intelligenza artificiale e fispositivi indossabili dell’azienda, racconta con una certa precisione la strategia del colosso tech fondato e guidato da Mark Zuckerberg.
La rincorsa al metaverso, che per alcuni anni ha assorbito enormi investimenti e ha dato a Reality Labs un ruolo quasi totalizzante nella narrazione dell’azienda, ha lasciato spazio a una fase diversa. Meta continua a costruire hardware per realtà virtuale e aumentata, però il centro di gravità si è spostato verso l’intelligenza artificiale, con la crescita dei Superintelligence Labs diretti da Alexandr Wang e con un’attenzione sempre maggiore ai modelli e agli agenti che dovranno accompagnare le persone durante la giornata.
Gli occhiali sono diventati il luogo in cui queste due storie si incontrano.
Meta li produce ormai da alcuni anni insieme a EssilorLuxottica. I Ray-Ban Meta Wayfarer sono stati il primo prodotto della famiglia a superare la dimensione dell’esperimento tecnologico, trasformandosi in un dispositivo venduto in milioni di unità e riconoscibile anche fuori dalla cerchia degli appassionati.
I microfoni e gli altoparlanti integrati possono essere usati sia per ascoltare musica ed effettuare telefonate, sia per conversare con l’IA con un linguaggio naturale. La fotocamera, invece, per gli algoritmi diventa una finestra sul mondo. L’IA può condividere la prospettiva dell’utente e dare informazioni su tutto ciò che viene inquadrato.
Ma una fotocamera – che all’occorrenza diventa videocamera - sul volto resta una questione delicata.
Quella stessa prospettiva in prima persona ha alimentato – fin dai primissimi Google Glasses - forti critiche da chi teme che gli occhiali intelligenti possano essere un pericolo per la privacy. Meta utilizza un LED vicino alla fotocamera per segnalare uno scatto o una registrazione. Sui Ray-Ban Meta di terza generazione, presentati ufficialmente a Menlo Park, la società continua a descriverlo come un indicatore pensato per avvisare chi si trova intorno quando vengono riprese immagini.
Il sistema lascia comunque una differenza evidente rispetto allo smartphone. Estrarre un telefono, orientarlo verso qualcuno e registrare produce un gesto riconoscibile. Premere un piccolo pulsante sull’asta di un paio di occhiali, oppure impartire un comando vocale, può passare molto più facilmente inosservato.
Il LED può risultare poco visibile a distanza o sotto una luce intensa e chi viene ripreso deve inoltre sapere che cosa significhi quella piccola luce.
Questa ambiguità accompagna praticamente ogni dispositivo con una videocamera indossata sul volto. Meta al Connect 2026 ha scelto di affrontarla anche attraverso un prodotto che elimina la videocamera alla radice.
Ray-Ban Meta Audio, l’IA senza fotocamera
I Ray-Ban Meta Audio e sono i primi occhiali della nuova famiglia senza fotocamera integrata.
Restano gli altoparlanti e i microfoni, insieme all’accesso all’intelligenza artificiale. Diventano quindi una specie di alternativa agli auricolari inserita dentro una montatura Ray-Ban, con l’intelligenza artificiale comunque raggiungibile durante la giornata.
Il vantaggio sul terreno della privacy è immediato. Entrare in un bar, partecipare a una riunione o sedersi davanti a un’altra persona con una videocamera rivolta costantemente nella sua direzione può generare disagio. Gli Audio evitano quella situazione e conservano le funzioni che dipendono dalla voce.
Meta li ha progettati anche per essere molto più facili da portare a lungo. Pesano 43 grammi e sono gli IA glasses più leggeri e sottili presentati dall’azienda. Le estremità delle aste possono essere regolate professionalmente e i naselli sono regolabili o sostituibili. Le cerniere consentono inoltre una maggiore apertura, utile per adattare la montatura a teste diverse.
L’autonomia dichiarata arriva a 12 ore con una carica. La custodia inclusa aggiunge fino a 48 ore. Si può ascoltare musica o un podcast, rispondere alle chiamate e conversare con l’assistente senza estrarre il telefono.
Le montature sono due. Clubmaster riprende uno dei design più riconoscibili del catalogo Ray-Ban, mentre Burbank ha una forma rettangolare più classica.
Complessivamente Meta parla di 23 combinazioni tra colori e lenti, con supporto per un’ampia gamma di prescrizioni ottiche.
Anche senza fotocamera, i Ray-Ban Meta Audio avranno un prezzo importante: 349 euro e la spedizione è prevista dal 13 ottobre.
Meta Audio costa comunque meno della nuova generazione dei Ray-Ban con fotocamera, che arriva a toccare i 450 euro. La differenza definisce due usi abbastanza distinti: chi vuole registrare ciò che vede può continuare verso i modelli completi. Chi invece cerca musica, chiamate e IA sempre accessibile può farlo senza portarsi una camera sul viso.
Meta Ray-Ban Display arrivano in Italia
I Meta Ray-Ban Display, presentati al Connect dello scorso anno, arrivano ora in nuovi mercati europei, Italia compresa.
Il nome spiega la differenza principale rispetto agli altri Ray-Ban Meta. Nella lente destra si trova un piccolo display a colori da 600 per 600 pixel che sovrappone informazioni al campo visivo. Il display può mostrare le risposte dell’intelligenza artificiale oppure le indicazioni di navigazione. Quest’ultima è stata una delle funzioni più convincenti durante la nostra prova, perché consente di seguire un percorso continuando a guardare la strada e lasciando il telefono in tasca.
Meta sta estendendo proprio questa parte del prodotto. Negli Stati Uniti e in Canada arriveranno le indicazioni per la bicicletta e per i mezzi pubblici, mentre la navigazione pedonale potrà sfruttare ciò che gli occhiali vedono. Invece di limitarsi al nome di una strada, per esempio, il sistema potrà suggerire di girare accanto a una casa gialla realmente presente davanti all’utente.
Lo schermo rimane trasparente. Le informazioni sembrano galleggiare davanti all’occhio destro senza cancellare ciò che si trova dietro. È una caratteristica essenziale per un dispositivo che vuole essere indossato mentre ci si muove, anche se Meta specifica che gli occhiali non devono essere usati durante la guida.
Un menu controllato dai muscoli del polso
La parte più insolita dell’esperienza è il sistema di controllo. I Ray-Ban Display vengono venduti insieme al Meta Neural Band, un braccialetto che deve aderire bene al polso per intercettare i segnali prodotti dai muscoli della mano. Il principio è quello dell’elettromiografia: movimenti minimi delle dita producono segnali elettrici che il braccialetto interpreta come comandi.
Durante la prova abbiamo navigato nell’interfaccia facendo scorrere il pollice sull’indice. Un movimento verso un lato produceva l’equivalente di uno swipe. Picchiettando il pollice sull’indice si selezionava invece l’elemento evidenziato.
All’inizio è probabilmente l’aspetto più divertente dell’intero prodotto. Si muovono appena le dita e il menu davanti all’occhio reagisce.
Servirà comunque un periodo di adattamento. Questi gesti non fanno ancora parte del nostro modo di interagire con i dispositivi e bisogna imparare a eseguirli con la precisione richiesta dal sensore. Nell’uso prolungato conterà molto anche la rapidità con cui il comando muscolare viene tradotto in un movimento dell’interfaccia. Una latenza quasi impercettibile durante una breve demo può diventare più evidente nell’utilizzo quotidiano.
Un piccolo computer davanti agli occhi
C’è poi il limite fisico dello schermo. 600x600 pixel sono sufficienti per una freccia, una notifica o poche righe di testo. Bisognerà capire quanta informazione Meta riuscirà a inserire davanti all’occhio senza trasformare il vantaggio del display in una distrazione. Durante la prova la sensazione era quella di avere accesso a una piccola superficie digitale molto vicina allo sguardo, più adatta a interventi brevi che a sessioni prolungate.
Anche il peso si avverte. I Ray-Ban Display restano riconoscibili come occhiali e sono molto lontani dall’ingombro di un visore, ma portano sul volto più tecnologia di una normale montatura. Risultano quindi sensibilmente più pesanti degli occhiali da sole tradizionali.
Meta sta cercando intanto di rendere quel piccolo display utile in più momenti della giornata. Le notifiche dello smartphone potranno comparire sulla lente, con la possibilità di scegliere quali visualizzare. Il calendario permetterà di vedere i partecipanti a una riunione e di gestire gli inviti. Sarà possibile modificare direttamente le fotografie scattate dagli occhiali.
I Meta Ray-Ban Display ci sono sembrati interessanti soprattutto perché rendono concreto un tipo di interfaccia che fino a poco tempo fa apparteneva ai film di fantascienza. Sono anche divertenti da usare. La navigazione mostra già un’utilità immediata, mentre il Neural Band richiederà più tempo per dimostrare se può diventare un sistema di controllo quotidiano oppure resterà una soluzione da early adopter.
Il prezzo rafforza questa seconda impressione. In Italia costeranno 899 euro, con occhiali e Neural Band compresi, e saranno disponibili dal 13 ottobre. Le vendite partiranno anche in negozi selezionati a Milano e Roma. Le lenti graduate saranno disponibili attraverso punti vendita ottici EssilorLuxottica.
Hologram trasforma la voce in un volto durante le chiamate
Al Connect 2026 Meta ha aggiunto ai Display una funzione che mostra bene quanto l’intelligenza artificiale stia entrando nell’interfaccia stessa.
Si chiama Hologram. Dopo una breve acquisizione del proprio volto nell’app Meta AI, il sistema crea una versione digitale fotorealistica della persona. Durante una videochiamata effettuata dagli occhiali, l’interlocutore può vedere quel volto anche se davanti all’utente non c’è una fotocamera puntata verso di lui.
Il modello anima l’immagine a partire dalla voce. Meta sostiene che Hologram inferisca l’espressione osservando ciò che viene detto e il modo in cui viene pronunciato. La prima distribuzione avverrà in Early Access su WhatsApp negli Stati Uniti, più avanti questo autunno.
La tecnologia risolve un limite elementare delle chiamate da smart glasses. Chi porta gli occhiali può guardare l’ambiente circostante attraverso la propria fotocamera, mentre l’interlocutore finora vedeva un’inquadratura in prima persona oppure nessun volto. Hologram ricostruisce artificialmente quella presenza.
È anche una delle applicazioni del Connect che solleva più interrogativi sulla rappresentazione digitale delle persone. Il volto mostrato dall’altra parte della chiamata non coincide con un’immagine ripresa in quell’istante: è una ricostruzione che interpreta perfino l’espressione dell’utente attraverso il parlato.
Web app, foto modificate dagli occhiali e notifiche
Meta vuole inoltre trasformare il display in una piccola piattaforma applicativa.
Arriverà Explore, un’app accessibile direttamente dagli occhiali e dall’app Meta AI che servirà a scoprire esperienze web costruite per il dispositivo.
È un passaggio interessante perché apre almeno in parte lo schermo a software sviluppato fuori dalle funzioni preinstallate da Meta.
I Display potranno modificare le fotografie senza passare dallo smartphone. Meta introduce anche la registrazione video con Dolby Atmos Capture, che salva audio spaziale insieme alle immagini.
Le notifiche del telefono possono essere replicate sulla lente e l’utente sceglie quali lasciare attive. Il calendario diventa più completo: dagli occhiali si potrà vedere chi partecipa a una riunione, accettare o rifiutare l’invito e collegarsi direttamente. Questa parte è prevista inizialmente in inglese negli Stati Uniti. Threads entra invece sul display attraverso i Community Feeds curati, con la possibilità di ripubblicare i post.
Meta VR Glasses, il prodotto più ambizioso del Connect
Gli “occhiali” più sorprendenti del Connect 2026 sono però i Meta VR Glasses. Qui Meta torna alla realtà virtuale, il terreno su cui ha investito enormemente nell’ultimo decennio, ma affronta uno dei problemi che hanno limitato la diffusione dei visori fin dall’inizio: indossare un Quest per molto tempo significa avere sulla testa un oggetto voluminoso e pesante.
I nuovi VR Glasses cercano di cambiare questa sensazione partendo dalla forma.
Pesano circa 100 grammi e assomigliano molto più a un paio di grossi occhiali da sole che a un Meta Quest 3. Secondo l’azienda sono cinque volte più leggeri del suo visore.
La differenza si percepisce appena vengono indossati. Li abbiamo utilizzati per circa quindici minuti. In quel periodo non abbiamo avvertito fastidio sul volto e non è comparsa neppure quella leggera nausea che può emergere usando a lungo un visore tradizionale. Una demo così breve non permette naturalmente di capire come ci si sentirà dopo un film intero, ma la riduzione del peso cambia subito il rapporto fisico con il dispositivo.
Meta è riuscita a spostare una parte consistente dell’hardware fuori dalla montatura. Gli occhiali contengono display e sensori, mentre calcolo e batteria si trovano in un piccolo puck collegato con un cavo ottico. Il modulo può essere agganciato alla tasca o alla borsa. È un compromesso visibile, perché rimane un cavo, ma consente di alleggerire in modo significativo ciò che poggia sul volto.
La montatura utilizza una lega di magnesio. All’interno ci sono pannelli micro-OLED che Meta chiama 5K Infinite Display, con una densità dichiarata di 37 pixel per grado.
Le lenti pancake sono state progettate per comprimere il sistema ottico dentro una struttura molto più sottile rispetto a quella di un Quest.
Il dispositivo supporta Dolby Vision e integra nelle aste l’audio spaziale Dolby Atmos.
La sensazione visiva è diversa da quella di un normale caschetto per contenuti immersivi, anche perché l’occhio rimane più aperto verso l’ambiente. Durante la prova l’immagine virtuale occupava circa il 70% dell’area visiva. Restavano scoperte alcune zone nella parte inferiore e ai lati. Spostando lo sguardo era quindi possibile intravedere una persona vicina oppure una porzione della stanza.
Questa apertura riduce un po’ la sensazione di isolamento tipica dei visori.
Le videocamere RGB esterne, due, permettono inoltre il passthrough a colori, cioè la visione dell’ambiente reale attraverso le camere del dispositivo.
Lo spazio virtuale davanti agli occhi può assumere dimensioni molto diverse. Nella configurazione più contenuta avevamo la sensazione di guardare un televisore da circa 55 pollici. Allargando la superficie, lo schermo occupava una parte molto più grande del campo visivo e l’esperienza diventava simile a quella di un piccolo cinema privato.
Meta ci ha fatto provare un estratto di Hit Me Hard and Soft: The Tour, il concerto di Billie Eilish co-diretto con James Cameron. La qualità video era molto elevata e la profondità aumentava nettamente la sensazione di presenza. Billie Eilish non appariva semplicemente dentro un rettangolo davanti a noi: la scena acquistava una scala che uno schermo tradizionale difficilmente riesce a restituire. Il contenuto arriverà su Quest a novembre e sarà disponibile in 3D per l’acquisto o il noleggio.
Un’altra demo ci ha portato dietro il canestro durante una partita NBA. Qui la visuale si estendeva per circa 180 gradi. Girando la testa si poteva seguire ciò che avveniva sul parquet oppure osservare le persone sedute ai lati. La sensazione era davvero vicina a quella di trovarsi a bordo campo, soprattutto perché la ripresa era collocata in una posizione che normalmente soltanto pochi spettatori possono occupare.
Meta ci ha spiegato che questo tipo di esperienza dovrebbe diventare più ricco grazie a più punti di vista. L’idea è permettere allo spettatore di spostarsi virtualmente da una zona all’altra del parquet, scegliendo la prospettiva dalla quale seguire la partita.
L’azienda sta lavorando con ESPN a un formato chiamato Immersive Sports, con streaming fino a 8K e riprese a 180 gradi. Dopo le prime esperienze sul college football, Meta prevede di arrivare a oltre cento eventi sportivi immersivi dal vivo ogni anno quando i VR Glasses saranno sul mercato.
Il modo in cui si controlla l’interfaccia aiuta molto a rendere credibile questa evoluzione. Durante la configurazione iniziale il sistema calibra lo sguardo. Successivamente basta osservare un elemento perché venga evidenziato. Nella nostra demo le icone reagivano quasi come le copertine di Netflix quando vengono selezionate: avanzavano leggermente verso di noi e diventavano più evidenti.
Per confermare la selezione si uniscono pollice e indice. I sensori degli occhiali riconoscono il movimento della mano e lo trasformano in un clic virtuale.
Il meccanismo, nella prova che abbiamo effettuato, funzionava bene. Guardavamo un elemento, aspettavamo che si evidenziasse e stringevamo le dita. In questo modo si poteva aprire un’applicazione oppure far partire un filmato senza impugnare un controller.
Meta AI è integrata direttamente nel sistema operativo, quindi molte azioni possono essere eseguite anche parlando.
L’agente può cercare un contenuto e intervenire sull’ambiente di lavoro virtuale.
Anche il gaming beneficia molto della riduzione del peso. Abbiamo provato un’esperienza che richiedeva di muovere le mani nello spazio e la libertà rispetto a un Quest tradizionale si percepiva subito. Un gioco come Beat Saber, pensato intorno al movimento continuo, è esattamente il tipo di applicazione che guadagnerà da una montatura meno pesante.
Meta prevede più di 75 giochi al lancio utilizzabili soltanto con le mani. I VR Glasses saranno compatibili anche con l’intero catalogo Quest e con i controller Touch Plus. Sarà possibile usare Xbox Cloud Gaming collegando un gamepad Bluetooth, oppure connettere una console portatile agli occhiali.
La demo più straniante che abbiamo provato era ambientata nella savana. Attraverso una produzione immersiva di National Geographic ci siamo trovati molto vicini a un leone, con una percezione delle distanze che rendeva l’animale sorprendentemente presente. In questo caso la qualità video ci è sembrata inferiore rispetto al concerto di Billie Eilish e alla partita di basket. La differenza rende evidente quanto questi dispositivi dipendano dal materiale originale. Un pannello ad alta risoluzione può mostrare soltanto le informazioni presenti nel video che gli viene fornito. Quando ripresa o compressione sono meno curate, la sensazione immersiva rimane ma l’illusione perde forza.
Un altro esperimento mostrava invece come Meta immagina il futuro del cinema. Il film veniva proiettato su uno schermo virtuale davanti agli occhi, mentre l’ambiente circostante cambiava in base alla scena. Se sullo schermo appariva una battaglia, la stanza intorno allo spettatore assumeva elementi visivi coerenti con ciò che stava accadendo nel film. Girando la testa, l’ambiente continuava anche alle nostre spalle.
Meta chiama questa idea VR Enhanced Cinema e sta lavorando con Disney e Industrial Light & Magic.
Quando i VR Glasses arriveranno sul mercato, saranno disponibili versioni immersive di Avengers: Infinity War e Star Wars: A New Hope. Disney+ porterà inoltre alcuni film in 3D con ambienti virtuali a tema. Il dispositivo sarà anche il primo visore VR certificato IMAX Enhanced, con supporto per il rapporto d’aspetto espanso di alcuni film. Meta sta inoltre collaborando con James Cameron e Lightstorm Vision per pubblicare nel 2027 titoli che verranno convertiti in 3D per la prima volta.
L’ambizione dei VR Glasses supera comunque l’intrattenimento. Possono creare un grande monitor virtuale oppure più finestre davanti all’utente. Un Mac o un PC Windows può essere collegato senza fili o attraverso USB-C. Grazie al passthrough si continuano a vedere la tastiera fisica e la scrivania reale. Meta sta sperimentando persino una modalità che trasforma il piano del tavolo in una tastiera virtuale.
Il processore è il nuovo Snapdragon Reality Elite di Qualcomm. Il puck garantisce fino a tre ore di riproduzione continuativa di contenuti ad alta risoluzione e supporta la ricarica rapida a 45 watt.
Dopo la prova, la caratteristica che resta più impressa è comunque il peso: appena cento grammi. Meta ha già dimostrato con Quest che sa costruire un ecosistema VR molto ampio.
I Meta VR Glasses arriveranno nella primavera del 2027. Avranno un prezzo di 1299 dollari.
Ray-Ban Meta arriva alla terza generazione
La parte più tradizionale della gamma continua a crescere.
Ray-Ban Meta (Gen 3) mantiene la formula che ha reso popolari i primi modelli: fotocamera frontale, audio integrato e accesso all’IA. Meta ha però ridisegnato la montatura, rendendola più sottile, e ha introdotto un pulsante azione personalizzabile che può richiamare rapidamente Meta AI.
L’autonomia sale a nove ore, una in più rispetto alla seconda generazione. Il sistema di registrazione audio usa ora sei microfoni e Meta dichiara una riduzione superiore al 90% del rumore di fondo, pensata soprattutto per le chiamate in ambienti affollati o quando c’è vento.
La fotocamera è da 12 megapixel. I video arrivano al 3K Ultra HD e una nuova modalità di fotografia dinamica permette di scegliere successivamente il fotogramma migliore.
Più avanti nel corso dell’anno gli AI glasses di Meta saranno inoltre, secondo la società, i primi dispositivi consumer capaci di registrare e riprodurre video con audio Dolby Atmos.
Il nuovo modello Aviator
Il catalogo Gen 3 comprende ora il Wayfarer e il nuovo Aviator. Si aggiunge anche Zena, una montatura cat-eye che allarga la gamma verso forme meno vicine al classico smart glass unisex. Sono previste 27 combinazioni tra montature e lenti. Il prezzo in Europa, come già accennato, sarà di 449 euro.
Per i novant’anni dell’Aviator arriva anche una Aviator Connect Limited Edition, realizzata in Milky Beige con lenti Transitions marroni. Costa da 579 dollari e sarà distribuita soltanto attraverso alcuni canali.
Meta Glasses si allarga oltre Ray-Ban
La collaborazione con EssilorLuxottica ormai supera il perimetro dei Ray-Ban. Meta ha annunciato nuovi Meta Glasses Capri e Nova, oltre a una nuova colorazione Ivory per la collezione disegnata con Kylie Jenner. Arriva inoltre una collezione firmata con LISA, con due modelli: Meta Adventurer LISA Edition e Meta Capri LISA Edition. Partono da 399 dollari e supportano lenti graduate.
Ci sono poi il Meta Fury in edizione limitata e un nuovo Meta Adventurer nero con lenti grigie. Quest’ultimo, abbinato a una custodia plug-in, parte da 249 euro e sarà in vendita dal 23 ottobre nei Paesi in cui Meta Glasses è già presente, quindi anche l’Italia.
Il programma Mix & Match permette infine di combinare montatura, lenti e colore della custodia negli store Meta Lab o online.
L’ampiezza del catalogo dice molto della strategia industriale. Entro la fine del 2026 Meta prevede oltre cento varianti di occhiali tra Ray-Ban, Oakley e Meta Glasses.
Lo smart glass viene trattato sempre meno come un singolo gadget elettronico e sempre più come una categoria di prodotto vicina all’occhialeria tradizionale, dove forma e vestibilità contano quanto il processore.