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Google, maxi multa da 3 miliardi della Ue. Trump minaccia dazi e ritorsioni: “Non lo permetteremo”

(agf)

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Il colosso Usa, sanzionato per violazioni di antitrust, annuncia ricorso. Tensioni tra Ribera e Sefcovic sulla decisione
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BRUXELLES – Quasi tre miliardi di euro di multa a Google. Perché le forme di “auto-pubblicità” dei propri servizi violano le norme anticoncorrenza dell’Unione europea. Il “colosso” americano, però, non ci sta e annuncia ricorso. Ma dietro la sanzione emessa dalla vicepresidente della Commissione Ue, la socialista Teresa Ribera, c’è stato anche un lungo braccio di ferro interno. Perché il commissario al commercio, Maros Sefcovic, spalleggiato dalla presidente Ursula von der Leyen aveva suggerito di rinviare la sanzione fino alla completa attuazione dell’accordo con gli Usa sui dazi.

La preoccupazione, infatti, era che Donald Trump non cogliesse con favore l’ammenda inflitta a una delle “Big tech” a stelle e strisce. …

BRUXELLES – Quasi tre miliardi di euro di multa a Google. Perché le forme di “auto-pubblicità” dei propri servizi violano le norme anticoncorrenza dell’Unione europea. Il “colosso” americano, però, non ci sta e annuncia ricorso. Ma dietro la sanzione emessa dalla vicepresidente della Commissione Ue, la socialista Teresa Ribera, c’è stato anche un lungo braccio di ferro interno. Perché il commissario al commercio, Maros Sefcovic, spalleggiato dalla presidente Ursula von der Leyen aveva suggerito di rinviare la sanzione fino alla completa attuazione dell’accordo con gli Usa sui dazi.

La preoccupazione, infatti, era che Donald Trump non cogliesse con favore l’ammenda inflitta a una delle “Big tech” a stelle e strisce. E infatti la reazione del presidente americano non si è fatta attendere paventando nuove ritorsioni proprio sulle tariffe: «Non possiamo permettere che questo accada alla brillante ingegnosità americana e, se ciò dovesse accadere, sarò costretto ad avviare un procedimento ai sensi della Sezione 301 per annullare le sanzioni ingiuste imposte a queste aziende americane contribuenti». Per poi aggiungere sul social Truth: «L’Unione europea deve fermare questa pratica contro le aziende americane, IMMEDIATAMENTE!».

Multa a Google, l’indagine dell’Antitrust Ue

Alla fine la multa comminata è di 2,95 miliardi di euro per abuso di dominio di inserzioni favorendo i propri servizi tecnologici di pubblicità a scapito dei fornitori concorrenti. L’esecutivo comunitario, dunque, ha ordinato a Google di porre fine a queste pratiche e a risolvere il conflitto di interessi. L’azienda americana ha ora 60 giorni di tempo per informare la Commissione su come intende procedere. L’indagine europea – avviata nel 2021 e comunicata nel 2023 al gruppo statunitense - ha infatti rilevato la posizione dominante almeno dal 2014. «Google - spiega la Commissione - trae la sua principale fonte di reddito dalla pubblicità. In particolare vende pubblicità sui propri siti web e applicazioni e funge da intermediario tra gli inserzionisti che desiderano pubblicare i propri annunci online e gli editori (ovvero siti web e app di terze parti) che possono fornire tale spazio».

Secondo Ribera, la decisione dimostra che la società di Mountain View «ha abusato della sua posizione dominante nell’adtech, danneggiando editori, inserzionisti e consumatori. Questo comportamento è illegale ai sensi delle norme antitrust dell’Ue. Google deve ora presentare rimedi seri e una seria soluzione e, se non lo farà, non esiteremo a imporre misure rigorose». La vicepresidente ha dunque avvertito che la Commissione non si fermerà sottolineando che «i mercati digitali esistono per servire le persone e devono essere fondati sulla fiducia e sull’equità. E quando i mercati falliscono, le istituzioni pubbliche devono agire per impedire agli attori dominanti di abusare del loro potere. La vera libertà significa parità di condizioni, dove tutti competono ad armi pari e i cittadini hanno un autentico diritto di scelta».

Google risponde alla Commissione Ue

Ma, appunto, la “Big Tech” non gradisce e minaccia ripercussioni sull’occupazione rimarcando che la sua procedura aiuterebbe gli editori. «Il provvedimento della Commissione Ue è errato – si legge in una nota di Lee-Anne Mulholland, vicepresidente e responsabile degli Affari regolamentari di Google – e faremo ricorso».

A suo parere, «la sanzione è ingiustificata e si richiedono modifiche che danneggeranno migliaia di aziende europee, rendendo più difficile per loro generare profitti. Non c’è nulla di anticoncorrenziale nel fornire servizi ad acquirenti e venditori di pubblicità, e ci sono più alternative ai nostri servizi che mai». E dopo le parole di Trump la partita rischia di diventare lunga.

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