Buoni pasto a 10 euro, fringe benefit a 1.000 e viaggi aziendali: ecco il piano per il welfare
di Rosaria AmatoROMA – Buoni pasto detassati fino a 10 euro, aumento fino a 219 euro della soglia di esenzione per le trasferte all’estero e fino a 131 per quelle in Italia, “stabilizzazione” dei fringe benefit a 1.000 euro l’anno: sono gli interventi sul welfare in cantiere per la manovra. Che però procederanno su un binario parallelo rispetto alla legge di Bilancio, spiega Paola Mancini (FdI), componente della Commissione Affari Sociali e Lavoro del Senato, che ha presentato diversi mesi fa una proposta di legge che negli ultimi giorni ha accelerato il suo iter: «Abbiamo completato le audizioni, adesso attendiamo la griglia dei pareri. L’idea è di concludere l’iter in commissione a ottobre, e poi chiudere insieme alla legge di Bilancio».
Dalle tre misure, e i…
ROMA – Buoni pasto detassati fino a 10 euro, aumento fino a 219 euro della soglia di esenzione per le trasferte all’estero e fino a 131 per quelle in Italia, “stabilizzazione” dei fringe benefit a 1.000 euro l’anno: sono gli interventi sul welfare in cantiere per la manovra. Che però procederanno su un binario parallelo rispetto alla legge di Bilancio, spiega Paola Mancini (FdI), componente della Commissione Affari Sociali e Lavoro del Senato, che ha presentato diversi mesi fa una proposta di legge che negli ultimi giorni ha accelerato il suo iter: «Abbiamo completato le audizioni, adesso attendiamo la griglia dei pareri. L’idea è di concludere l’iter in commissione a ottobre, e poi chiudere insieme alla legge di Bilancio».
Dalle tre misure, e in particolare dall’aumento dei buoni pasto, il governo si attende un consistente impulso ai consumi: «Le coperture saranno di circa 75-90 milioni, ma le maggiori entrate da Iva tra i 95 e i 100 milioni». «La legge arriva al momento giusto, subito dopo l’entrata in vigore del tetto del 5% alle commissioni sui buoni pasto, che ne favoriscono l’accettazione da parte degli esercenti», rileva Luciano Sbraga, vicedirettore generale di Fipe-Confcommercio. Soddisfatte anche le società emettitrici: «L’aumento della soglia di detassazione porterà le aziende ad alzare il livello mediano dei buoni pasto - dice il presidente di Anseb (l’associazione delle società emettitrici) Matteo Orlandini - Per i lavoratori significherebbe passare da circa 2.000 a 2.500 euro l’anno».
I buoni pasto: i costi
A pochi giorni dall’entrata in vigore del nuovo tetto del 5% alle commissioni che le società emettitrici possono imporre agli esercenti che accettano i buoni pasto, arriva sul tavolo la proposta di portare la soglia di detassazione dagli attuali 8 a 10 euro. «Il valore dei buoni pasto è fermo dal 2019 – spiega la senatrice Mancini – e con l’inflazione di questi anni oggi copre solo i due terzi della pausa pranzo, il costo di un pasto è stimato in media tra i 12 e i 13 euro». «Si creerebbe un circolo virtuoso – rileva Orlandini – La rete commerciale che accetta i buoni pasto riporta un deciso incremento della quota di clienti che, utilizzandoli, ha bisogno di integrare con denaro contante». E poi, osserva l’Anseb, tenendo conto che il 16% dei clienti paga la pausa pranzo nella ristorazione con almeno un buono pasto, percentuale che si alza al 19% nei punti vendita alimentari, l’utilità percepita dei buoni pasto da parte degli esercenti potrebbe crescere.
I fringe benefit: innalzamento strutturale
L’attuale soglia minima dei fringe benefit di 258,23 euro, è stato più volte superato dalle leggi di Bilancio che si sono susseguite. In particolare per il triennio 2025-2027, la soglia di esenzione fiscale è di 1.000 euro per tutti i lavoratori e si innalza a 2.000 euro per i lavoratori con figli fiscalmente a carico. Tuttavia si tratta di misure che ogni anno hanno bisogno di un nuovo intervento della legge di Bilancio. L’art.7 della proposta di legge attualmente in discussione al Senato, invece, prevede l’innalzamento su base definitiva a 750 euro, e si ipotizza anche di arrivare a 1.000 con un emendamento del relatore.
Le trasferte: si alza la soglia
Anche i tetti di esenzione dalle tasse delle trasferte aziendali sono fermi da lungo tempo, e piuttosto irrealistici dati i costi attuali di viaggi e soggiorni. Ecco perché lo stesso art.7 del disegno di legge in discussione al Senato ne prevede l’innalzamento, fino a 219 euro per le trasferte all’estero e fino a 131 per quelle in Italia.