Grazie agli stoccaggi del gas in inverno ci sarà meno dipendenza dalla Russia
di Emma BonottiMILANO – Con l’arrivo dell’autunno e delle giornate più tiepide tornano a crescere i consumi energetici. A cominciare dal gas, che a oggi è ancora la principale fonte per riscaldare le case e alimentare le industrie italiane.
«Negli ultimi mesi abbiamo registrato un aumento della domanda di metano, in Europa come in Italia, e non vediamo segnali strutturali che possano indicare un’inversione di rotta nella prossima stagione», racconta Pier Lorenzo Dell’Orco, presidente di Proxigas, l’associazione del settore, nonché ad di Italgas Reti.
Il gas è ancora la prima fonte d’energia
Certo, lo stallo economico dell’era post Covid e i progressi sull’efficienza energetica hanno ridotto i livelli assoluti dei consumi rispetto al passato: «Ma il processo di elettrificazione stenta a decollare, perché in I…
MILANO – Con l’arrivo dell’autunno e delle giornate più tiepide tornano a crescere i consumi energetici. A cominciare dal gas, che a oggi è ancora la principale fonte per riscaldare le case e alimentare le industrie italiane.
«Negli ultimi mesi abbiamo registrato un aumento della domanda di metano, in Europa come in Italia, e non vediamo segnali strutturali che possano indicare un’inversione di rotta nella prossima stagione», racconta Pier Lorenzo Dell’Orco, presidente di Proxigas, l’associazione del settore, nonché ad di Italgas Reti.
Il gas è ancora la prima fonte d’energia
Certo, lo stallo economico dell’era post Covid e i progressi sull’efficienza energetica hanno ridotto i livelli assoluti dei consumi rispetto al passato: «Ma il processo di elettrificazione stenta a decollare, perché in Italia gli obiettivi fissati da Bruxelles si scontrano con alcuni problemi pratici».
Il manager si riferisce al parco residenziale del Paese, prevalentemente datato, con vincoli architettonici e in mano alla fascia di popolazione più anziana, meno propensa a ingenti investimenti per ridurre l’impronta energetica della propria casa. Un recente studio di Proxigas mostra come delle 16,6 milioni di abitazioni in classe F e G, appena il 10% ha la possibilità tecnica ed economica di installare pompe di calore.
L’ascesa del Gnl
Dunque, nonostante lo sprint nelle rinnovabili degli ultimi anni, l’Italia di gas ne brucia ancora, e non poco. La produzione nazionale è molto contenuta, per cui il fabbisogno del Paese è coperto dalle importazioni via tubo e, in maniera sempre maggiore, dal gas naturale liquefatto. Basti pensare che nei primi sei mesi del 2025, l’Italia ha quasi raggiunto il numero di carichi di Gnl dell’intero 2024, pari a 151, con una quota crescente made in Usa. In generale, dopo l’invasione dell’Ucraina, l’Europa ha fatto un grosso sforzo per migliorare la logistica del mercato del metano via nave e ridurre il più possibile la dipendenza dalla Russia, che intanto progetta di costruire un nuovo maxi-gasdotto per collegare la Siberia alla Cina.
“Più investimenti e contratti a lungo termine”
Questa svolta ha allargato gli orizzonti commerciali dell’Ue, garantendo sì maggior flessibilità negli approvvigionamenti, ma esponendo anche il continente a una competizione su scala mondiale. Secondo Dell’Orco, per muoversi in questo nuovo scenario l’Italia ha bisogno di continuare a investire sulle infrastrutture, dai terminali di rigassificazione alla distribuzione, e promuovere contratti di lungo periodo con i produttori per stabilizzare i prezzi della materia prima.
In parte questo processo è già in corso, come dimostrano i recenti annunci di Edison ed Eni, e sicuramente è auspicato dal presidente Trump, che nell’accordo sui dazi ha strappato a Bruxelles un vago impegno a investire 750 miliardi di dollari in prodotti energetici dagli Stati Uniti. Alla stabilità dei prezzi contribuiscono anche gli stoccaggi di gas, pieni al 78% in Ue e quasi al 90% in Italia.
Da dove arriva il gas europeo
“Ridurre lo spread Ttf-Psv non contrasterà il caro energia”
Per contrastare il caro energia, il governo sarebbe al lavoro su una misura che riduca lo spread tra il prezzo nazionale all’ingrosso (Psv) italiano e le quotazioni al Ttf di Amsterdam. Ma in Proxigas emergono alcune perplessità: «Il differenziale è il risultato delle “tariffe di transito” applicate a ogni confine ed esiste in Italia come in altri Paesi del sud Europa. Se l’intento politico è armonizzare i prezzi, va perseguito a livello comunitario, non nazionale», riprende Dell’Orco, ricordando che comunque lo spread ha un peso marginale sul prezzo finale del gas, al contrario della materia prima. E per ridurre il costo di quest’ultima le alternative sono diversificare le fonti di approvvigionamento e assicurarsi forniture a prezzi stabili con contratti di lungo periodo.
Ridurre il numero di Atem per semplificare le gare
Sugli investimenti, invece, la macchina da tempo si è inceppata. «Il settore della distribuzione cittadina sconta una narrativa sfavorevole che tende a demonizzare il gas», prosegue l’esperto. «Senza certezze sulle concessioni gli operatori sono poco incentivati a investire. È necessario sbloccare il sistema delle gare, anche riducendo il numero di Ambiti territoriali (Atem) dai 177 attuali per semplificare il processo».
Di fronte a una situazione di stallo, il mercato si muove in autonomia, trovando nel consolidamento «la risposta naturale» per aumentare l’efficienza. «Gli operatori minori hanno presentato un’istanza all’Arera chiedendo incentivi per le aggregazioni». E tra i maggiori è recente l’acquisizione di 2i Rete Gas da parte di Italgas.
Scale decisiva per investire nei gas rinnovabili
La dimensione diventa decisiva per promuovere investimenti di ampio respiro, come quelli necessari per sbloccare il mercato dei gas rinnovabili dall’impatto ambientale nullo. «Il biometano è commercialmente disponibile, ma il governo dovrebbe prolungare le scadenze degli incentivi affinché i 1,7 miliardi del Pnrr non vadano perduti e il settore possa prendere slancio. Crediamo che il biometano possa essere una valida opzione per decarbonizzare i consumi», conferma Dell’Orco.
L’idrogeno, invece, ha mancato le aspettative Ue. «Gli investimenti procedono a rilento in un clima di incertezza, in cui il blending, l’attività di mescolare idrogeno e metano, è un’alternativa ancora poco considerata». Al contrario, Proxigas ci crede: a breve entrerà in esercizio in Sardegna un impianto dell’associata Italgas per la produzione di idrogeno verde. Lì si lavora a un protocollo operativo per dimostrare che la quota di idrogeno nella miscela può raggiungere il 20 per cento.