ROMA – Ecologica, economica e soprattutto europea. Nel discorso sullo stato dell’Unione, tenuto ieri di fronte all’Europarlamento, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha descritto con tre “E” il profilo di una nuova piccola - nelle dimensioni e nei prezzi - macchina elettrica made in Europe che risponda alla concorrenza low cost dei modelli cinesi e contribuisca a salvare un’industria «pilastro della nostra economia», oggi in crisi strutturale. Su questa “e-car” nei prossimi giorni, probabilmente già domani nel nuovo appuntamento del dialogo strategico di settore, proporrà ai costruttori di «collaborare».
Una nuova categoria di auto
Che sostanza avrà «l’iniziativa» non è per il momento chiaro. Ancora meno con quante …
ROMA – Ecologica, economica e soprattutto europea. Nel discorso sullo stato dell’Unione, tenuto ieri di fronte all’Europarlamento, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha descritto con tre “E” il profilo di una nuova piccola - nelle dimensioni e nei prezzi - macchina elettrica made in Europe che risponda alla concorrenza low cost dei modelli cinesi e contribuisca a salvare un’industria «pilastro della nostra economia», oggi in crisi strutturale. Su questa “e-car” nei prossimi giorni, probabilmente già domani nel nuovo appuntamento del dialogo strategico di settore, proporrà ai costruttori di «collaborare».
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Una nuova categoria di auto
Che sostanza avrà «l’iniziativa» non è per il momento chiaro. Ancora meno con quante risorse Bruxelles la sosterrà, sul lato degli incentivi all’acquisto ma soprattutto su quello degli investimenti industriali, visto che al momento le aziende europee non producono veicoli di questo tipo. In una nota Stellantis (di proprietà del gruppo Exor, che controlla l’editore di Repubblica Gedi) ha dato «un forte benvenuto» a un’iniziativa «visionaria e urgente», suggerendo delle semplificazioni regolatorie e la creazione di una nuova e specifica categoria di veicoli per ridurre i costi di questa e-car e accelerarne l’arrivo sul mercato.
Gli obiettivi sulle emissioni
Al centro del tavolo di domani però i big delle quattro ruote porranno un tema per loro ancora più pressante, cioè lo stop ai motori a combustione entro il 2035, con tappa intermedia al 2030. «Rispettare i rigidi obiettivi, nel mondo attuale, non è semplicemente più fattibile», hanno scritto le associazioni europee dei costruttori e dell’indotto in una recente lettera a Von der Leyen. Concetto ribadito negli ultimi giorni sia dal Ceo di Stellantis Antonio Filosa che dal ministro delle Imprese Urso, e su cui all’Europarlamento è allineato l’intero Partito popolare. La richieste sono varie: spalmare i target di riduzione delle emissioni per evitare multe miliardarie, come fatto per quelli al 2025, ma su cinque anni invece che tre; rivedere i parametri di calcolo della CO2, specie per i veicoli commerciali, ancora più difficili da elettrificare; maggiore gradualità nelle transizione, “salvando” i motori ibridi o i combustibili a basse emissioni. Soprattutto: le aziende chiedono di identificare il prima possibile, già da domani, un percorso certo e pragmatico.
Le parole giuste
Ieri nel suo discorso Von der Leyen ha usato parole a loro care. Ha detto che la «flessibilità» adottata per i target 2025 «funziona», facendo intendere che verrà applicata anche nella revisione dei prossimi obiettivi, attualmente in corso. Ha aggiunto che verrà rispettato il principio di «neutralità tecnologica», la locuzione che lascia al mercato la possibilità di decidere con quali tecnologie ottenere la riduzione delle emissioni.
Un’apertura? L’Anfia, associazione della filiera automotive italiana, accoglie «con favore» le parole della presidente della Commissione, aggiungendo però che «è necessario che venerdì si traducano in misure concrete». Il punto di caduta di questa mediazione è tutt’altro che definito. Sale la pressione dell’industria, dei Popolari, di grandi Paesi come Italia e Germania, della realtà di un mercato che non si riprende, ma Von der Leyen ha ribadito a più riprese che non intende smantellare la data del 2035, pilastro del Green Deal che lei stessa ha approvato. «Il futuro è elettrico», ha detto ieri.