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Buoni pasto, la battaglia per i 10 euro: ecco perché sarebbe un vantaggio per Stato e lavoratori

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Sul tavolo l’innalzamento della soglia di esenzione. I conti Teha: beneficio per l’Erario sui 100 milioni
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Pasti e alimenti sono diventati più cari. I lavoratori fanno i conti con l’inflazione, che erode il potere d’acquisto: oggi il costo medio di un pranzo fuori casa supera i 12 euro. Il buono pasto è uno strumento utile a sostenere redditi e consumi, e l’aumento della sua esenzione fiscale ne rafforzerebbe il ruolo di supporto alla retribuzione.

In quest’ottica deve essere letta la proposta di legge di Paola Mancini (FdI), componente della Commissione Affari Sociali e Lavoro del Senato, che punta a portare la soglia di detassazione per i ticket elettronici dagli attuali 8 a 10 euro: una delle nuove misure sul welfare, il cui iter continua in vista della manovra d’autunno, e che dovrebbe procedere in parallelo con la legge di Bilancio. Uno studio realizzato da Teha Group (The European House - Ambrosetti) in collaborazione con Edenred Italia (società specializzata nel comparto employee benefit) ha analizzato l’impatto di una estensione della soglia a 10 euro nel 2026: a fronte di un costo…

Pasti e alimenti sono diventati più cari. I lavoratori fanno i conti con l’inflazione, che erode il potere d’acquisto: oggi il costo medio di un pranzo fuori casa supera i 12 euro. Il buono pasto è uno strumento utile a sostenere redditi e consumi, e l’aumento della sua esenzione fiscale ne rafforzerebbe il ruolo di supporto alla retribuzione.

In quest’ottica deve essere letta la proposta di legge di Paola Mancini (FdI), componente della Commissione Affari Sociali e Lavoro del Senato, che punta a portare la soglia di detassazione per i ticket elettronici dagli attuali 8 a 10 euro: una delle nuove misure sul welfare, il cui iter continua in vista della manovra d’autunno, e che dovrebbe procedere in parallelo con la legge di Bilancio. Uno studio realizzato da Teha Group (The European House - Ambrosetti) in collaborazione con Edenred Italia (società specializzata nel comparto employee benefit) ha analizzato l’impatto di una estensione della soglia a 10 euro nel 2026: a fronte di un costo aggiuntivo della misura per lo Stato che oscilla tra i 75 e i 90 milioni di euro, si avrebbe un aumento dei consumi tra 1,7 e 1,9 miliardi, che comporterebbe un maggior gettito Iva compreso tra 170 e 200 milioni. Quindi il beneficio netto finale per le casse pubbliche sarebbe di 95-110 milioni. «Avere un buono pasto da 10 euro per le imprese significa creare le premesse per investire con più efficacia nelle politiche di welfare, migliorando la capacità di attrarre e trattenere talenti. Per chi lavora, e in particolare per il ceto medio, è un sostegno concreto al potere d’acquisto in un momento segnato dall’inflazione. Per gli esercenti, si traduce in maggiori entrate e in una clientela più ampia», spiega Fabrizio Ruggiero, amministratore delegato di Edenred Italia.

Inoltre, questi strumenti generano un valore sistemico sul Pil e sull’occupazione: secondo i dati al 2023 della ricerca di Teha, si stima in 14,4 miliardi l’impatto sul prodotto interno lordo (0,75%) e sono oltre 220 mila i posti di lavoro sostenuti (0,93%). Più nel dettaglio, la filiera dei buoni pasto nella Penisola vanta un mercato di 4,5 miliardi di euro, che rappresenta il 3% dei consumi alimentari e di bevande analcoliche delle famiglie.

Il settore conta 3,5 milioni di lavoratori che usufruiscono dei buoni - di cui 2,8 nel privato e 700 mila nel pubblico - più di 250 mila enti che acquistano il servizio - tra imprese, organizzazioni e pa - e 170 mila esercizi convenzionati, come bar, ristoranti e gastronomie. I ticket sono utili a sostenere i consumi alimentari, in un contesto segnato dal calo della spesa: dal 2021 con l’aumento dell’inflazione, è scesa da 156,5 miliardi a 152 (nel 2022) e a 150,4 (nel 2023). «Lavoriamo con 100 mila aziende. In generale, possiamo dire che le grandi utilizzano già al 99% il buono pasto, nelle medie la penetrazione supera il 50%, mentre nelle piccole la penetrazione arriva al 10%», ci dice l’ad, che aggiunge: «Oggi qualunque importo dei buoni sopra gli 8 euro di legge viene tassato in forma di reddito, sia per il lavoratore che per l’azienda. Tuttavia, i costi dei pasti sono cresciuti negli ultimi anni, arrivando a 12-14 euro, e le imprese già usano praticamente il 100% del valore massimo detraibile».

Da qui l’importanza di aumentare l’esenzione fiscale: “Con una soglia di 8 euro e considerando 220 giornate lavorative, si arriva a 1.760 euro all’anno. Con una soglia a 10 euro, l’importo salirebbe a 2.200 euro: significherebbe una crescita di 440 euro circa, netti in busta paga immediatamente spendibili», spiega Ruggiero.

Un intervento di questo tipo favorirebbe anche una maggiore diffusione dei ticket nelle piccole aziende: «Avrebbe il potenziale per raddoppiare la penetrazione in 24-30 mesi, passando dal 10 al 20 per cento», aggiunge. Il modello sviluppato da Teha si basa anche sulle stime relative agli effetti del precedente del 2015, quando (a partire dal primo luglio di quell’anno) era stata aumentata la soglia per i buoni elettronici da 5,29 a 7 euro: il costo della misura per le finanze pubbliche aveva raggiunto i 58,5 milioni (spalmato tra il 2015 e il 2017), ma l’intervento aveva stimolato un extra gettito Iva di 248 milioni, con un beneficio netto di 189 milioni. La misura aveva garantito allo Stato un ritorno di tre euro per ogni euro investito. Dal 2020, la soglia di detassazione per i ticket elettronici è passata a 8 euro, mentre quella per i cartacei da 5,29 a 4 euro.

Gli esperti di Teha hanno poi valutato il possibile esito di un incremento della soglia graduale nei prossimi tre anni: da 8 a 9 euro nel 2026, da 9 a 10 nel 2027 e da 10 a 11 nel 2028. In questo scenario, si prevedono fino a 111-129 milioni di costi aggiuntivi per lo Stato a regime nel triennio, ma con un beneficio netto superiore, compreso tra 156 e 176 milioni. Secondo tale proiezione, la misura favorirebbe la crescita della filiera, con un impatto sul Pil di 18,7 miliardi (lo 0,94 per cento, rispetto allo 0,75% nel 2023) e un incremento dei posti di lavoro sostenuti, che aumenterebbero da 220 mila a 275 mila.

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