BRUXELLES – “A un anno di distanza l’Europa si trova in una posizione più difficile”. Questa frase, pronunciata stamattina da Mario Draghi alla cerimonia per ricordare la presentazione 12 mesi fa del suo rapporto sulla competitività, fa ben capire che in questo periodo l’Ue ha fatto poco o nulla di quel che aveva suggerito. Secondo lo European Policy Innovation Council solo l’11% degli obiettivi è stato centrato. La descrizione dei fatti è implacabile. Il debito pubblico è destinato a crescere di 10 punti nel prossimo decennio e la Bce ora stima che servirebbero 1.200 miliardi l’anno di investimento e non più 800. E anche l’avanzo commerciale della Cina è aumentato. “Troppo spesso - è la sua accusa alla Commissione e agli Stati membri - si trovano scuse per la nostra lentezza”. Per di più, alcuni obiettivi adesso si basano su “ipotesi non più valide” come per il settore automobilistico. E quindi attenersi all’obiettivo del 2035 per le auto elettriche “potrebbe rivelarsi irrealistico”.…
BRUXELLES – “A un anno di distanza l’Europa si trova in una posizione più difficile”. Questa frase, pronunciata stamattina da Mario Draghi alla cerimonia per ricordare la presentazione 12 mesi fa del suo rapporto sulla competitività, fa ben capire che in questo periodo l’Ue ha fatto poco o nulla di quel che aveva suggerito. Secondo lo European Policy Innovation Council solo l’11% degli obiettivi è stato centrato. La descrizione dei fatti è implacabile. Il debito pubblico è destinato a crescere di 10 punti nel prossimo decennio e la Bce ora stima che servirebbero 1.200 miliardi l’anno di investimento e non più 800. E anche l’avanzo commerciale della Cina è aumentato. “Troppo spesso - è la sua accusa alla Commissione e agli Stati membri - si trovano scuse per la nostra lentezza”. Per di più, alcuni obiettivi adesso si basano su “ipotesi non più valide” come per il settore automobilistico. E quindi attenersi all’obiettivo del 2035 per le auto elettriche “potrebbe rivelarsi irrealistico”.
L’ex premier ringrazia la Commissione Ue e la presidente Ursula von der Leyen, presente all’incontro: “Grazie per avermi dato la possibilità di servire l’Unione europea, ho fatto del mio meglio”. Ma chiede un cambio di passo nelle riforme: "Il nostro modello di crescita sta svanendo. Le vulnerabilità stanno aumentando. E non esiste un percorso chiaro per finanziare gli investimenti di cui abbiamo bisogno. Ci è stato dolorosamente ricordato che l'inazione minaccia non solo la nostra competitività, ma anche la nostra stessa sovranità". Il messaggio è chiaro: l’Europa deve darsi una mossa.
Draghi: “Occorre una svolta”
L’ex presidente del Consiglio italiano sottolinea come le sfide siano aumentate nell’ultimo anno. A Washington si è insediato Trump ed è iniziata la guerra commerciale sui dazi, la Cina è diventata un concorrente ancora più forte e la capacità di risposta dell’Europa rimane “molto limitata a causa della sua dipendenza economica dall’estero”. L’accordo Mercosur può dare sollievo alle nostre esportazioni, ma rimane il fatto che “gli Stati Uniti assorbono circa tre quarti del deficit delle partite correnti globali”, per cui “diversificare il proprio mercato è irrealistico nel breve termine”.
Draghi riconosce che “qualche segno di cambiamento” c’è stato, ma rimane una “grande frustrazione” tra cittadini e imprese, “delusi dalla lentezza con cui la Ue si muove”.
“Ci vedono incapaci di tenere il passo con la velocità del cambiamento altrove. Sono pronti ad agire, ma temono che i governi non abbiano colto la gravità del momento”, aggiunge. Ma non ammette giustificazioni: “Si trovano scuse per questa lentezza, diciamo che è il modo in cui è costruita l’Ue, che è rispetto dello stato di diritto. Questo è compiacimento”. Cosa fare? Serve un “percorso diverso che richiede nuova velocità, scala e intensità, significa agire insieme, non frammentare i nostri sforzi. Significa concentrare le risorse dove l'impatto è maggiore. E significa produrre risultati entro mesi, non anni”.
Auto, Draghi: “Target Ue ormai superati”
Necessario, per l’ex premier italiano, anche ripensare gli obiettivi Ue sul mondo dell’auto. Questo perché i target si basano “su presupposti ormai superati”. Una preoccupazione sollevata nuovamente nei giorni scorsi dai produttori di auto che avevano ricevuto rassicurazioni in merito dalla presidente von der Leyen. “La scadenza del 2035 per le emissioni zero avrebbe dovuto innescare un circolo virtuoso: obiettivi rigorosi avrebbero stimolato gli investimenti nelle infrastrutture di ricarica, fatto crescere il mercato interno, reso i modelli elettrici più economici. Ci si aspettava che i settori adiacenti - batterie e chip - si sviluppassero parallelamente, supportati da politiche industriali mirate. Ma ciò non è avvenuto", segnala Draghi.
“Di fatto, il parco auto europeo di 250 milioni di veicoli sta invecchiando e le emissioni di Co2 sono diminuite di poco negli ultimi anni – prosegue Draghi nel suo intervento – Come suggerito nel rapporto, la prossima revisione del regolamento sulle emissioni di Co2 dovrebbe seguire un approccio tecnologicamente neutrale e fare il punto sugli sviluppi del mercato e tecnologici. Abbiamo anche bisogno di un approccio integrato per l'incremento dei veicoli elettrici, che tenga conto delle catene di approvvigionamento, delle esigenze infrastrutturali e del potenziale dei carburanti a zero emissioni di carbonio. Nei prossimi mesi, il settore automobilistico metterà alla prova la capacità dell'Europa di allineare regolamentazione, infrastrutture e sviluppo della catena di approvvigionamento in una strategia coerente per un settore che impiega oltre 13 milioni di persone lungo tutta la catena del valore".
Draghi: “Confine tra economia e sicurezza è labile”
Di nuovo, l’ex presidente Bce ha rimarcato le differenze rispetto a 12 mesi fa. Differenze che si traducono in maggiori sfide e che necessitano di una rapidità di intervento che Bruxelles finora non ha messo in pratica. Il rapporto “chiedeva un utilizzo attivo della politica industriale, per ridurre le dipendenze e proteggersi dalla concorrenza sponsorizzata dagli Stati. All'epoca, furono sollevate preoccupazioni circa il nazionalismo economico, il protezionismo e il rischio che l'Europa potesse abbandonare le regole globali. Ma l'anno appena trascorso ha dimostrato chiaramente che stiamo operando in un mondo diverso. Il confine tra economia e sicurezza è sempre più labile".
Draghi sul debito comune Ue
"Se riusciremo a concentrare i nostri sforzi" su una cooperazione rafforzata tra Stati Ue, "il passo logico successivo sarà considerare un debito comune per progetti comuni - sia a livello dell'Ue, sia tra una coalizione di Stati membri - al fine di amplificare i benefici della coordinazione". Ne è convinto Draghi, che commentando lo stato di attuazione del rapporto sottolinea come “l’emissione congiunta non amplierebbe magicamente lo spazio fiscale. Ma permetterebbe all'Europa di finanziare progetti più grandi in settori che aumentano la produttività - innovazioni dirompenti, tecnologie su larga scala, ricerca e sviluppo per la difesa o reti energetiche - dove la spesa nazionale frammentata non è più sufficiente", ha aggiunto. "Facendo crescere la produzione più rapidamente dei costi degli interessi, tali progetti ristabilirebbero gradualmente lo spazio fiscale e renderebbero più agevole finanziare bisogni di investimento più ampi. Il rapporto stimava che persino un modesto aumento del 2% della produttività totale dei fattori in un decennio potrebbe ridurre di un terzo l'onere della finanza pubblica".
"La Bce stima ora il fabbisogno annuo di investimenti per il periodo 2025-2031 a quasi 1.200 miliardi di euro, rispetto agli 800 miliardi di euro di un anno fa – ha affermato nel suo discorso – a quota pubblica è quasi raddoppiata, dal 24% al 43%, ovvero 510 miliardi di euro in più all'anno, poiché la difesa è finanziata principalmente con fondi pubblici".
Gdpr, Draghi: “Costi troppo alti, va rivisto”
Tra le imprese europee, ha ricordato, "una delle richieste più chiare è una semplificazione radicale del Gdpr: non solo della legge primaria, ma anche delle pesanti aggiunte da parte degli Stati membri. L'addestramento dei modelli di Ia richiede enormi quantità di dati pubblici dal web. Tuttavia, l'incertezza legale sul loro utilizzo crea ritardi costosi, rallentando la diffusione in Europa".
Per Draghi, "le ricerche lo confermano: il Gdpr ha aumentato il costo dei dati di circa il 20% per le imprese Ue rispetto ai concorrenti statunitensi. Eppure, l'unico cambiamento finora sul tavolo è un alleggerimento della tenuta dei registri e l'estensione delle deroghe alle piccole e medie imprese. Una riforma più ampia verso regole semplici e armonizzate è ancora di là da venire", ha concluso.
Agenda Draghi, von der Leyen: “Grazie, Mario”
La presidente Ursula von der Leyen rivendica quanto fatto e l’impegno del suo mandato nel tradurre in politiche reali quel documento. Come il Patto per l’Industria pulita, il piano d’azione per l’energia accessibile, l’attenzione alle Gigafactory per l’IA, il nuovo Quadro per gli aiuti di Stato, l'Unione del risparmio e degli investimenti. “Non voglio fare l’elenco degli interventi, voglio parlare dell’impatto reale, perché questa è l’unica cosa che conta”, ha detto von der Leyen all’evento con l’ex premier italiano. “Competitività significa più posti di lavoro, migliori stipendi e migliori profitti per le aziende. Grazie, Mario”.
Ma rimangono ancora gli ostacoli interni al mercato unico europeo, con barriere interne del 45% sulle merci, il 110% sui servizi. Così come l’energia, che continua a costare troppo. “L'Europa dipende troppo dai combustibili fossili importati. E questo significa che il costo della nostra energia è dettato dai mercati globali – il ragionamento della presidente della Commissione Ue – a conosciamo anche la soluzione. Questa è l'energia interna, le rinnovabili, con il nucleare come fonte di base. Questo ci garantisce sicurezza e indipendenza energetica”.
Sull’intelligenza artificiale la politica tedesca assicura che l’Unione sta concentrando un grande sforzo. “L'Europa non sta cercando di recuperare terreno: siamo tra i primi. Le aziende europee sono al top in molte applicazioni di IA – ha aggiunto – dobbiamo sfruttare i nostri punti di forza e mettere la nostra infrastruttura digitale al servizio dell'industria e degli innovatori”.
L’Ue e l’impegno sulla sicurezza
E poi il capitolo difesa, diventato centrale nell’ultimo anno: “Un'Europa della difesa più indipendente non si realizzerà dall'oggi al domani, ci vorranno anni per essere all'altezza del compito. Ma è assolutamente chiaro che l'Europa deve ora farsi carico della parte del leone della propria sicurezza”. Le tensioni al confine orientale, il disimpegno americano, spingono i 27 a una maggiore responsabilità in questo senso. "Per questo - aggiunge - abbiamo lanciato Readiness 2030, per mobilitare fino a 800 miliardi di euro in investimenti per la difesa. Questo include 150 miliardi di euro - Safe - per gli appalti congiunti per la difesa. È sulla buona strada per diventare lo strumento di maggior successo nel settore della difesa, e ci sono voluti solo 72 giorni per approvare i prestiti Safe. E in meno di sei mesi abbiamo già assegnato l'importo totale di 150 miliardi di euro in prestiti. Questo è il senso di urgenza di cui abbiamo bisogno”.