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Draghi sferza la Commissione: “L’inazione minaccia la Ue”

 Mario Draghi e Ursula von der Leyen 

 

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L’ex premier al primo anniversario del suo report sui ritardi dell’Unione: “La sovranità svanisce con il nostro modello di crescita”
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BRUXELLES – «A un anno di distanza l’Europa si trova in una posizione più difficile». Non è un’esortazione ma una bacchettata. È la frase con cui ieri mattina Mario Draghi, alla cerimonia per ricordare la presentazione 12 mesi fa proprio del suo rapporto sulla competitività, ha bocciato quel che l’Ue ha fatto fino ad ora.

La descrizione dei fatti è implacabile. Il debito pubblico è destinato a crescere di 10 punti nel prossimo decennio, la Bce ora stima che servirebbero 1.200 miliardi l’anno di investimento e non più 800, l’avanzo commerciale della Cina è aumentato. Dati che dimostrano quanto l’Unione europea sia rimasta paralizzata in questo periodo. «Troppo spesso - è la sua accusa alla Commissione e agli Stati membri - si trovano…

BRUXELLES – «A un anno di distanza l’Europa si trova in una posizione più difficile». Non è un’esortazione ma una bacchettata. È la frase con cui ieri mattina Mario Draghi, alla cerimonia per ricordare la presentazione 12 mesi fa proprio del suo rapporto sulla competitività, ha bocciato quel che l’Ue ha fatto fino ad ora.

La descrizione dei fatti è implacabile. Il debito pubblico è destinato a crescere di 10 punti nel prossimo decennio, la Bce ora stima che servirebbero 1.200 miliardi l’anno di investimento e non più 800, l’avanzo commerciale della Cina è aumentato. Dati che dimostrano quanto l’Unione europea sia rimasta paralizzata in questo periodo. «Troppo spesso - è la sua accusa alla Commissione e agli Stati membri - si trovano scuse per la nostra lentezza». Per di più, alcuni obiettivi adesso si basano su «ipotesi non più valide» come per il settore automobilistico. E quindi attenersi all’obiettivo del 2035 per le auto elettriche «potrebbe rivelarsi irrealistico».

L’anniversario dunque più che una cerimonia festosa si è trasformato in un atto di accusa e in un ennesimo avvertimento: «Il nostro modello di crescita sta svanendo. Le vulnerabilità stanno aumentando. Ci è stato dolorosamente ricordato che l’inazione minaccia non solo la nostra competitività, ma anche la nostra stessa sovranità».

L’ex premier italiano non concede giustificazioni nemmeno sull’accordo con gli Usa sui dazi che è stato sottoposto «in gran parte alla condizioni americane» in ragione della difesa offerta dagli States.

L’ex banchiere centrale ha tentato di tratteggiare qualche luce in quadro pieno di ombre rilevando «qualche segno di cambiamento» ma anche registrando la «grande frustrazione» di cittadini e imprese «delusi dalla lentezza con cui la Ue si muove». E pure su questo punto non ha voluto mettere in campo giustificazioni. Anzi ha lamentato che «a volte l’inazione viene persino presentata come rispetto dello Stato di diritto».

E la lentezza provoca conseguenze drammatiche. Ad esempio sull’obiettivo emissioni zero per il 2035, quello che prevede il passaggio definitivo alle auto elettriche che si fonda su «presupposti ormai superati». «Di fatto – ha sottolineato - il parco auto europeo di 250 milioni di veicoli sta invecchiando e le emissioni di Co2 sono diminuite di poco negli ultimi anni». Stesso discorso sul settore decisivo dell’Intelligenza artificiale: «I divari sono netti» con gli Usa e con altre “potenze”, a cominciare dalla Cina. Lo snellimento della burocrazia è ancora «vago». I prezzi del gas sono «quattro volte superiori agli Stati Uniti», il costo dell’energia elettrica del tutto non competitivo.

A suo giudizio, allora, vanno concentrati gli sforzi e «iniziare ad agire meno come una confederazione e più come una federazione». Con scelte comuni, progetti comuni in tutto si settori, compresa la Difesa. Anche attraverso «debito comune». Ma appunto bisogna riformare i trattati per muoversi in questo modo. Un esercizio complicato, vista la necessaria unanimità. E allora Draghi suggerisce di avviare questi progressi attraverso «coalizioni di Stati volenterosi con cooperazioni rafforzate». Una Unione a due velocità insomma. Con un “nocciolo duro” che costiuisca un’avanguardia.

Poco prima Ursula von der Leyen aveva rivendicato quanto fatto. Ammettendo però che «non si può parlare ancora di ‘missione compiuta’». E con la consapevolezza che «il ‘business as usual’, l’ordinaria amministrazione, non funziona più». O, come ha detto Draghi, bisogna «affrontare tempi straordinari con azioni straordinarie».

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