ROMA – La pensione anticipata a 64 anni è un miraggio per la maggiora parte dei contribuenti. E lo sarà sempre di più. L’uso del Tfr per raggiungere il montante necessario non è una soluzione. Perché l’aumento dell’importo soglia, ora pari a tre volta l’assegno sociale ma destinato a salire, taglia fuori gran parte dei lavoratori. Lo mette nero su bianco uno studio della Cgil, a cura del responsabile politiche previdenziali Ezio Cigna. E i numeri messi in fila nel report sono in linea con quelli elaborati da smileconomy per Repubblica. Chi potrà accedere alla misura? Pochissimi, solo chi ha una retribuzione superiore ai 1.900 euro. Considerando comunque una continuità lavorativa trentennale. Impossibile invece per i redditi bassi.
Pensione anticipata a 64 a…
ROMA – La pensione anticipata a 64 anni è un miraggio per la maggiora parte dei contribuenti. E lo sarà sempre di più. L’uso del Tfr per raggiungere il montante necessario non è una soluzione. Perché l’aumento dell’importo soglia, ora pari a tre volta l’assegno sociale ma destinato a salire, taglia fuori gran parte dei lavoratori. Lo mette nero su bianco uno studio della Cgil, a cura del responsabile politiche previdenziali Ezio Cigna. E i numeri messi in fila nel report sono in linea con quelli elaborati da smileconomy per Repubblica. Chi potrà accedere alla misura? Pochissimi, solo chi ha una retribuzione superiore ai 1.900 euro. Considerando comunque una continuità lavorativa trentennale. Impossibile invece per i redditi bassi.
Pensione anticipata a 64 anni, quanto costa
A rendere sempre più difficile accedere alla pensione anticipata a 64 anni è l’irrigidimento dei requisiti, in particolare l’aumento della soglia legata all’assegno sociale. Nel 2024 è passata da 2,8 a 3 volte l’assegno, per una cifra superiore ai 1.600 euro, pur con una riduzione al 2,8 per le madri con un figlio e al 2,6 con almeno due figli. Dal 2025 al 2029 gli anni di contributi necessari per poter richiedere l’uscita anticipata passano da 20 a 25, di contribuzione effettiva se si utilizza la previdenza complementare. La soglia rimane a 3 volte l’assegno sociale, con le riduzioni per le madri. Dal 2030 si passa a 30 anni di contributi e l’importo minimo sale al 3,2 dell’assegno sociale, ai valori attuali circa 1.811 euro). Chi ha carriere discontinue o retribuzioni più basse, di fatto, è già tagliato fuori. Rispetto al 2022 quindi, secondo lo studio, ci sarebbe un aumento di oltre 500 euro.
Come si traduce questo aumento sul montante contributivo da raggiungere per poter anticipare l’uscita dal mondo del lavoro? Per passare dalla soglia 2022 a quella 2025, occorre accumulare 78 mila euro di montante in più, pari a circa 237 mila euro di retribuzione lorda aggiuntiva lungo la carriera. Per arrivare alla soglia del 2030 – ipotizzando una crescita dell’assegno sociale dell’1% – serviranno 128 mila euro di montante e quasi 400 milae uro di retribuzione lorda aggiuntiva.
Il Tfr per raggiungere il montante: perché non basta
All’evento di Affari&Finanza sulle pensioni dello scorso maggio, il sottosegretario al Lavoro leghista Claudio Durigon aveva lanciato la proposta di utilizzare il Tfr per raggiungere il montante necessario all’uscita anticipata. “I 64 anni possono diventare la nuova soglia della libertà pensionistica”, spiegava. Le condizioni, come detto, sono l’aumento degli anni di contributi e dell’importo soglia. Due condizioni che però hanno l’effetto di restringere la platea dei lavoratori candidabili all’ottenimento dei requisiti.
Chi, ad esempio, avrà maturato a 64 anni una pensione di 1.300 euro, avrebbe bisogno di una integrazione mensile di 316,07 euro, e di conseguenza di un montante Tfr di oltre 80 mila euro. Se la pensione maturata fosse di 1.500 euro, avrebbe bisogno di integrare al mese 116,07 euro, con un montante Tfr necessario di circa 30 mila euro. Se la pensione fosse di 1.550, l’integrazione mensile dovrà essere di 66,07 euro per un montante Tfr necessario di 16.881 euro. Nel 2030 poi questi numeri vanno ritoccati al rialzo, quando l’importo soglia salirà al 3,2 dell’assegno sociale e quindi a 1.811,78 euro.
Pensione anticipata con il Tfr: le simulazioni Cgil
Come mostrato dal calcolo dello studio Cgil nella tabella qui sotto, integrare con il Tfr il montante Inps necessario ad andare in pensione anticipata a 64 anni è efficace solo per i lavoratori con 40 anni di contributi e una retribuzione annua di almeno 30 mila euro, o con 25 anni di contributi ma almeno 50 mila euro di reddito.
“Dall’analisi condotta – conclude lo studio – emerge con chiarezza che l’ipotesi di utilizzo del Tfr a copertura del montante contributivo necessario non offre alcuna soluzione concreta al problema dell’accesso alla pensione anticipata. Infatti, anche sommando il Tfr maturato ai montanti contributivi calcolati nelle diverse ipotesi di retribuzione e anzianità, la maggior parte dei casi rimane ampiamente al di sotto della soglia richiesta. Solo con retribuzioni molto elevate e carriere lunghe si osserva un superamento, ma si tratta di situazioni residuali che non rappresentano la realtà della maggioranza dei lavoratori. Ne consegue che l’utilizzo del Tfr non costituisce uno strumento utile per ampliare l’accesso al pensionamento anticipato, confermando l’inadeguatezza di tale proposta".
"La maggioranza dei lavoratori – aggiunge Enzo Cigna responsabile dell'ufficio politiche previdenziali – non riesce a raggiungere la soglia. Con la retribuzione media del settore privato, pari a 23.700 euro annui, dopo 40 anni la pensione stimata è di 1.496 euro, ben al di sotto della soglia prevista per il 2030". E conclude Lara Ghiglione, segretaria confederale: "Il governo, da quando è in carica, ha fatto crescere l'importo soglia per il pensionamento anticipato nel sistema contributivo. Oggi prova a spacciare per soluzione un rimedio a un problema che esso stesso ha creato. Il vero nodo - sostiene - è quello della precarietà e dei salari”.