Passata la bufera sui dazi, le aziende del lusso mondiale si preparano a un autunno caldo e pieno di novità. Dalle passerelle dove debutteranno tanti nuovi creativi (il più atteso ti tutti è Demna Gvasalia di Gucci), alla Borsa dove i titoli hanno toccato durante l’estate minimi, tornando su valutazioni che non si vedevano da 15 anni. Analisti e investitori tornano a fare i conti su un settore che, per lo più, ha smesso di crescere a due cifre, ma ha ancora margini e flussi di cassa significativi.
Il 90% degli investitori interpellati da Deloitte continuerà a investire nel comparto, anche se i dazi avranno un impatto negativo con Nord America (35%), Europa (33%) e Asia (29%) tra i più esposti alle barriere commerciali. Ubs, che la scorsa settimana ha organizzato a Milano la sua Luxury conference (portata in Italia dal country head Riccarco Mulone), ha registrato adesioni record, con oltre 100 investitori provenienti da tutto il mondo. A prescindere dalle tariffe volute da Donald Trump…
Passata la bufera sui dazi, le aziende del lusso mondiale si preparano a un autunno caldo e pieno di novità. Dalle passerelle dove debutteranno tanti nuovi creativi (il più atteso ti tutti è Demna Gvasalia di Gucci), alla Borsa dove i titoli hanno toccato durante l’estate minimi, tornando su valutazioni che non si vedevano da 15 anni. Analisti e investitori tornano a fare i conti su un settore che, per lo più, ha smesso di crescere a due cifre, ma ha ancora margini e flussi di cassa significativi.
Il 90% degli investitori interpellati da Deloitte continuerà a investire nel comparto, anche se i dazi avranno un impatto negativo con Nord America (35%), Europa (33%) e Asia (29%) tra i più esposti alle barriere commerciali. Ubs, che la scorsa settimana ha organizzato a Milano la sua Luxury conference (portata in Italia dal country head Riccarco Mulone), ha registrato adesioni record, con oltre 100 investitori provenienti da tutto il mondo. A prescindere dalle tariffe volute da Donald Trump - che penalizzano soprattutto le griffe europee - la voglia di premiarsi dei super ricchi non finirà. Anche perché secondo Jp Morgan i super ricchi (gli high net worth individual, con un patrimonio da 30 milioni di dollari) sono concentrati proprio negli Stati Uniti (il 67% del totale, contro il 14% dell’Europa e il 7% della Cina) e continueranno a comprare beni di alta gamma, a prescindere dal ritocco dei prezzi introdotto dalle maggiori griffe già a partire da giugno, per compensare l’effetto dei dazi.
Il rallentamento della crescita del settore ha poi indotto le aziende a ripensare il modello di business, tagliare i costi e tirare il freno a mano sulle acquisizioni. A parte Prada che entro l’autunno perfezionerà l’acquisto di Versace da 1,25 miliardi, l’ondata di fusioni e acquisizioni si è fermata. Kering, ad esempio, ha rinviato l’acquisto del 70% di Valentino che ancora non ha, al 2028-2029. Deloitte calcola che nel 2024 sono stati firmati solo 333 deal (25 in meno rispetto al 2023, quando Kering aveva rilevato il primo 30% di Valentino).
E anche il primo semestre del 2025 ha confermato il trend di rallentamento, con 162 operazioni, il 14% in meno dello stesso periodo del 2024. Tuttavia, secondo le principali banche d’affari l’m&a potrebbe ripartire nel 2026, anche con operazioni di grosso calibro. Il primo banco di prova sarà la vendita del 15% di Giorgio Armani, che secondo le ultime volontà dello stilista scomparso il 4 settembre dovrà essere perfezionata tra il settembre 2026 e il marzo del 2027.
Dopo anni di forte rimbalzo post pandemia, Deloitte stima poi che le aziende del settore hanno registrato in media una lieve contrazione sia in termini di vendite (-2%) che di marginalità (-2,1%) principalmente a causa della frenata del mercato cinese e delle difficoltà delle auto di lusso. Peraltro se alcuni gruppi, e in particolare Kering, hanno sofferto una contrazione significativa dei ricavi, altri come Hermès, Prada e Brunello Cucinelli non hanno mai smesso di crescere a doppia cifra.
La ripresa dei consumi di alta gamma in Cina resta tuttavia l’incognita maggiore. «A luglio le vendite nella Cina continentale hanno registrato un minimo storico - fa notare Zuzanna Pusz, esperta del settore per Ubs - anche se le vendite di alcune categorie di prodotti di alta gamma, come i cosmetici e la gioielleria, sono tornate a crescere». Se però le vendite a Pechino sono calate, in Asia nuove aree geografiche come Giappone (che ha attratto lo shopping dei turisti cinesi), Corea del Sud e Thailandia hanno registrato aumenti significativi a doppia cifra. Stesso discorso per il Medio oriente e per l’India, dove le aziende del lusso hanno iniziato ad aprire nuove boutique per soddisfare la crescente domanda locale.
Secondo Bernstein e Ubs, se la Cina dovesse tornare a riprendersi, i primi marchi a beneficiarne sarebbero Lvmh, Burberry e Kering. Ma la ripartenza dello shopping di pechino sarebbe una buona notizia per tutto il settore, anche per le aziende più in difficoltà come Salvatore Ferragamo, che è l’unica nel grande firmamento dell’alta gamma che non è mai tornata a registrare i fatturati del 2019, ovvero prima della pandemia. Infine Jp Morgan è tornata ad alzare le stime su Cucinelli e Zegna che, a suo giudizio, hanno ancora spazio di crescita davanti. In un momento storico dove il lusso non ostentato (ovvero il quiet luxury) va più di moda delle griffe appariscenti, Jp Morgan scommette che gli investitori continueranno a spendere per l’altissima qualità e manifattura dei capi di Cucinelli e Zegna. Un discorso che vale anche per marchi come Loro Piana (Lvmh) e Brioni (Kering).
©RIPRODUZIONE RISERVATA