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La pressione fiscale sale al 42,5% dai dipendenti arrivano più tasse

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Occupati e nuovi contratti spingono l’Irpef, crescono l’Iva e l’Ires. Consumi fermi. L’Istat rivede a +1% il Pil del 2023, migliorano debito e disavanzo, aumenta il saldo primario
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ROMA – L’Italia cresce un po’ di più, ma la pressione fiscale continua a salire e le famiglie consumano sempre meno perché il potere di acquisto viene eroso da tasse e inflazione. L’Istat rivede al rialzo il Pil 2023, dall’iniziale +0,7 a +1%: tre decimi extra che valgono 11,2 miliardi di euro. Anche il 2024 beneficia dell’aggiornamento, con il Pil confermato a +0,7%, pari a 7,4 miliardi in più rispetto alla stima di marzo. Senza il piccolo salto del 2023, l’anno scorso sarebbe andata anche peggio.

Soddisfazione del Mef e ministro al Senato

Il Tesoro esprime «soddisfazione per la crescita all’1% del 2023». Ma le opposizioni incalzano: domani alle 15 il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti dovrà riferire in aula al Senato sull…

ROMA – L’Italia cresce un po’ di più, ma la pressione fiscale continua a salire e le famiglie consumano sempre meno perché il potere di acquisto viene eroso da tasse e inflazione. L’Istat rivede al rialzo il Pil 2023, dall’iniziale +0,7 a +1%: tre decimi extra che valgono 11,2 miliardi di euro. Anche il 2024 beneficia dell’aggiornamento, con il Pil confermato a +0,7%, pari a 7,4 miliardi in più rispetto alla stima di marzo. Senza il piccolo salto del 2023, l’anno scorso sarebbe andata anche peggio.

Soddisfazione del Mef e ministro al Senato

Il Tesoro esprime «soddisfazione per la crescita all’1% del 2023». Ma le opposizioni incalzano: domani alle 15 il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti dovrà riferire in aula al Senato sullo stato dell’economia italiana, alla vigilia del Documento programmatico di finanza pubblica previsto per il 2 ottobre e che da quest’anno sostituisce la Nadef. Intanto l’Upb ha trasmesso ieri i rilievi al Mef sul quadro tendenziale provvisorio che il ministero ha inviato all’authority dei conti pubblici il 16 settembre. Si tratta di un giudizio su deficit, debito e le altre variabili e sul loro andamento tendenziale, in assenza cioè della manovra.

Pressione fiscale alle stelle e fiscal drag

Come detto, i conti economici nazionali diffusi ieri da Istat contengono una notizia non buona per famiglie e imprese. La pressione fiscale sale dal 41,2 al 42,5%, ai livelli del 2020-2021. A spingerla non è solo l’Irpef, cresciuta con più occupati e salari, ma anche le imposte sulle imprese (Ires, Irap) e l’Iva. I consumi si fermano a +0,5%. Le retribuzioni migliorano, per il rinnovo dei contratti e le nuove assunzioni (+5,3%). Ma gli aumenti fanno scattare scaglioni più alti dell’Irpef: il drenaggio fiscale si mangia i guadagni.

La fine del Superbonus aiuta i conti

La sorpresa è il ritorno al saldo primario positivo (+0,5% del Pil) dopo il tonfo del 2023 (?3,5%), quattro punti più su. Si tratta della differenza tra entrate e uscite al netto degli interessi sul debito. Ancora più evidente la correzione del deficit, che quasi si dimezza: dal 7,2% del 2023 al 3,4% del 2024. Ora la sfida per il governo è portarlo al 3% o sotto già quest’anno, in anticipo sul 2026. Giorgetti ci crede. Il miglioramento è dovuto a due fattori: da un lato la corsa delle entrate fiscali e contributive (+5,8%), più del doppio del Pil nominale (+2,7%), dall’altro il crollo della spesa in conto capitale (?40%) per la fine del bonus facciate e il ridimensionamento del Superbonus.

Debito cresce meno, ma cresce ancora

Una combinazione che porta il debito al 134,9% del Pil, meno del 135,3% stimato a marzo ma ancora un punto sopra il 2023. E la spesa per interessi sul debito si impenna: +10,1% nel 2024. Dovrebbe migliorare quest’anno per via dei tassi più bassi. L’economia si muove a più velocità. Bene l’agricoltura (+2%), le costruzioni (+1,1%) spinte dal Pnrr, e i servizi (+0,8%). Male l’industria: ferma, non riesce a trainare la crescita. Sul fronte estero, le esportazioni si bloccano a zero dopo il +0,4% stimato a marzo, mentre le importazioni calano dello 0,4% invece del -0,7% precedente: un contributo appena positivo della domanda netta.

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