L'Ocse lima al ribasso allo 0,6% il Pil italiano nel 2026: "Il rigore di bilancio frena la crescita"
di Raffaele RicciardiMILANO – Dopo il Fondo monetario nel cuore dell’estate, anche l’Ocse riconosce che l’economia globale è andata meno peggio del previsto nella prima parte dell’anno funestata dal balletto al ritmo dei dazi di Trump, dalle guerre e tensioni geopolitiche, dagli attacchi all’indipendenza della Fed. Ma non per questo è ora il momento di abbassare la guardia.
Nel suo outlook globale intermedio, si sofferma anche sull’Italia, rimarcando come la stretta sui conti potrebbe penalizzare la crescita italiana nel prossimo anno. “L’espansione fiscale dovrebbe sostenere l’attività economica in Germania, mentre l’attesa fase di consolidamento in Francia e in Italia ne frenerà la crescita”, scrive l’Ocse. Quanto alle stime di crescita, per l’Italia, è confermata la stima di un Pil al +0,6% quest’anno e viene invece limata di 0,1 punti quella del prossimo, sempre al +0,6 per cento.
MILANO – Dopo il Fondo monetario nel cuore dell’estate, anche l’Ocse riconosce che l’economia globale è andata meno peggio del previsto nella prima parte dell’anno funestata dal balletto al ritmo dei dazi di Trump, dalle guerre e tensioni geopolitiche, dagli attacchi all’indipendenza della Fed. Ma non per questo è ora il momento di abbassare la guardia.
Nel suo outlook globale intermedio, si sofferma anche sull’Italia, rimarcando come la stretta sui conti potrebbe penalizzare la crescita italiana nel prossimo anno. “L’espansione fiscale dovrebbe sostenere l’attività economica in Germania, mentre l’attesa fase di consolidamento in Francia e in Italia ne frenerà la crescita”, scrive l’Ocse. Quanto alle stime di crescita, per l’Italia, è confermata la stima di un Pil al +0,6% quest’anno e viene invece limata di 0,1 punti quella del prossimo, sempre al +0,6 per cento.
Tornando all’anno in corso l’Organizzazione rimarca come in Francia e Italia abbiano rallentato i consumi privati, aggiungendo anche che il nostro Paese figura tra quelli in cui l’inflazione “alimentare” è salita maggiormente insieme a Sudafrica, Regno Unito, Corea del Sud e Indonesia
L’Organizzazione parigina scrive che la crescita globale “è stata più resiliente del previsto nella prima metà del 2025, in particolare in molte economie dei mercati emergenti”. Confermata anche la diagnosi fatta a Washington del fatto che “la produzione industriale e il commercio sono stati sostenuti da un anticipo degli acquisti in vista di dazi più elevati”. In aggiunta, “i forti investimenti legati all’intelligenza artificiale hanno rafforzato i risultati negli Stati Uniti e il sostegno fiscale in Cina” hanno compensato le debolezze su commercio e immobiliare.
Tradotto in soldoni, la crescita globale è cifrata dall’Ocse in discesa dal 3,3% del 2024 al 3,2% nel 2025 e al 2,9% nel 2026, “con la fine degli anticipi sugli acquisti e con l’effetto combinato di dazi più alti e di un’incertezza politica ancora elevata che frenano investimenti e commercio”. I numeri sono dunque visti al rialzo di 0,3 punti per quest’anno e confermati per il prossimo. Negli Usa la previsione è di una traiettoria che passa dal 2,8% del 2024 all’1,8% nel 2025 (+0,2 punti sul precedente outlook) e all’1,5% nel 2026 (invariato), “poiché la forte crescita degli investimenti nei settori ad alta tecnologia sarà più che compensata da dazi più elevati e dal calo dell’immigrazione netta”. Nell’Eurozona invece si prevede una crescita dell’1,2% nel 2025 e dell’1,0% nel 2026 (in miglioramento di 0,2 punti quest’anno e in peggioramento di altrettanti punti il prossimo), “con gli ostacoli commerciali e l’incertezza geopolitica parzialmente bilanciati da condizioni di credito più favorevoli”.
D’altra parte i dazi di Trump hanno portato l’aliquota tariffaria effettiva complessiva degli Stati Uniti a circa il 19,5% alla fine di agosto, il livello più alto dal 1933. E gli effetti non si sono ancora del tutto visti, anche se “risultano sempre più evidenti nelle scelte di spesa, nei mercati del lavoro e nei prezzi al consumo”. Il mercato del lavoro Usa segnala alcuni elementi di indebolimento, con i tassi vacanti in calo rispetto agli occupati, mentre l’aumento dei prezzi alimentari continua ad aleggiare sul processo di disinflazione. Nel continuo gioco di ombre e luci, bene i mercati finanziari, gli spread e la disponibilità di credito “tuttavia, i valori degli asset appaiono gonfiati e crescono le preoccupazioni sui rischi fiscali futuri”.
Nel futuro, l’Ocse vede ancora “rischi significativi”: ulteriori “aumenti dei dazi bilaterali, una recrudescenza delle pressioni inflazionistiche, una maggiore preoccupazione per i rischi fiscali o una forte rivalutazione dei rischi nei mercati finanziari potrebbero ridurre la crescita economica rispetto allo scenario di base. Le elevate e volatili valutazioni degli asset cripto rappresentano anch’esse un rischio per la stabilità finanziaria, data la crescente interconnessione con il sistema finanziario tradizionale. In senso positivo, la riduzione delle restrizioni commerciali o uno sviluppo e un’adozione più rapidi delle tecnologie di intelligenza artificiale potrebbero rafforzare le prospettive di crescita”.