Milano – Nel giorno in cui Mps chiude la sua Opas su Mediobanca con adesioni record, si viene a sapere che Unicredit ha ridotto la sua partecipazione in Generali fin sotto il 2%. La presenza a Trieste della banca guidata da Andrea Orcel era arrivata a un massimo del 6,7%, dichiarato in occasione dell’assemblea del 24 aprile scorso, quella tenuta per il rinnovo del consiglio. Orcel aveva dichiarato un primo 4% di azioni Generali a febbraio sostenendo che la costruzione della posizione era cominciata nel 2024, in vista di una possibile collaborazione commerciale con la compagnia di Trieste. Ma questa prospettiva era svanita di colpo a gennaio 2025 quando Philippe Donnet aveva annunciato la joint venture nell’asset management con il gruppo francese Natixis.
Una partnership sgradita a Orcel che ha incrementato la posizione in Generali fino al 6,7%, presentandosi in assemblea e votando per la lista di minoranza presentata da Francesco Gaetano Caltagirone. Il suo voto però non è stato deter…
Milano – Nel giorno in cui Mps chiude la sua Opas su Mediobanca con adesioni record, si viene a sapere che Unicredit ha ridotto la sua partecipazione in Generali fin sotto il 2%. La presenza a Trieste della banca guidata da Andrea Orcel era arrivata a un massimo del 6,7%, dichiarato in occasione dell’assemblea del 24 aprile scorso, quella tenuta per il rinnovo del consiglio. Orcel aveva dichiarato un primo 4% di azioni Generali a febbraio sostenendo che la costruzione della posizione era cominciata nel 2024, in vista di una possibile collaborazione commerciale con la compagnia di Trieste. Ma questa prospettiva era svanita di colpo a gennaio 2025 quando Philippe Donnet aveva annunciato la joint venture nell’asset management con il gruppo francese Natixis.
Una partnership sgradita a Orcel che ha incrementato la posizione in Generali fino al 6,7%, presentandosi in assemblea e votando per la lista di minoranza presentata da Francesco Gaetano Caltagirone. Il suo voto però non è stato determinante e a Trieste la lista vincente è stata quella presentata da Mediobanca che prevedeva la conferma dei vertici uscenti, Donnet e Andrea Sironi alla presidenza. Orcel ha confermato la sua ostilità nei confronti del management di Mediobanca e di Generali contribuendo al successo dell’Opas di Mps. Unicredit ha infatti acquistato un pacchetto di azioni Mediobanca pari al 2% che ha schierato nell’assemblea di Piazzetta Cuccia contro l’Ops su Banca Generali proposta da Alberto Nagel. Dunque per ben due volte, in assemblea Generali il 24 aprile e in assemblea Mediobanca il 21 agosto, Orcel ha girato le spalle a Mediobanca e si è allineato con Caltagirone e il governo Meloni.
Ora in molti nella comunità finanziaria si chiedono che cosa abbia ottenuto Orcel in cambio di questo posizionamento, visto che sta smontando le relative posizioni azionarie. Apparentemente nulla, se non plusvalenze monetarie, ma per esserne sicuri bisognerà aspettare ancora qualche mese. Almeno fino a quando si capirà il destino del 13,2% di Generali che è custodito nel bilancio di Mediobanca e che da ieri sera è ufficialmente caduto nell’orbita Mps. Scendendo al 2% Unicredit segnala che non ha bisogno di avere in portafoglio una quota più rotonda per stipulare eventuali accordi commerciali o di asset management con Generali. Tutto dipenderà da come Mps vorrà utilizzare quel 13,2%, ma una cosa è certa: è un pacchetto determinante per il controllo della compagnia triestina. Nell’aprile 2026 si svolgerà l’assemblea per l’approvazione del bilancio 2025 e non si può escludere che i principali soci di Mps, Caltagirone e Delfin (la finanziaria della famiglia Del Vecchio), presenti anche direttamente in Generali (con un 17% complessivo), approfittino dell’occasione per cambiare il cda che è stato eletto il 24 aprile scorso.
Se Orcel, in cambio del suo appoggio a Mps, non riuscirà a trovare qualche contropartita sul tavolo Generali, dovrà continuare a focalizzare le sue attenzioni sulla tedesca Commerzbank, di cui ha il 30%, o ritornare alla carica su Banco Bpm, sempre più vicina ai francesi del Crédit Agricole. Ma su entrambi i fronti deve fronteggiare la politica, tedesca e italiana, che finora si è opposta con tutte le forze alle sue iniziative.