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Manovra, le banche frenano sul contributo: “Non abbiamo rendite di posizione”

(ansa)

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Il presidente dell'Abi Antonio Patuelli, durante una lectio magistralis, mette in guardia sul settore creditizio italiano: “Abbiamo affrontato guerre, epidemie e catastrofi. Nuovi rischi di deterioramento”
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ROMA – Il messaggio non è direttamente rivolto al governo ma arriva proprio all’indomani delle parole del ministro Giancarlo Giorgetti che ha definito “assolutamente doveroso” il contributo delle banche alla manovra. Coinvolgendole nella definizione dei dettagli “in una logica di sistema, senza bullizzare nessuno”, un’ipotesi che così può trovare favorevole anche Forza Italia. La risposta delle banche è fredda e arriva dal presidente dell’Abi Antonio Patuelli nella lectio magistralis su “Etica ed economia” alla Link University a Roma. "Le banche non hanno rendite di posizione e vengono da anni difficilissimi per crisi di imprese e del debito sovrano, recessioni, epidemie, catastrofi naturali, guerre – ha detto Patuelli – cui hanno fatto e fanno fronte con grandi aumenti di capitale, accantonamenti e ristrutturazioni sempre socialmente rispettose e realizzate con costruttivi accordi con le rappresentanze sindacali".

ROMA – Il messaggio non è direttamente rivolto al governo ma arriva proprio all’indomani delle parole del ministro Giancarlo Giorgetti che ha definito “assolutamente doveroso” il contributo delle banche alla manovra. Coinvolgendole nella definizione dei dettagli “in una logica di sistema, senza bullizzare nessuno”, un’ipotesi che così può trovare favorevole anche Forza Italia. La risposta delle banche è fredda e arriva dal presidente dell’Abi Antonio Patuelli nella lectio magistralis su “Etica ed economia” alla Link University a Roma. "Le banche non hanno rendite di posizione e vengono da anni difficilissimi per crisi di imprese e del debito sovrano, recessioni, epidemie, catastrofi naturali, guerre – ha detto Patuelli – cui hanno fatto e fanno fronte con grandi aumenti di capitale, accantonamenti e ristrutturazioni sempre socialmente rispettose e realizzate con costruttivi accordi con le rappresentanze sindacali".

Patuelli: La solidità delle banche non è mai troppa”

Nessuna rendita quindi, anzi una serie di crisi durissime affrontate dal settore che hanno messo alla prova la sua tenuta. E le difficoltà non sono tutte alle spalle: “Per l'economia i rischi internazionali sono nuovamente cresciuti anche con crescenti problematiche nei cambi. Vi sono nuovi rischi di deterioramento del credito che necessitano di sempre prudenziali accantonamenti per il rafforzamento anche prospettico della solidità patrimoniale delle banche, premessa di economia solida”. Davanti a questi rischi, chiedere uno sforzo agli istituti è una questione delicata. "Salvo nel caso di una sola banca nazionalizzata – ha aggiunto – le altre hanno dovuto farsi carico delle forzate risoluzioni e degli altri oneri delle crisi e dei salvataggi di banche concorrenti”.

E ha concluso: “La solidità delle banche non è mai troppa. Devono essere solide per accompagnare la crescita economica e affrontare le stagnazioni e le recessioni”. Proprio su questo aspetto si gioca il coinvolgimento delle banche nei calcoli della manovra. Le agenzie di rating e l’Ocse hanno recentemente sottolineato e lodato gli sforzi del Paese nel contenere la spesa e migliorare i conti. Ma anche sottolineato i bassi ritmi di crescita dell’economia italiana. La quarta manovra del governo Meloni avrà il compito di dare un’accelerata, ma per coprire le misure allo studio è necessario anche il contributo delle banche.

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