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Apple accusa l'Europa: “Le regole antitrust hanno peggiorato prodotti e servizi”

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Secondo l’azienda di Cupertino il Digital Markets Act ha ritardato l'arrivo di servizi innovativi e avere reso i prodotti più esposti a rischi informatici, truffe. È l'ultima e più aggressiva mossa delle big tech contro le regole europee, attaccate anche dal presidente Usa Donald Trump
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Apple contro l’Europa. L’accusa: le nostre regole antitrust stanno peggiorando i suoi prodotti. Li hanno reso meno innovativi e più pericolosi. Così l’azienda ha chiesto ufficialmente all’Unione Europea di abrogare il Digital Markets Act (Dma), norme che sono entrate in vigore per contrastare abusi di potere nei mercati digitali.

Una mossa che ricorda quelle analoghe di altre big tech, anche contro le regole europee sull'intelligenza artificiale, anche se Apple è certo in prima linea nello scontro. In un clima politico, per altro, in cui al potere ora negli Usa c'è un presidente che dà loro man forte. Donald Trump ha più volte accusato l'Europa di avere regole penalizzanti con le aziende digitali americane, al pari di dazi.

Dalla traduzione simultanea ad Apple Maps, il ritardo dei prodotti

Il Dma – spiega l’azienda in un lungo testo pubblicato in inglese sul suo sito – ha peggiorato l’esperienza utente in Europa, rispetto a quella di altri Paesi. Ad esempio avrebbe obbligato Apple a…

Apple contro l’Europa. L’accusa: le nostre regole antitrust stanno peggiorando i suoi prodotti. Li hanno reso meno innovativi e più pericolosi. Così l’azienda ha chiesto ufficialmente all’Unione Europea di abrogare il Digital Markets Act (Dma), norme che sono entrate in vigore per contrastare abusi di potere nei mercati digitali.

Una mossa che ricorda quelle analoghe di altre big tech, anche contro le regole europee sull'intelligenza artificiale, anche se Apple è certo in prima linea nello scontro. In un clima politico, per altro, in cui al potere ora negli Usa c'è un presidente che dà loro man forte. Donald Trump ha più volte accusato l'Europa di avere regole penalizzanti con le aziende digitali americane, al pari di dazi.

Dalla traduzione simultanea ad Apple Maps, il ritardo dei prodotti

Il Dma – spiega l’azienda in un lungo testo pubblicato in inglese sul suo sito – ha peggiorato l’esperienza utente in Europa, rispetto a quella di altri Paesi. Ad esempio avrebbe obbligato Apple a ritardare l’arrivo di funzionalità come la traduzione in tempo reale su AirPods, il mirroring dell’iPhone verso dispositivi non Apple e caratteristiche avanzate di Apple Maps, perché l’azienda ha dovuto assicurare compatibilità con sistemi esterni, come appunto richiesto dal Dma. Apple denuncia che tali ritardi creano disparità per gli utenti europei rispetto ad altre aree.

“Più rischi per gli utenti”

Secondo l’azienda, l’apertura forzata dell’ecosistema Apple — che implica accettare app store alternativi, sistemi di pagamento esterni e interoperabilità con servizi concorrenti — ha anche il vantaggio di renderlo più vulnerabile. Espone gli utenti a malware, phishing, frodi e applicazioni malevole che non passano i controlli rigidi dell’App Store. Una situazione, da notare, comune per gli utenti Android, gli smartphone più diffusi al mondo.

Apple sostiene inoltre che il Dma impone che l’azienda risponda a richieste di accesso a dati sensibili (come storico delle reti Wi-Fi, notifiche, connessioni) da parte di terzi, anche quando questi accessi potrebbero compromettere la riservatezza degli utenti.

L’azienda degli iPhone ha da anni messo al centro della propria offerta competitiva la privacy e l’affidabilità – motivo per cui, secondo molti, è in ritardo con il lancio dell’intelligenza artificiale integrata negli smartphone.


Ci sono poi altri svantaggi, secondo Apple, di carattere concorrenziale. Gli obblighi antitrust europei uniformano l’offerta; riducono le differenze tra le piattaforme e scoraggiano l’innovazione. Costringere a compatibilità tecnica con concorrenti renderebbe difficile differenziarsi, per i produttori.

Una caratteristica tipica del mondo Apple, in effetti, è la forte integrazione tra software e hardware - tutto nelle mani della stessa azienda – e ora il Dma incrinerebbe questo principio. Messo in discussione, in realtà, anche dall’AI, dato che Apple sta pensando di integrare per la prima volta sistemi di terze parti, come Google Gemini, dato che non sembra in grado di realizzare una propria intelligenza artificiale all’avanguardia.

L’azienda lamenta infine che l’interpretazione del Dma da parte della Commissione sia mutevole, che le regole vengano cambiate “a valle”, generando incertezza legale, e che i costi di conformità siano elevati: risorse tecniche e organizzative sono impiegate per adeguarsi a obblighi anche non chiaramente definiti.

Apple ricorda che è già stata contestata dalla Commissione per pratiche legate all’articolo 5(4) del Dma, che impone ai gatekeeper (grosse aziende digitali) di consentire agli sviluppatori di reindirizzare utenti verso canali esterni (steering). In passato Apple aveva limitato la capacità degli sviluppatori di segnalare alternative al proprio App Store, e la Commissione ha ritenuto che ciò costituisca una violazione. L’azienda annuncia che impugnerà le decisioni e chiede che il Dma venga non solo corretto ma interamente abrogato, sostituito con uno strumento legislativo più adeguato alle complessità tecniche dei mercati digitali e alle esigenze di sicurezza e innovazione.

Questa offensiva legale si inserisce in un contesto di scontri continui tra le Big Tech e Bruxelles. Meta ha più volte criticato le restrizioni sui trasferimenti transatlantici di dati imposte dal Gdpr (il regolamento privacy) e ha minacciato in alcuni casi di limitare i servizi europei. Google ha contestato multe record per abuso di posizione dominante nei settori Shopping, Android e AdSense, sostenendo che le sanzioni penalizzano la capacità di innovazione. Amazon ha presentato ricorsi contro il regolamento Ue Digital Services Act. Contro i vincoli sulla trasparenza algoritmica. Microsoft ha dovuto alterare pratiche come l’integrazione tra Teams e Office dopo interventi dell’UE. Anche Apple stessa, in passato, ha impugnato ordini europei che la obbligavano ad aprire iOS ad app store alternativi e sistemi di pagamento esterni, sostenendo che tali obblighi siano sproporzionati e pericolosi per la sicurezza.

Lo scontro sull’Ai Act

Pure il regolamento AI Act è fonte di contrasto. Le piattaforme hanno esercitato pressioni per rallentamenti, moratorie e alleggerimenti degli obblighi, sostenendo che regole troppo stringenti rischierebbero di soffocare l’innovazione o indebolire gli investimenti. Gruppi di lobby tecnologiche, anche europee, lettere di dirigenti hanno chiesto all’Europa una moratoria sull’AI Act. Senza riuscirci. Meta ha ritardato il lancio di MetaAI e Google quello di AI Ovierviews per via delle nostre regole.

Da parte dell’Europa, invece, si difende la scelta normativa come essenziale per riequilibrare mercati digitali che da tempo sono concentrati in mano a pochi giganti. Bruxelles sostiene che la concorrenza ha bisogno di regole preventive (ex ante), che la libertà di scelta per utenti e sviluppatori deve essere protetta e che la governance dell’innovazione digitale non può fare affidamento esclusivo sul mercato.

Lo scontro con Apple, con la richiesta di abrogazione del Dma, diventa così una nuova tappa di una lunga partita politica, legale e tecnica sul modello digitale che l’Europa intende costruire, in bilico tra moderazione, tutela dei diritti e spinta all’innovazione.

Bisogna vedere se l'Europa riuscirà a tirare dritto oppure, complice anche il clima geopolitico, accetti di allentare le regole. Un momento rivelatorio si avrà a dicembre, quando la Commissione presenterà un pacchetto omnibus pensato proprio per semplificare le regole e così agevolare il business in Europa.

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