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Intelligenza artificiale

Il padre dell’Ai Act risponde a Draghi: “Sbagliato sospendere il regolamento”

Brando Benifei, europarlamentare del Partito Democratico
Brando Benifei, europarlamentare del Partito Democratico 

Intervista a Brando Benifei, europarlamentare Pd e relatore della legge europea sull’Intelligenza artificiale: “La legge non può essere snaturata, investire nelle imprese che fanno IA in Europa”

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Sospendere l’applicazione all’AI Act? “Non sono d’accordo”. Brando Benifei è tra i relatori della legge europea che ha normato l’intelligenza artificiale in Europa, l’AI Act. Europarlamentare del Partito democratico, ieri ha registrato le critiche di Mario Draghi alla sua legge. In particolare, Draghi ha messo in guardia da potenziali svantaggi e ha chiesto una sua sospensione.

Mario Draghi ha espresso un giudizio piuttosto critico nei confronti dell’AI Act, chiedendo una pausa alla sua applicazione. Sbaglia?

“Nel suo discorso Draghi ha detto che le pratiche vietate dall’Ai Act e il codice per i modelli più potenti sono stati approvati e ben recepiti. Ha ragione: in Europa non vogliamo controllo emotivo sui lavoratori, manipolazioni subliminali, sfruttamento indiscriminato del lavoro creativo, chatbot che incitano a suicidarsi o a commettere crimini e che possono facilmente generare pedopornografia. Quando invece si dice di sospendere l’applicazione delle regole per i sistemi ad alto rischio che è prevista per agosto 2026 non sono d’accordo”.

Perché?

“Si può ancora discutere del come e del quando, ma non del fatto che se ad esempio un medico usa un sistema IA per fare diagnosi e elaborare terapie o una istituzione pubblica lo usa per stabilire quali profili scartare per delle assunzioni, sia necessario verificare i dati dell’addestramento, la cybersicurezza e la capacità di controllo umano sul sistema”.

E chi deve verificare?

“Tocca agli sviluppatori a monte, come per qualunque prodotto che viene messo sul mercato e che non vogliamo che sia pericoloso per chi lo utilizza”.

Loro lamentano però che così è un freno allo sviluppo dei prodotti. E le voci critiche nei confronti della legge sono aumentate negli ultimi mesi. Si aspettava tante resistenze, a più livelli?

“In questi mesi i parlamenti di molti Paesi del mondo si stanno muovendo per adottare norme che riprendono in parte più o meno ampia l’AI Act, dal Brasile al Cile, dal Canada al Giappone. Si moltiplicano gli appelli a regolare con urgenza l’Ai nella direzione da noi intrapresa da premi Nobel come Hinton e dai maggiori studiosi mondiali della materia come Bengio e Russell. Certamente dobbiamo investire molto di più a livello europeo e sostenere le imprese che sviluppano in Europa: l’AI Continent Plan della Commissione Europea è un primo passo ma non basta”.

Cosa serve?

“Servono molte più risorse, come peraltro dice proprio Draghi. Io credo sia giusto correggere l’eccesso di burocrazia e complessità della normativa europea ad esempio sull’utilizzo dei dati, ma ciò riguarda solo marginalmente l’AI Act e non si può risolvere senza un salto di qualità politico. La semplificazione ha bisogno anche di una chiara impostazione valoriale e del posto che il nostro continente vuole avere nel mondo”.

L’Italia finora non ha fatto particolari resistenze alla legge. Pensa che l’atteggiamento del governo possa cambiare?

“L’Italia ha approvato il regolamento in sede di Consiglio e ha predisposto la legge nazionale per istituire le autorità di riferimento per l’Italia per l’applicazione delle norme. Deve accelerare nella costruzione della sandbox prevista dalla legge europea per sostenere le startup italiane del settore. Mi preoccupa la scarsa attenzione politica al tema, per esempio rispetto ai piani della vicina Francia, e anche il rischio che la normativa nazionale aggiunga qualche complicazione inutile e pesante per sviluppatori e utilizzatori nazionali”.

Pensa sia possibile accogliere, almeno in parte, la richiesta di Draghi?

“L’applicazione della normativa europea è ancora ai primi passi e a mio avviso potremo fare una valutazione fra qualche mese, certamente si può ragionare su dare qualche mese di tempo in più alle imprese per adeguarsi e individuare semplificazioni per le piccole e medie imprese per quanto riguarda l’ambito indicato da Draghi, quello relativo ai cosiddetti usi sensibili. Di questo discuteremo con la Commissione nei prossimi mesi, ma senza snaturare quanto è stato impostato, perché stiamo parlando di tutelare la nostra libertà, la nostra coesione sociale e le persone più vulnerabili”.