ROMA – Se l’Europa dei bilanci pubblici fosse un’aula di scuola, e per i professori dei rating in fondo lo è, si potrebbe dire che i voti degli alunni sono sempre più vicini. Restano alcuni primi della classe, Germania, Olanda e Lussemburgo, ma l’eccellenza delle valutazioni tripla A si è fatta sempre più rara. Gli altri “migliori” negli ultimi tempi hanno subito bocciature, molto gravi e non per forza terminate nel caso della Francia. Nel frattempo i somari, o i “maiali” come da acronimo Pigs, si sono decisamente ripresi. Grecia, Spagna, Portogallo e Italia hanno fatto i compiti a casa e guadagnato tutti promozioni, chi poche e chi molte, recuperando le gravi insufficienze di qualche anno fa.
i paesi europei secondo le agenzie di rating
Il risultato di questo doppio movimento, peggioramento in alto e miglioramento in basso, è che oggi le valutazioni dei Paesi europei registrano la minore divergenza dalla grande crisi d…
ROMA – Se l’Europa dei bilanci pubblici fosse un’aula di scuola, e per i professori dei rating in fondo lo è, si potrebbe dire che i voti degli alunni sono sempre più vicini. Restano alcuni primi della classe, Germania, Olanda e Lussemburgo, ma l’eccellenza delle valutazioni tripla A si è fatta sempre più rara. Gli altri “migliori” negli ultimi tempi hanno subito bocciature, molto gravi e non per forza terminate nel caso della Francia. Nel frattempo i somari, o i “maiali” come da acronimo Pigs, si sono decisamente ripresi. Grecia, Spagna, Portogallo e Italia hanno fatto i compiti a casa e guadagnato tutti promozioni, chi poche e chi molte, recuperando le gravi insufficienze di qualche anno fa.
i paesi europei secondo le agenzie di rating
Il risultato di questo doppio movimento, peggioramento in alto e miglioramento in basso, è che oggi le valutazioni dei Paesi europei registrano la minore divergenza dalla grande crisi dei debiti sovrani. Sui mercati la tendenza era già evidente da tempo, con la convergenza dei rendimenti dei titoli di Stato e la conseguente riduzione degli spread tra centro e periferia. Le più macchinose agenzie di rating la certificano con un ritardo che le rende meno rilevanti, ma non del tutto irrilevanti. Nel frattempo però avvertono anche che da qui in avanti sa
La prima metà della storia, quella virtuosa, è la riscossa degli ex Pigs, i Paesi che durante la grande crisi finanziaria erano finiti a un passo dal default, oppure oltre. Tutti, a cominciare da Grecia e Portogallo, hanno attuato dolorosissimi ma efficaci percorsi di austerità, stabilizzando i conti, raggiungendo un avanzo primario e mettendo il debito su una traiettoria discendente. Tutti, a cominciare da Spagna e Portogallo, stanno registrando dal Covid in avanti una crescita economica superiore alla media dell’eurozona.
Negli ultimi anni Atene e Lisbona hanno guadagnato promozioni in serie, le ultime recentissime, che le hanno prima portate fuori dal territorio spazzatura e poi ancora più in alto: oggi la prima ha un rating tripla B, la seconda è arrivata alla A. Fresche anche le promozioni di Standard & Poor’s e Fitch per Spagna (ad A+) e Italia (a BBB+). Eppure, scrive in una nota la stessa S&P Global, il movimento al rialzo dei Paesi del Mediterraneo sembra aver raggiunto «un picco» nel medio termine, come riflesso dagli outlook – cioè delle prospettive – quasi per tutti “stabili”. Un ulteriore salto di gradino richiederebbe un passo di riduzione del debito più significativo, quando invece per quasi tutti questo passo sta rallentando. Nel frattempo il contesto esterno si fa più difficile, tra la Bce che esaurisce il suo sostegno pandemico, i dazi e le altre incertezze geoeconomiche che frenano la crescita europea e l’impegno ad aumentare le spese militari che inevitabilmente peserà sui bilanci.
differenziali di rendimento a confronto
Il crollo della Francia
L’altra metà della convergenza, quella preoccupante, è il peggioramento dei Paesi un tempo considerati virtuosi. Il caso della Francia spicca per la gravità della crisi politica e finanziaria in cui è precipitata, con un deficit fuori controllo, un debito enorme ora esposto alla sfiducia dei mercati e una frammentazione partitica che al momento rende impossibile costruire una maggioranza attorno a un credibile (e quindi impopolare) piano di risanamento.
Parigi e Roma si sono scambiate i ruoli, si dice in una formula, e dopo che il mercato lo ha testimoniato azzerando il relativo spread (il sorpasso dei rendimenti francesi su quelli greci era già avvenuto l’anno scorso), ecco arrivare anche le decisioni delle agenzie di rating: Fitch ha tagliato quello francese ad A+ e pochi giorni dopo ha promosso l’Italia ad A-. Per Parigi potrebbero arrivare altri downgrade, avvertono gli analisti, specie se come logica pre-elettorale suggerisce lo stallo politico proseguisse: S&P ha al momento un voto AA- e un outlook negativo. Prospettive negative, per una situazione simile, le ha anche il vicino Belgio. Se scattassero le bocciature la convergenza tra Paesi europei proseguirebbe dal lato “sbagliato”. Ma va anche detto che gli altri primi della classe sono stabili: quelli doppia A come Austria e Finlandia, e quelli tripla A come Olanda, Lussemburgo e Germania, che nonostante il piano di investimenti del Cancelliere Merz e il ripensamento epocale sul “freno al debito” resta un emblema di solidità fiscale.
Più vicini, ancora lontani
Per quanto più lenti rispetto ai mercati, i giudizi delle agenzie di rating conservano un peso rilevante. Molti investitori istituzionali per esempio sono vincolati per statuto a impiegare i loro fondi solo su asset con una valutazione di eccellenza. Bocciature come quelle della Francia, specie se multiple, potrebbero costringerli a ribilanciare il portafoglio vendendo i suoi titoli di Stato. E magari spingerli a comprarne di più da Italia e Spagna.
A livello teorico una convergenza tra i Paesi dell’eurozona, nella sostenibilità del debito e nei rendimenti di bond, potrebbe anche rendere più praticabili i progetti di debito comune, visto che indebolisce le obiezioni dei Paesi frugali che per anni si sono rifiutati di mutualizzare il rischio con le “cicale” spendaccione.
Le differenze però, per quanto ridotte rispetto al passato, restano. E anche per l’evoluzione del quadro economico internazionale potrebbero tornare a vedersi - pure sui mercati - più di quanto stia succedendo ora. Il combinato delle guerre commerciali di Trump, dell’esaurirsi dei fondi del Pnrr, della necessità di aumentare le spese militari e di fattori strutturali come il progressivo invecchiamento della popolazione renderà assai più stretto in futuro il percorso dei Paesi più indebitati, e quindi con minori margini di bilancio. Mentre quelli con esposizioni più contenute avranno la possibilità di investire per rilanciare una crescita stagnante, il denominatore che nel medio e lungo periodo determina anche la sostenibilità del numeratore, cioè del debito. Sulla crescita, tallone d’Achille dell’Italia, si misurerà l’ulteriore convergenza tra i Paesi europei. Oppure le loro nuove divergenze.