ROMA – Il lavoro di cura non retribuito rappresenta l’85 per cento del lavoro non retribuito in Italia. La stima del totale delle ore di lavoro di cura diretto e indiretto in un anno in Italia è di 60,7 miliardi, con un valore monetario stimato di 473,5 miliardi di euro. Il 71 per cento di questo valore è prodotto dal lavoro di cura non retribuito delle donne. La stima dell’apporto del lavoro di cura non retribuito al Pil italiano si aggira intorno al 26 per cento. Sono i dati principali del report pubblicato oggi da Federcasalinghe e dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro.
Per le donne non si tratta quasi mai di una scelta, quanto di una “trappola”, che si prolunga in media per 13 anni. Questo vale in particolar modo per i quasi tre quarti delle donne che hanno…
ROMA – Il lavoro di cura non retribuito rappresenta l’85 per cento del lavoro non retribuito in Italia. La stima del totale delle ore di lavoro di cura diretto e indiretto in un anno in Italia è di 60,7 miliardi, con un valore monetario stimato di 473,5 miliardi di euro. Il 71 per cento di questo valore è prodotto dal lavoro di cura non retribuito delle donne. La stima dell’apporto del lavoro di cura non retribuito al Pil italiano si aggira intorno al 26 per cento. Sono i dati principali del report pubblicato oggi da Federcasalinghe e dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro.
Per le donne non si tratta quasi mai di una scelta, quanto di una “trappola”, che si prolunga in media per 13 anni. Questo vale in particolar modo per i quasi tre quarti delle donne che hanno partecipato all’indagine (74 per cento) contro il 60,3 per cento degli uomini. Al momento di intraprendere il lavoro di cura in ambito familiare, quasi i due terzi di tutte le persone intervistate (63,4 per cento), emerge dall’indagine, riteneva che avrebbe svolto tale lavoro in maniera temporanea. Ma poi l’”emergenza” diventa la quotidianità, e si prolunga per 13 anni e mezzo per le donne e quasi 10 anni per gli uomini. Molte caregiver, soprattutto tra i 40 e i 60 anni, si trovano schiacciate tra la cura dei figli e quella dei genitori anziani, con forti rischi di burnout.
Il 90% dei caregiver di adulti e anziani non autosufficienti sono donne, spesso esposte a un impegno superiore alle 55 ore settimanali e ad alto rischio di isolamento, stress e infortuni domestici. Per prendersi cura dei parenti anziani o malati sono moltissime le donne tra i 40 e i 60 anni che lasciano il lavoro in anticipo, senza tenere conto dei contributi necessari a ottenere una pensione dignitosa.
Ma c’è anche il 46,5 per cento delle madri intervistate che dichiara di aver dovuto lasciare il lavoro dopo la nascita del primo figlio. Nel complesso, in Italia oltre 3,2 milioni di persone inattive hanno dichiarato di essere fuori dal mercato del lavoro a causa delle responsabilità di cura; il 95,1% (oltre tre milioni) sono donne, gli uomini sono solo 149 mila.
Eppure il 59,7 per cento delle persone che ha partecipato all’indagine ha conseguito il diploma di scuola secondaria superiore e un altro 28,8 per cento ha una laurea. Ma per la stragrande maggioranza delle donne, le ragioni della mancata ricerca di un lavoro retribuito sono dovute alle mansioni di cura e ad altri motivi familiari (82,6 per cento).