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I tassi dei mutui hanno smesso di scendere: il fisso batte il variabile. Il confronto

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A differenza delle previsioni, lo sconto per i contratti indicizzati si aggira tra lo 0,5% e lo 0,9%. Troppo poco per rinunciare alla certezza della rata costante
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La riscossa del tasso variabile non c’è stata, almeno per ora. La stragrande maggioranza dei mutuatari continua a preferire il fisso a fronte di tassi che in linea generale hanno smesso di scendere. È la doppia sorpresa che si ricava dalla lettura degli ultimi dati relativi ai finanziamenti per l’acquisto degli immobili.

Tassi ai massimi da quasi un anno

L’ultimo Bollettino mensile dell’Abi segnala che ad agosto gli interessi sui mutui si sono attestati mediamente al 3,31%, rispetto al 3,2% di luglio. Si tratta del livello più alto da settembre 2024. Eppure nell’ultimo anno il tasso ufficiale si è sostanzialmente dimezzato, fino ad arrivare al 2,00%.

Come è stato possibile? Da una parte evidentemente il mercato aveva scontato in anticipo i tagli al costo del denaro che vi sono stati dall’autunno scorso in avanti. Dall’altra ha inci…

La riscossa del tasso variabile non c’è stata, almeno per ora. La stragrande maggioranza dei mutuatari continua a preferire il fisso a fronte di tassi che in linea generale hanno smesso di scendere. È la doppia sorpresa che si ricava dalla lettura degli ultimi dati relativi ai finanziamenti per l’acquisto degli immobili.

Tassi ai massimi da quasi un anno

L’ultimo Bollettino mensile dell’Abi segnala che ad agosto gli interessi sui mutui si sono attestati mediamente al 3,31%, rispetto al 3,2% di luglio. Si tratta del livello più alto da settembre 2024. Eppure nell’ultimo anno il tasso ufficiale si è sostanzialmente dimezzato, fino ad arrivare al 2,00%.

Come è stato possibile? Da una parte evidentemente il mercato aveva scontato in anticipo i tagli al costo del denaro che vi sono stati dall’autunno scorso in avanti. Dall’altra ha inciso il rialzo degli indici Irs, che sono il benchmark di riferimento per la costruzione dei mutui a tasso fisso. Questi ultimi sono sì influenzati dai tassi ufficiali, ma anche dalle aspettative future in merito agli stessi e dall’andamento dei titoli di Stato tedeschi. Quando i rendimenti dei Bund salgono – come accaduto dopo l’estate 2024 – l’Irs ne viene influenzato.

“Nel primo trimestre del 2025, l’Irs ha avuto un andamento altalenante: i mercati scontavano il fatto che si era vicini alla fine del taglio dei tassi della Bce dal momento che l’inflazione era rientrata intorno al 2%, ma vi era una forte incertezza sugli effetti più o meno depressevi dei dazi americani”, racconta Guido Bertolino, responsabile business development di MutuiSupermarket.it. “Con l’accordo estivo Usa-Ue sui dazi e l’intesa Nato sull’aumento della spesa militare, è stato escluso ogni scenario deflattivo e - di fatto annullato - lo spazio per un ulteriore taglio dei tassi. Da quel momento l’Irs è tornato gradualmente a salire scontando aspettative di aumento dei tassi nei prossimi 10-20 anni”.

Il mercato non crede a nuovi tagli e il variabile non sfonda

Al momento non si vedono spazi per un nuovo taglio a breve dei tassi da parte della Bce, in quanto l’inflazione è già in area 2,0% e non è chiaro quanto l’aumento della spesa militare a livello europeo potrà portare a un’accelerazione dell’inflazione. “Analizzando la curva dei futures (scommesse finanziarie sull’andamento futuro di un asset, ndr), l’aspettativa è che la Bce mantenga i tassi sui livelli attuali fino all’autunno 2027”, aggiunge Bertolino.

L’avvio dell’allentamento monetario da parte della Bce, risalente alla scorsa estate, aveva spinto molti analisti a stimare una riscossa del tasso variabile. Tuttavia, le statistiche dei comparatori indicano che l’incidenza del fisso è scesa solo di qualche punto dal 98-99% delle richieste totali al 94-95%. “Le banche applicano spread (in sostanza l’aggiunta rispetto al benchmark, ciò che rappresenta il guadagno per l’istituto, ndr) più bassi nel caso del fisso rispetto al variabile, con il risultato che oggi quest’ultimo costa appena tra lo 0,5% e lo 0,9%. Troppo poco per rinunciare alla certezza del fisso”, aggiunge il manager di MutuiSupermarket.it. A maggior ragione se si considerano le tante incognite a livello macro, a cominciare dall’impatto della guerra commerciale scatenata dagli Stati Uniti, che potrebbe portare a misure analoghe in Europa, con un impatto importante sul costo della vita.

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