TORINO – Una bibita senza zucchero tra le mani, un cognome curioso per un top manager internazionale («ma non credo di essere un discendente del filosofo») e lo sguardo dritto sul futuro dell’agricoltura: «La fattoria circolare è già realtà, però deve diventare sostenibile anche economicamente». Gerrit Marx è l’ad di Cnh ed è un manager con la valigia: il suo ufficio è in Illinois, nei weekend predilige la sua Baviera, «ma per la maggior parte del tempo mi trovate nei nostri stabilimenti». Compresi gli uffici di Torino, dove c’è la sede che si occupa dell’area Europa e Medio Oriente: è qui che il top manager, assieme al president “Emea” Markus Müller, racconta come va il mondo visto da un colosso dei mezzi per l’agricoltura e l’edilizia, presente in 170 mercati, dove fattura 19,8 miliardi l’anno grazie a oltre 35mila dipendenti.
Marx, lei ha guidato Iveco tra il 2022 e il 2024 e ha gestito lo spin-off di Cnh. All’epoca era preoccupato per le regole di sostenibilità imposte a camion e …
TORINO – Una bibita senza zucchero tra le mani, un cognome curioso per un top manager internazionale («ma non credo di essere un discendente del filosofo») e lo sguardo dritto sul futuro dell’agricoltura: «La fattoria circolare è già realtà, però deve diventare sostenibile anche economicamente». Gerrit Marx è l’ad di Cnh ed è un manager con la valigia: il suo ufficio è in Illinois, nei weekend predilige la sua Baviera, «ma per la maggior parte del tempo mi trovate nei nostri stabilimenti». Compresi gli uffici di Torino, dove c’è la sede che si occupa dell’area Europa e Medio Oriente: è qui che il top manager, assieme al president “Emea” Markus Müller, racconta come va il mondo visto da un colosso dei mezzi per l’agricoltura e l’edilizia, presente in 170 mercati, dove fattura 19,8 miliardi l’anno grazie a oltre 35mila dipendenti.
Marx, lei ha guidato Iveco tra il 2022 e il 2024 e ha gestito lo spin-off di Cnh. All’epoca era preoccupato per le regole di sostenibilità imposte a camion e furgoni. Ora che ha cambiato settore ha ancora questo problema?
«Anche l’agricoltura deve sottostare a determinate norme su emissioni e sicurezza. Siamo fieri di indirizzare il 75% dei nostri investimenti in tecnologie che portano a una gestione del suolo più sostenibile, raccolti più sani, minor uso dei fertilizzanti, minori emissioni. Sui carburanti alternativi stiamo facendo passi avanti, soprattutto sul biometano prodotto con i reflui degli allevamenti».
Il trattore elettrico ha un futuro?
«Solo in casi specifici, come le vigne, i meleti, gli aranceti. Per i lavori pesanti servono una potenza e una affidabilità che le batterie o le fuel cells all’idrogeno non ti danno. Meglio biodiesel o bioetanolo, che già oggi in Sudamerica viene prodotto con la canna da zucchero. In agricoltura l’obiettivo non è tanto ridurre i gas dei macchinari quanto piuttosto tagliare le emissioni di metano degli allevamenti, che sono 25 volte più dannose. Già oggi la fattoria sostenibile e circolare si può fare, non è un sogno. Ma deve diventare appetibile per gli agricoltori».
In che modo?
«Penso ad esempio a sostegni pubblici, oppure a un accesso preferenziale dei loro prodotti al mercato, legato proprio al fatto che sono più sostenibili».
Gerrit Marx, amministratore delegato Cnh
Gerrit Marx, amministratore delegato Cnh
Per gli agricoltori la sostenibilità non è una priorità?
«Investono anche su questo tema, ma non è ciò che più li preoccupa. In cima ai loro pensieri ci sono la redditività, gli impatti negativi dell’accordo Mercosur, i dazi, quanto produrrà l’agricoltura ucraina in caso di congelamento del conflitto, i prezzi delle sementi. In ogni caso, noi continueremo a investire in sostenibilità».
Cosa è in grado di fare un trattore oggi e cosa farà in futuro?
«Se parliamo di grandi coltivazioni, sono capaci di creare un gemello digitale del campo, su cui è possibile eseguire simulazioni che aiutano gli agricoltori a pianificare e a prendere decisioni in base all’umidità, alla conformazione del terreno e così via. Tutti i macchinari sono connessi tra loro, dialogano con satelliti e sensori, producono dati che vengono analizzati sul momento, sfruttano l’intelligenza artificiale. Soprattutto, dispongono di informazioni in tempo reale sul meteo, che consentono di capire quando è meglio seminare, fertilizzare, raccogliere: è un elemento chiave, perché il clima è la variabile più importante per un agricoltore. Tutte queste tecnologie sono già realtà e saranno sempre più efficaci e affidabili».
E sul trattore del futuro ci sarà sempre un agricoltore?
«Abbiamo già mezzi con sistemi di guida autonoma, possiamo far lavorare il trattore con una precisione di uno o due centimetri. Ma i macchinari completamente autonomi possono funzionare solo in casi molto specifici, in campi con elevata profittabilità e che richiedono azioni ripetute».
Gli agricoltori italiani sono abbastanza tecnologici?
«Sono più concentrati sulle condizioni difficili del mercato e su come migliorare la redditività. L’Italia è un mercato di trattori medio-piccoli, con poche aziende grandi e molti terreni collinari».
Come sta andando il mercato mondiale dei macchinari agricoli?
«Quello delle macchine da raccolta è pressoché dimezzato rispetto a qualche anno fa. Siamo al livello più basso, ma prevediamo che lo scenario evolva nel 2026. Sui trattori invece vediamo già la luce alla fine del tunnel».
Qual è la situazione dei vostri impianti italiani?
«L’Italia è un mercato super importante, qui a Torino abbiamo 1.200 dipendenti, a Modena ci sono un hub ingegneristico di eccellenza e un polo produttivo, a Jesi costruiamo i piccoli trattori, senza contare i colleghi che lavorano nel ramo edilizia. La nostra presenza qui è solida e non è in dubbio».
Come vede il futuro di Cnh?
«Sereno. Siamo fortunati ad avere un azionista di riferimento come Exor (che attraverso Gedi controlla Repubblica, ndr) perché ci permette di investire in tecnologie, pensare alla crescita di lungo periodo, creare opportunità per aumentare i volumi. Al tempo stesso, siamo quotati, quindi abbiamo accesso al mercato dei capitali. Questo assetto ci permette di fare sempre la cosa giusta».