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Vigna: “Un’addizione, non una transizione. Più scelta per i clienti”

L'ad Benedetto Vigna

 

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L’ad di Ferrari: “Meglio continuare a fare più modelli, con meno volumi e a prezzi esclusivi. Il nuovo piano prevede in media quattro veicoli l’anno”
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MARANELLO – «Non abbiamo fatto una transizione, ma un’addizione». Benedetto Vigna, amministratore delegato di Ferrari, spiega in questi termini l’arrivo di un’auto con le batterie integrate nel pianale e il marchio del Cavallino sul cofano.

Vigna, avete dato un primo assaggio di quello che sarà la Ferrari elettrica. Parla di addizione e non di transizione perché avete cambiato idea e ridimensionato le previsioni?

«Già nel 2022 avevamo deciso di non fare una transizione, puntando solo sull’elettrico, ma di fare un’addizione, aggiungendo l’elettrico alle altre motorizzazioni per allargare l’offerta e lasciare libertà di scelta ai nostri clienti. Non eravamo in tanti a dirlo».

Però nel nuovo piano strategico avete dimezzato la quota di offerta di elettrico, dal 40…

MARANELLO – «Non abbiamo fatto una transizione, ma un’addizione». Benedetto Vigna, amministratore delegato di Ferrari, spiega in questi termini l’arrivo di un’auto con le batterie integrate nel pianale e il marchio del Cavallino sul cofano.

Vigna, avete dato un primo assaggio di quello che sarà la Ferrari elettrica. Parla di addizione e non di transizione perché avete cambiato idea e ridimensionato le previsioni?

«Già nel 2022 avevamo deciso di non fare una transizione, puntando solo sull’elettrico, ma di fare un’addizione, aggiungendo l’elettrico alle altre motorizzazioni per allargare l’offerta e lasciare libertà di scelta ai nostri clienti. Non eravamo in tanti a dirlo».

Però nel nuovo piano strategico avete dimezzato la quota di offerta di elettrico, dal 40 al 20%. Perché?

«Prima si era ipotizzato un 20% di termico, un 40% di ibrido e un 40% di elettrico. I piani però sono come delle linee di mezzeria sulla strada. Senza, all’inizio si guida con difficoltà, ma non si possono seguire sempre, ci sono imprevisti e cambiamenti. Alla fine ci siamo trovati a fare più termiche».

Perché?

«Perché piace la varietà e l’unicità della nostra offerta, che ora comprende anche l’elettrico. I clienti vogliono scegliere. Crescono sempre di più le personalizzazioni che valgono circa il 20% del nostro fatturato auto. Meglio continuare a fare più modelli, con meno volumi e a prezzi esclusivi. Il nuovo piano prevede in media 4 auto l’anno con un’offerta mutata: 40% termico, 40% ibrido e 20% full electric».

Non era meglio aspettare?

«Ferrari ha il dovere di dimostrare che è capace di trasmettere emozioni uniche con qualunque tipo di motorizzazione. E poi noi vediamo l’opportunità di offrire questa vettura a persone che sono fuori dal nostro basket di clienti. È un nuovo filone che si è aperto».

Al pari del progetto con Soldini sulla Ferrari dei mari?

«Non abbiamo obiettivi commerciali sulla barca. Vogliamo solo gareggiare e vincere. Hypersail ci ha messo già nelle condizioni di realizzare sulle auto sportive da strada un qualcosa a cui non avremmo mai pensato. Nel giro di qualche anno lo vedrete».

Ci sarà un secondo modello a batterie dopo quello del 2026?

«Non diciamo quando ci sarà un secondo modello, ma ci sarà. Continueremo nello sviluppo».

Pensate a mercati particolari?

«Un modello giusto per la Cina dove sono abituati all’elettrico».

L’export su Pechino rallenta?

«Dopo la crescita post Covid si è stabilizzato. È una questione di tipo di vetture e di tassazione, stiamo lavorando sulla giusta offerta».

Su quali Paesi puntate?

«I trend sono positivi. Ci stiamo concentrando su Corea in modo diretto e poi Taiwan sta dando risultati. Effetto della crescita del mercato dei chip per l’IA».

Il mondo è cambiato, tra guerre, dazi e crisi. Come gestite l’incertezza che domina i mercati?

«La realtà attorno a noi è sempre mutevole. La risposta è una: essere agili. E poi essere veloci. Lasciare che sia il tempo a decidere è la peggior cosa che si possa fare. Siamo stati i primi ad annunciare nuove politiche commerciali verso gli Stati Uniti causa dazi. Lo abbiamo fatto a marzo, altri si sono mossi a giugno o luglio».

Se guarda al futuro cosa teme?

«Che ci si sieda sugli allori. Ferrari sta andando bene, siamo cresciuti molto, non vorrei che questo si trasformi nell’illusione della crescita continua senza sforzi e sacrifici. Dobbiamo evitare di dare per scontato il futuro».

Il Cavallino non si può concedere un pit-stop?

«Sì, certo, Vorrei però un pit-stop sotto i due secondi».

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