Orsini avverte il governo: “Serve una manovra poderosa e una visione a tre anni”
di Emma BonottiMILANO – Una manovra “poderosa”, che sappia guardare a un orizzonte di medio periodo e ascolti il “grido d’allarme dei giovani industriali”. È l’auspicio di Emanuele Orsini, presidente di Confindustria, per la finanziaria i cui cantieri sono ormai entrati nel vivo tra i palazzi romani.
L’avvertimento degli industriali
“Con un governo stabile abbiamo l'obbligo di avere una visione industriale del Paese, almeno a tre anni”, afferma Orsini dal convegno dei Giovani Imprenditori a Capri. “Serve una manovra poderosa, perché abbiamo bisogno che le nostre imprese possano fare investimenti. E lo stiamo dicendo in tutti i modi. Se facciamo come l'anno scorso...”, avverte.
A detta di Orsini, per trattenere imprese e imprenditori, il Paese (e il governo) deve in…
MILANO – Una manovra “poderosa”, che sappia guardare a un orizzonte di medio periodo e ascolti il “grido d’allarme dei giovani industriali”. È l’auspicio di Emanuele Orsini, presidente di Confindustria, per la finanziaria i cui cantieri sono ormai entrati nel vivo tra i palazzi romani.
L’avvertimento degli industriali
“Con un governo stabile abbiamo l'obbligo di avere una visione industriale del Paese, almeno a tre anni”, afferma Orsini dal convegno dei Giovani Imprenditori a Capri. “Serve una manovra poderosa, perché abbiamo bisogno che le nostre imprese possano fare investimenti. E lo stiamo dicendo in tutti i modi. Se facciamo come l'anno scorso...”, avverte.
A detta di Orsini, per trattenere imprese e imprenditori, il Paese (e il governo) deve investire sull’industria. “Va sostenuta l'attrattività dell’Italia, non solo per le aziende che devono arrivare dall'estero, ma soprattutto agli occhi dei nostri giovani”.
Giorgetti assente? “Mi auguro stiano lavorando alla manovra”
Il leader degli industriali si lascia poi sfuggire un commento sull’assenza del ministro dell’Economia all’evento. “Mi auguro che Giorgetti non sia qui ora perché sta lavorando per costruire una misura solida e con una visione di lungo termine”, ribadisce. Il suo discorso, previsto oggi in collegamento, è stato prima posticipato poi annullato.
Se il ministro fosse intervenuto al convegno, Orsini sa bene cosa gli avrebbe detto: “Sediamoci, e pensiamo al futuro del nostro Paese. Credo che Giorgetti voglia bene al nostro Paese e credo che la tenuta dei conti pubblici sia importante, che ci sono degli assetti politici da considerare e che con 16 miliardi la coperta è corta”. Ma oggi, incalza il presidente di Confindustria, bisogna puntare su “ciò che genera reddito e capacità di distribuzione”, ovvero “le imprese e l'industria”.
Promossi e bocciati
Orsini poi entra nei dettagli. Promuove il modello della Zes, che a suo avviso dovrebbe essere il “principe per la legge di bilancio del futuro: non c'è solo il rigore dei conti, che è importante”, serve anche “debito buono come quello della Zes”.
Critica, seppur indirettamente, l’attenzione riposta su alcune misure simbolo dei partiti della maggioranza, perché, dice, “la ricchezza del Paese non la fai con l'Irpef e le pensioni ma generando lavoro e rendendo l’Italia competitiva”: l’augurio è che “gli investimenti per l’industria siano al centro” della manovra.
Sugli stipendi, riconosce che ci sia del lavoro da fare da parte degli industriali, ma ritiene che “tutti debbano fare i compiti a casa: in Italia ci sono sono 22 milioni di lavoratori e noi ne rappresentiamo 5,6 milioni, che tra l’altro sono quelli pagati meglio di tutti”.
Quanto all’energia, tema caldo da ormai molti anni, Orsini si aspetta un intervento a giorni. “Altrimenti poi dopo ci chiediamo perché le imprese vanno via”, chiosa.