Il 2026 sarà un anno caldo sotto tanti punti di vista, anche per chi si sposterà su e giù per lo Stivale. Nella Manovra 2026, infatti, c’è una “bella” novità per la tassa di soggiorno, che cambia a tutti gli effetti pelle. Se da un lato infatti i Comuni potranno incassare di più, dall’altro lo Stato, per volere del governo Meloni, si tratterrà una fetta del bottino: ben il 30% dei ricavi extra finirà infatti nelle casse centrali, destinato – in teoria – a fondi per l’inclusione e l’assistenza ai minori. Così, c’è già chi addita la nuova operazione di Palazzo Chigi come “esproprio turistico”.
Non solo. Anche nel 2026 i Comuni avranno la possibilità di ritoccare verso l’alto la tassa di soggiorno. Lo dice chiaramente la bozza del Dl Anticipi approvata in Consiglio dei ministri, che di fatto prolunga di un altro anno la stagione inaugurata con la Manovra 2024.
Quanto può aumentare la tassa di soggiorno
La nuova tassa di soggiorno, che promette un gettito da record che fa gola a tutti, riaccende lo scontro tra Roma e le amministrazioni locali. Per i Comuni è una risorsa preziosissima, per lo Stato un’occasione di introito particolarmente ghiotto. Solo per i viaggiatori significa un conto più salato sul comodino.
La cornice non cambia rispetto agli ultimi mesi: i capoluoghi possono spingersi fino a 7 euro a notte, mentre nelle città d’arte il tetto sale a 12 euro. E dal momento che verranno prorogate le disposizioni introdotte nel 2025 per il Giubileo, in occasione dei Giochi olimpici e paralimpici invernali Milano-Cortina 2026, i Comuni che li ospiteranno potranno aumentare l’”obolo” fino a 5 euro a notte a persona. Tradotto: a Milano, dove il tetto massimo oggi è 7 euro, si potrà arrivare a 12; a Venezia si potrà passare agevolmente da 10 a 15 euro.
Non è un obbligo, evidentemente, ma una facoltà che certamente molte città non si lasceranno scappare. Ogni Comune deciderà se e quanto avvicinarsi al massimale, in base alla propria pressione turistica e agli equilibri di bilancio. È qui che vedremo le differenze: c’è chi sceglierà di restare dov’è e chi, magari in alta stagione o limitatamente ad alcune categorie ricettive, alzerà l’asticella.
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Dove finiranno i soldi
La ripartizione del maggior gettito 2026 segue una logica precisa. Il 70% resta nelle casse comunali, con un vincolo d’uso che guarda al turismo e ai servizi: manutenzione delle strade e degli spazi pubblici, fruizione e recupero dei beni culturali e ambientali, trasporto locale, pulizia e gestione dei rifiuti.
Il restante 30% verrà invece assorbito dal bilancio dello Stato e destinato a due capitoli sociali sensibili: il Fondo unico per l’inclusione delle persone con disabilità e il sostegno ai minori accolti nelle case famiglia. In altre parole, in questa nuova veste, il prelievo sul pernottamento non si limiterebbe a finanziare il decoro delle aree più visitate, ma contribuirebbe anche a finanziare politiche di inclusione.
La misura non arriva a sorpresa: si parla davvero di un sacco di soldi. Già nel 2025 la tassa di soggiorno aveva toccato livelli record: oltre 1 miliardo e 186 milioni di euro incassati, con un balzo del 15,8% sull’anno precedente. Ora, nel 2026, gli esperti stimano di sfiorare quota 1,3 miliardi. Un fiume di denaro alimentato da milioni di pernottamenti, weekend mordi e fuggi e soggiorni extra-lusso nelle città d’arte. Il fronte del “no”: sindaci e albergatori in rivolta
Le proteste dell’Anci
Il malumore è palpabile. L’Anci, l’associazione dei Comuni, contesta la mossa di aumentare di dirottare alle casse statali una parte del maggior gettito: “Così si toglie autonomia finanziaria agli enti locali”, ha detto il presidente Gaetano Manfredi, sottolineando che la tassa era nata per compensare i costi dell’overtourism – dai rifiuti alla manutenzione dei monumenti – e non per coprire voci di spesa nazionale. “Ciò che il governo propone ci sembra una soluzione tampone e incerta nel quantum che scarica sui bilanci comunali una spesa che spetta allo Stato”.
Il no delle imprese
Anche il fronte delle imprese turistico-ricettive va all’attacco. Confindustria Alberghi, Assohotel, Faita e Federalberghi leggono nella proroga per il 2026 delle misure incrementali “un segnale opposto” rispetto alle attese di riduzione della pressione fiscale. Il rinnovo dell’incremento di 2 euro, nato in occasione del Giubileo 2025, per le associazioni equivale a un aumento tra il 20% (da 10 a 12 euro) e il 40% (da 5 a 7 euro), con un capitolo a parte per le località delle Olimpiadi e Paralimpiadi invernali, dove le indiscrezioni parlano di un +140% (da 5 a 12 euro). “Sono valori stellari, che si commentano da soli. Uno svarione che confidiamo venga corretto già in questa fase”. La richiesta al Governo è duplice: non inasprire ulteriormente il prelievo e vincolare una parte del gettito alla riqualificazione delle imprese turistiche, come prevede la legge ma “spesso disapplicata dai Comuni”, oltre a snellire gli oneri amministrativi ed economici per chi materialmente riscuote l’imposta.
Sulla stessa linea le associazioni di categoria. Assoturismo Confesercenti parla di “provvedimento inopportuno in un momento di stagnazione della domanda interna” e teme che l’aumento generalizzato possa frenare il turismo domestico, colpendo le famiglie e le piccole strutture ricettive. “Aumenti insensati” li bolla Assoturismo, che sottolinea come “quest'anno anche grazie al Codice Identificativo Nazionale (Cin), che ha reso più trasparente e visibile l'offerta di case vacanze e affitti brevi, il gettito dell'imposta di soggiorno dovrebbe crescere in maniera rilevante”. Non ci sarebbe dunque alcun motivo di intervenire con ulteriori aumenti, spiegano. “È necessario, piuttosto, sostenere la competitività del sistema, investendo nella qualità dei servizi, nella promozione e nella valorizzazione del territorio”.
Sul piede di guerra anche il Codacons, che parla di “regalo per i Comuni e danno per il turismo”. Per il 2025 si prevede una crescita con entrate che dovrebbero sfiorare quota 1,2 miliardi di euro, “un tesoretto per i Comuni italiani che cresce di anno in anno, ma su cui manca del tutto la trasparenza circa l'uso che le amministrazioni comunali fanno di tali risorse, con il rischio che i proventi della tassa siano utilizzati dagli enti locali per coprire buchi di bilancio, in violazione della normativa di settore”.
Quanto si pagherà nel 2026 nelle città italiane
Vediamo le nuove tariffe previste per le quattro grandi capitali del turismo italiano.
A Roma la tassa di soggiorno continuerà a viaggiare su cifre altissime: 4 euro per gli hotel a una stella, 5 euro per i due stelle, 6 euro per i tre. Le strutture a 4 stelle saliranno a 7,50 euro, mentre gli hotel di lusso toccheranno quota 10 euro a notte. Una cifra che rende la Capitale una delle città più care d’Europa.
Firenze conferma gli aumenti introdotti nel 2025, usandoli per finanziare la cura dei beni artistici. Da 3,50 euro per gli hotel 1 stella a 8 euro per i 5 stelle. Gli affittacamere e i B&B pagheranno circa 4 euro. Un piccolo balzello, dice il Comune, per “contenere l’assalto” dei turisti nei mesi estivi.
Milano punta sulla “tassa olimpica”: l’aumento straordinario legato ai Giochi invernali e agli eventi internazionali resterà anche nel 2026, tanto che si parla di portare la tassa addirittura a 10 euro, come nella Capitale. Gli hotel 4 e 5 stelle si attestano attorno ai 7 euro a notte, B&B e appartamenti turistici sui 6,30 euro, campeggi e ostelli sfiorano i 3,50 euro. “Servirà a finanziare i servizi pubblici e il potenziamento dell’offerta culturale”, spiegano da Palazzo Marino.
A Venezia il balzello si muove su una scala flessibile e stagionale: B&B e affittacamere pagano tra 2 e 3 euro, fino a 4,50 nei mesi estivi. Appartamenti e strutture turistiche vanno dai 3 ai 5 euro. Gli hotel di lusso arrivano a 7,50 euro. A questo si aggiunge il celebre contributo d’accesso da 5 euro per chi entra in giornata, misura che tornerà attiva la prossima primavera.
E nel resto d’Italia? Anche Napoli, Bologna e alcune località della Riviera ligure, come Portofino e Santa Margherita Ligure, stanno rivedendo i loro tariffari, pronte a toccare o superare la soglia dei 5 euro a notte. Secondo gli osservatori, il 2026 sarà l’anno con la rete di tassazione turistica più estesa di sempre: oltre 1.200 Comuni italiani applicheranno l’imposta, 80 in più rispetto al 2025.
Dove si paga di più oggi
Ecco la classifica aggiornata a ottobre 2025 delle città italiane con la tassa di soggiorno più alta (in euro per notte e persona):
| Città | Tassa media 2026 |
| Roma | 10 |
| Firenze | 8 |
| Milano | 7 |
| Venezia | 7,5 |
| Napoli | 5 |
| Bologna | 4,5 |