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Buoni pasto, la soglia di esenzione sale a 10 euro per quelli elettronici. Ecco le regole

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Nella Manovra si prevede l’innalzamento da 8 a 10 euro, mentre i cartacei sono fermi a 4. Novità per 3,5 milioni di lavoratori, Orlandini (Anseb): “Importante per il potere d’acquisto”
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MILANO – Il pressing delle aziende dei ticket restaurant è andato a segno e la manovra per il prossimo anno prevede l’invocato aumento della soglia di esenzione fiscale dei buoni pasto, che salirà da 8 a 10 euro nella versione elettronica. Resta invece a 4 euro l’esenzione per i buoni cartacei, che già da tempo sono “penalizzati” nel tentativo di favorire la diffusione dei loro cugini digitali.

In attesa dei testi ufficiali, la notizia è stata affidata al comunicato del governo diffuso dopo il Consiglio dei ministri che ha approvato la finanziaria, venerdì sera. Già prima della manovra, in questo senso si stava muovendo il Parlamento. La novità impatta sui tre milioni e mezzo di lavoratori (di cui 700mila pubblici) che usufruiscono dei ticket, alimentando una filiera da 4,5 miliardi di euro di mercato.

La misura era richiesta alla luce di diverse considerazioni. In primo luogo, la situazione era stata aggiornata per l’ultima volta nel 2020 ma da lì in avanti l’inflazione si è a…

MILANO – Il pressing delle aziende dei ticket restaurant è andato a segno e la manovra per il prossimo anno prevede l’invocato aumento della soglia di esenzione fiscale dei buoni pasto, che salirà da 8 a 10 euro nella versione elettronica. Resta invece a 4 euro l’esenzione per i buoni cartacei, che già da tempo sono “penalizzati” nel tentativo di favorire la diffusione dei loro cugini digitali.

In attesa dei testi ufficiali, la notizia è stata affidata al comunicato del governo diffuso dopo il Consiglio dei ministri che ha approvato la finanziaria, venerdì sera. Già prima della manovra, in questo senso si stava muovendo il Parlamento. La novità impatta sui tre milioni e mezzo di lavoratori (di cui 700mila pubblici) che usufruiscono dei ticket, alimentando una filiera da 4,5 miliardi di euro di mercato.

La misura era richiesta alla luce di diverse considerazioni. In primo luogo, la situazione era stata aggiornata per l’ultima volta nel 2020 ma da lì in avanti l’inflazione si è abbondantemente seduta alla tavola degli italiani. E per questo le aziende chiedevano una revisione dei livelli di esenzione, facendo presente che ormai il costo di una pausa pranzo è nell’ordine dei 12 euro e mezzo. Ulteriore argomento, il fatto che in Europa ci si sia ormai attestati a una media di esenzione di 11 euro.

Argomenti che paiono aver fatto breccia nel governo. Matteo Orlandini, presidente Anseb, l’Associazione nazionale società emettitrici buoni pasto, esprime comprensibile soddisfazione: “In attesa dell’avvio dell’iter parlamentare della manovra di bilancio – ci dice – accogliamo con favore l’intenzione annunciata dal Governo di rafforzare il valore del buono pasto. È una misura che rappresenterebbe un passo importante per il sostegno al potere d’acquisto del ceto medio, per la competitività delle imprese e per il rilancio dei consumi”.

Poche settimane fa, uno studio realizzato da Teha Group (The European House - Ambrosetti) in collaborazione con Edenred Italia (società specializzata proprio in questo genere di benefit aziendali) aveva analizzato l’impatto di una estensione della soglia a 10 euro nel 2026: a fronte di un costo aggiuntivo della misura per lo Stato che oscilla tra i 75 e i 90 milioni di euro, si avrebbe un aumento dei consumi tra 1,7 e 1,9 miliardi, che comporterebbe un maggior gettito Iva compreso tra 170 e 200 milioni. Quindi il beneficio netto finale per le casse pubbliche sarebbe di 95-110 milioni.

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