La manovra del governo Meloni porta con sé una stretta sulla tassazione degli affitti brevi, che sale al 26% per tutti gli immobili messi sul mercato, con adeguamento a quel livello anche per i sostituti che svolgono attività di intermediazione immobiliare o gestiscono portali telematici. La norma sopprime dunque la riduzione della cedolare secca al 21% per uno degli immobili, a scelta del contribuente: 26% per tutti. Si segnala anche la proroga al 2026 della possibilità per i capoluoghi di provincia di ritoccare al rialzo l’imposta di Soggiorno.
Quali sono gli “affitti brevi”
Sotto il cappello degli “affitti brevi”, ricordiamo, dal giugno del 2017 rientrano i contratti di locazione di immobili abitativi della durata non superiore ai …
La manovra del governo Meloni porta con sé una stretta sulla tassazione degli affitti brevi, che sale al 26% per tutti gli immobili messi sul mercato, con adeguamento a quel livello anche per i sostituti che svolgono attività di intermediazione immobiliare o gestiscono portali telematici. La norma sopprime dunque la riduzione della cedolare secca al 21% per uno degli immobili, a scelta del contribuente: 26% per tutti. Si segnala anche la proroga al 2026 della possibilità per i capoluoghi di provincia di ritoccare al rialzo l’imposta di Soggiorno.
Quali sono gli “affitti brevi”
Sotto il cappello degli “affitti brevi”, ricordiamo, dal giugno del 2017 rientrano i contratti di locazione di immobili abitativi della durata non superiore ai 30 giorni, stipulati dalle persone fisiche direttamente o con un intermediario, pure telematico: sono i classici “Airbnb” o le case-vacanza. Riguardano solo le case situate in Italia, pertinenze incluse, e possono anche includere servizi quali la pulizia o la fornitura di beni (lenzuola) e servizi (wi-fi).
Perché non diventi attività d’impresa, il limite è di avere quattro appartamenti al massimo sul mercato.
Per questi contratti esiste la possibilità di versare una cedolare secca, con l’imposta sostitutiva calcolata sull’intero importo messo a contratto, che evita il pagamento di Irpef, addizonali regionali e comunali.
Le novità della manovra
L’articolo 7 della bozza della manovra prevede un intervento sul decreto legge 50 del 2017 (legge 96 del giugno dello stesso anno). Dal periodo d’imposta 2026 si sopprime la riduzione al 21 per cento dell’aliquota “per i redditi derivanti dai contratti di locazione breve relativi a una unità immobiliare individuata dal contribuente in sede di dichiarazione dei redditi”. Resta dunque il livello del 26%, per tutti gli immobili affittati (sempre entro il limite di quattro, oltre il quale scatta la necessità di aprire la Partita Iva).
Di conseguenza, si adegua anche anche il ruolo di sostituto d'imposta per le piattaforme di intermediazione immobiliare – o i portali web – che, dal prossimo febbraio, tratterranno come ritenuta il 26 per cento dell’affitto.
Stando alle statistiche sulle dichiarazioni dei redditi del 2023 del Mef, citate dalla webzine delle Entrate Fiscooggi, i redditi derivanti da contratti di locazione breve stipulati da comodatari ed affittuari (circa 30mila) hanno generato un imponibile di 438 milioni di euro, con una media di 14mila euro annui lordi.
L’Imposta di soggiorno
Sempre nell’intreccio tra tassazione e turismo rientra poi la possibilità – confermata per i comuni capoluogo di provincia – di incrementare la tassa di soggiorno fino a 2 euro per notte salendo così a quota 7, che diventano 12 per le città d’arte ma possono raggiungere i 15 in occasione degli eventi straordinari come il Giubileo di Roma. Il 70% del gettito aggiuntivo deve andare alle attività turistiche, il restante 30% per le esigenze dei ragazzi con disabilità e all’assistenza dei minori in genere.