Economia

Banche: tassa extra sui dividendi, colpite le holding. Lo stupore delle quotate

Banche: tassa extra sui dividendi, colpite le holding. Lo stupore delle quotate

Nel testo della manovra il dietrofront rispetto alle norme introdotte da Giulio Tremonti nel 2003 con la cosiddetta “partecipation exemption”, che mirava a eliminare la doppia imposizione fiscale

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MILANO – La manovra 2026 riscrive una regola che in Italia era consolidata da oltre vent’anni. E scatena la reazione del mondo finanziario. La norma inserita nel testo prevede che le holding che hanno partecipazioni sotto il 10% in una società non debbano più pagare l’1,2% delle cedole ricevute dalle controllate, come succede adesso, ma debbano invece versare il 24%. Un dietrofront netto rispetto alle norme introdotte da Giulio Tremonti nel 2003 con la cosiddetta “partecipation exemption”, che mirava appunto ad eliminare la doppia imposizione fiscale. E proprio il tema della doppia imposizione, secondo alcuni esperti, potrebbe rendere facilmente attaccabile la nuova norma di fronte alla Corte Costituzionale. Assonime, l’associazione delle società quotate, ad esempio, ha accolto con molto stupore la novità spuntata nella manovra, che considera incoerente con i principi della riforma fiscale.

Quanto pesa la doppia imposizione

A essere colpiti sono soggetti come le holding familiari, i family office e tutti quelli che detengono partecipazioni finanziarie che siano appunto sotto il 10%, come ad esempio grandi investitori in banche e assicurazioni. Se queste partecipazioni sono sopra il 10%, nulla cambia. Ma se si trovano sotto quella soglia, l’onere fiscale esplode: 100 euro di utile di una società diventano 76 dopo l’Ires; senza esenzione la holding paga di nuovo il 24% sui 76 euro (18,24 euro), scendendo a 57,76 euro; se poi distribuisce il dividendo ai soci persone fisiche, l’imposizione del 26% porta al traguardo solo 42,74 euro.

Di fronte a questo quadro la prospettiva è che molte holding si affidino a fondi, per i quali non vale la nuova norma. Inoltre, rischia di essere disincentivata la partecipazione azionaria in società italiane che finora aveva goduto di un trattamento fiscale privilegiato sui dividendi rispetto alle partecipazioni detenute in società estere. Per lo Stato invece aumentano le entrate: 983,2 milioni nel 2026 e 1 miliardo circa in ciascuno degli anni 2027 e 2028, secondo la relazione tecnica

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