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Radchenko: “Pechino vuole la tregua sui dazi ma non la pace con Mosca”

Il presidente della Cina, Xi Jinping 

 

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Lo storico della Johns Hopkins University: l’interesse condiviso è interrompere l’escalation sull’economia però il Dragone non accetta di vedere Putin sconfitto
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ROMA – L’ incontro fra Donald Trump e Xi Jinping servirà quanto meno a creare la cornice di un accordo che interrompa l’escalation dei dazi reciproci. Ma l’elefante nella stanza resta la Russia. Dopo le sanzioni imposte da Washington contro i maggiori produttori di petrolio russi, Rosneft e Lukoil, le compagnie cinesi hanno ridotto l’acquisto di greggio trasportato da Mosca via mare, è vero. Ed è certamente uno sviluppo interessante. Ma dobbiamo ancora capire se si tratta di un impegno a lungo termine». Sergej Radchenko è lo storico russo-britannico esperto di Guerra Fredda e rapporti tra Cina e Russia, professore presso l’Henry Kissinger Center for Global Affairs della Scuola di studi universitari avanzati della Johns Hopkins University.

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ROMA – L’ incontro fra Donald Trump e Xi Jinping servirà quanto meno a creare la cornice di un accordo che interrompa l’escalation dei dazi reciproci. Ma l’elefante nella stanza resta la Russia. Dopo le sanzioni imposte da Washington contro i maggiori produttori di petrolio russi, Rosneft e Lukoil, le compagnie cinesi hanno ridotto l’acquisto di greggio trasportato da Mosca via mare, è vero. Ed è certamente uno sviluppo interessante. Ma dobbiamo ancora capire se si tratta di un impegno a lungo termine». Sergej Radchenko è lo storico russo-britannico esperto di Guerra Fredda e rapporti tra Cina e Russia, professore presso l’Henry Kissinger Center for Global Affairs della Scuola di studi universitari avanzati della Johns Hopkins University.

Donald Trump è in Asia con l’obiettivo di fermare due guerre: quella commerciale con Pechino, ma anche quella fra Russia e Ucraina. Ha detto esplicitamente di voler chiedere aiuto a Xi in tal senso.

«La Cina non è interessata a vedere l’alleato russo perdere in Ucraina. La sua posizione è chiara a prescindere da quanti incentivi e pressioni l’amministrazione americana possa mettere sul tavolo. Trump non ha nulla da usare contro la Cina per convincerla a spingere Mosca a fermare la guerra. Ma Trump s’illude da tempo di poter ottenere l’appoggio cinese: già durante il suo primo mandato chiese a Xi aiuto con la Corea del Nord e non lo ottenne. La realtà è che Pechino non ha interesse ad aiutare gli Stati Uniti e l’Occidente in generale».

Perché?

«I cinesi non hanno interesse a una pace di Mosca con l’Occidente. Il conflitto gli è anzi utile: perché così, proprio a causa delle sanzioni, la Russia dipende da loro per alcune tecnologie e altre cose di cui ha bisogno per sopravvivere».

Eppure hanno recepito l’invito a non acquistare petrolio russo.

«In realtà, già nel 2022 c’era stato un tentativo da parte dell’amministrazione Biden e degli alleati europei, di limitare i guadagni russi sull’esportazione di greggio: imponendo un tetto al prezzo del petrolio. All’epoca, non si era fatto di più per timore che sanzioni severe si sarebbero ritorte contro l’Occidente, portando ad aumenti su larga scala. Da allora la Russia ha però sviluppato — o meglio ampliato — una “flotta ombra” di petroliere. Fa cioè ricorso a società di comodo e intermediari per gestire vendite e consegne. Non ho dubbi sul fatto che continueranno a usare questi mezzi elusivi. Magari, potrebbero non vendere più direttamente alle compagnie statali cinesi e indiane, ma a produttori più piccoli. D’altronde la Cina acquista dalle compagnie statali di Mosca solo una piccola percentuale degli oltre 1,4 milioni di barili al giorno che effettivamente importa dai russi».

Il viaggio di Trump in Asia sta in qualche modo innervosendo Putin?

«Non credo. Nessuna possibile futura cooperazione fra Cina e Stati Uniti lo influenzerà in alcun modo. Putin sa bene che Pechino ha la sua politica estera e una sua posizione strategica nei confronti dell’Occidente. Sono due paesi che hanno imparato a fidarsi reciprocamente da tempo: il Cremlino è convinto, e a ragione, che la Cina tutelerà i suoi interessi a prescindere da quel che Xi dirà pubblicamente a Trump».

E allora perché Mosca ha testato un missile nucleare proprio ora? Il tempismo è a dir poco sospetto.

«La Russia ha già la capacità di distruggere il mondo: e a prescindere da questo specifico missile. Il test, semmai, contribuisce alla sua postura di deterrenza, ma è soprattutto un’operazione psicologica, ennesima minaccia nucleare per indebolire la volontà e il sostegno dell’Occidente a Kiev. Quanto alla tempistica, ritengo sia più plausibilemte correlata alla questione dei missili Tomahawk cui ambisce l’Ucraina».

Trump ha deciso di cancellare il meeting con Putin a Budapest cui stava lavorando: e ha anzi imposto nuove sanzioni. Come finirà?

«Trump è certo frustrato dall’atteggiamento russo. Vuole un incontro fattivo per mostrarsi come il pacificatore che otterrà la svolta sull’Ucraina. Ma anche Putin vuole un nuovo meeting: per viaggiare in quell’Europa che ha messo su di lui un mandato di cattura e umiliare i suoi nemici. Mi aspetto che nelle prossime settimane il Cremlino lavorerà duramente per convincere la Casa Bianca a trovare un compromesso per un nuovo vertice. E siccome non credo che Trump consideri davvero Putin una persona con cui non può trattare, un nuovo vertice ci sarà. Non darei troppa importanza alla frustrazione americana attuale. Trump potrebbe sorprenderci e tornare sui suoi passi già nelle prossime settimane».

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