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Lukoil venderà le attività internazionali, pesano le sanzioni imposte da Trump

(reuters)

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Dopo il Regno Unito, la scorsa settimana gli Usa hanno annunciato misure forti per limitare le attività dei colossi petroliferi russi e così minare i fondi destinati alla guerra in Ucraina. La procedura di gara è già iniziata
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MILANO – I colossi russi del petrolio iniziano a scricchiolare sotto il peso delle sanzioni. Lukoil, una delle due società colpite, ha deciso di vendere i suoi asset esteri. “A causa dell'introduzione di misure restrittive nei confronti dell'azienda e delle sue controllate da parte di alcuni Stati, l'azienda annuncia la sua intenzione di vendere i suoi asset internazionali”, scrive il gruppo in una nota. La procedura di gara – aggiunge – è già iniziata.

L’ultimo atto di Trump

La scorsa settimana, Washington ha annunciato sanzioni contro le società Rosneft e Lukoil come strumento di pressione per spingere Vladimir Putin a mettere fine alla guerra in Ucraina. Trump era rimasto ancora una volta deluso dal comportamento del capo del Cremlino che, dopo avergli dato l’…

MILANO – I colossi russi del petrolio iniziano a scricchiolare sotto il peso delle sanzioni. Lukoil, una delle due società colpite, ha deciso di vendere i suoi asset esteri. “A causa dell'introduzione di misure restrittive nei confronti dell'azienda e delle sue controllate da parte di alcuni Stati, l'azienda annuncia la sua intenzione di vendere i suoi asset internazionali”, scrive il gruppo in una nota. La procedura di gara – aggiunge – è già iniziata.

L’ultimo atto di Trump

La scorsa settimana, Washington ha annunciato sanzioni contro le società Rosneft e Lukoil come strumento di pressione per spingere Vladimir Putin a mettere fine alla guerra in Ucraina. Trump era rimasto ancora una volta deluso dal comportamento del capo del Cremlino che, dopo avergli dato l’impressione di essere disposto a trattare, aveva fatto un’altra volta marcia indietro, continuando a martellare Kiev con missili o droni e rifiutando ogni compromesso.

Imposte dal Tesoro Usa, le sanzioni tremendous – tremende, enormi, come le ha definite lo stesso Trump – mettono sulla “lista nera” Rosneft, azienda petrolifera di stato controllata da Igor Sechin, stretto alleato di Putin, e Lukoil, società petrolifera privata. Insieme, le due producono quasi la metà delle esportazioni di oro nero di Mosca, per un totale di circa 3,1 milioni di barili di petrolio al giorno.

Le sanzioni e gli effetti sui prezzi

In pratica, le sanzioni comportano il congelamento di tutti gli asset di Rosneft e Lukoil negli Stati Uniti e il divieto per tutte le aziende americane di intrattenere rapporti commerciali con le due società. Una misura analoga è stata approvata di recente dal Regno Unito e anche l’Unione europea si sta muovendo in una direzione simile con il diciannovesimo pacchetto di sanzioni commerciali contro la Russia, in via di approvazione. Immediato l’effetto sui mercati globali, con i prezzi del petrolio che sono cresciuti di circa il 5 per cento.

Washington ha concesso un mese alle aziende che lavorano con i gruppi russi per interrompere i loro rapporti, pena sanzioni secondarie che impedirebbero loro l'accesso alle banche, ai commercianti, agli spedizionieri e agli assicuratori americani, che costituiscono la spina dorsale del mercato delle materie prime. Putin ha definito queste “gravi misure contro il settore petrolifero russo”, rimarcando però che non avranno “un impatto significativo” sull'economia del suo Paese, pur invocando la prosecuzione del dialogo. Trump è convinto del contrario: “Mi fa piacere che la pensi così. Ne riparliamo tra sei mesi”.

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