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Roomba in crisi: il titolo crolla in Borsa dopo l’offerta low cost per la società iRobot

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L’azienda in cerca di acquirenti dopo il fallimento dell’offerta di Amazon. E la società ha perso 2/3 di ricavi in pochi anni
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MILANO – La stella di Roomba ha smesso di brillare. iRobot, la società che produce il popolare aspirapolvere automatico, ieri ha bruciato quasi un terzo del proprio valore in Borsa, perdendo il 36%, dopo che è emerso che un possibile acquirente per la società aveva messo sul piatto una cifra sensibilmente più bassa del prezzo a cui fino a ieri scambiava sul mercato. L’azienda non vive comunque da tempo una fase facile essendo in cerca di possibili compratori per risollevare i conti della società. Già a marzo, iRobot aveva espresso “seri dubbi” sulla propria capacità di continuare a operare.

Sono lontani i tempi in cui la società era finita sotto le attenzioni di Amazon, che aveva offerto ben 1,7 miliardi di dollari nel 2022. L’anno successivo però l’operazione era stata messa sotto osservazione dalla Ue che contestava da un lato rischi legati alla raccolta di dati degli utenti e dall’altro una possibile limitazione della concorrenza, visto che il portale di e-commerce avrebbe potuto …

MILANO – La stella di Roomba ha smesso di brillare. iRobot, la società che produce il popolare aspirapolvere automatico, ieri ha bruciato quasi un terzo del proprio valore in Borsa, perdendo il 36%, dopo che è emerso che un possibile acquirente per la società aveva messo sul piatto una cifra sensibilmente più bassa del prezzo a cui fino a ieri scambiava sul mercato. L’azienda non vive comunque da tempo una fase facile essendo in cerca di possibili compratori per risollevare i conti della società. Già a marzo, iRobot aveva espresso “seri dubbi” sulla propria capacità di continuare a operare.

Sono lontani i tempi in cui la società era finita sotto le attenzioni di Amazon, che aveva offerto ben 1,7 miliardi di dollari nel 2022. L’anno successivo però l’operazione era stata messa sotto osservazione dalla Ue che contestava da un lato rischi legati alla raccolta di dati degli utenti e dall’altro una possibile limitazione della concorrenza, visto che il portale di e-commerce avrebbe potuto limitare la vendita di altri competitor. Rilievi che avevano poi fatto naufragare l’offerta.

I numeri della società di certo non sono incoraggianti. I ricavi sono passati da 1,6 miliardi nel 2020 a 681 lo scorso anni, con la previsione di un calo ulteriore a 525 quest’anno. Sempre quest’anno l’azienda prevede un margine ooperativo lordo negativo per 103 milioni.

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