L’Olanda fa un passo indietro, Cina pronta a sbloccare i chip di Nexperia
di Filippo SantelliROMA – L’Olanda fa un passo indietro, pronta a rinunciare al controllo su Nexperia. E così la disputa con la Cina sull’azienda dei chip, che minacciava di mettere in crisi l’industria europea dell’auto, pare sul punto di risolversi. La prudenza è d’obbligo, considerata la delicatezza del caso, ma le dichiarazioni di ottimismo si moltiplicano. Il ministro dell’Economia olandese Vincent Karremans ha detto che nei prossimi giorni i processori della società dovrebbero tornare ad arrivare in Europa. A stretto giro il fornitore di elettronica tedesco Aumovio ha confermato di aver ricevuto dalle autorità di Pechino una licenza di importazione. E ieri anche un portavoce della Commissione Ue ha parlato di “distensione”. Wingtech, il gruppo cinese che controlla l’olandese Nexperia, aveva bloccato le spedizioni dei processori dagli stabilimenti situati nella Repubblica Popolare come ritorsione, dopo la decisione dell’Aia di commissariare la società per asserite “serie carenze manageriali” che av…
ROMA – L’Olanda fa un passo indietro, pronta a rinunciare al controllo su Nexperia. E così la disputa con la Cina sull’azienda dei chip, che minacciava di mettere in crisi l’industria europea dell’auto, pare sul punto di risolversi. La prudenza è d’obbligo, considerata la delicatezza del caso, ma le dichiarazioni di ottimismo si moltiplicano. Il ministro dell’Economia olandese Vincent Karremans ha detto che nei prossimi giorni i processori della società dovrebbero tornare ad arrivare in Europa. A stretto giro il fornitore di elettronica tedesco Aumovio ha confermato di aver ricevuto dalle autorità di Pechino una licenza di importazione. E ieri anche un portavoce della Commissione Ue ha parlato di “distensione”. Wingtech, il gruppo cinese che controlla l’olandese Nexperia, aveva bloccato le spedizioni dei processori dagli stabilimenti situati nella Repubblica Popolare come ritorsione, dopo la decisione dell’Aia di commissariare la società per asserite “serie carenze manageriali” che avrebbero messo in pericolo un’industria strategica.
La sfida Usa-Cina sui Chip
Tutta la vicenda, in realtà, è legata a doppio filo alla sfida tecnologica tra Stati Uniti e Cina, due litiganti tra cui l’Europa non gode per nulla. La decisione del governo olandese di commissariare infatti era arrivata nel pieno dell’ultima escalation tra le superpotenze, quando Washington ha allargato la sua “lista nera” di aziende cinesi anche alle loro controllate, puntando in teoria il mirino anche su Nexperia. La recente distensione tra Donald Trump e Xi Jinping, con marcia indietro sull’estensione della lista nera, ha quindi aperto la strada alla soluzione della crisi. Ma non era stata ancora sufficiente. Ciò che ha convinto le autorità cinesi e Wingtech a riaprire le esportazioni di chip sarebbe infatti l’impegno del governo olandese a rinunciare al commissariamento. Decisione anticipata da Bloomberg, non ancora ufficialmente confermata da L’Aia (che prima vuole assicurarsi che i chip arrivino davvero), ma indirettamente confermata dalla Commissione europea.
Le conseguenze per l’auto europea
In attesa della conferma che le spedizioni di processori ripartano, l’industria europea dell’automotive sembra quindi tirare un sospiro di sollievo: senza quei processori, non i più avanzati ma comunque fondamentali, i produttori rischiavano seriamente di dover rallentare o addirittura bloccare la produzione. Ma il finale non è proprio lieto. Da un lato infatti il futuro di Nexperia e dei suoi 12mila dipendenti restano incerti, con il controllo cinese destinato a restare un nodo irrisolto e la cicatrice di questa crisi difficile da rimarginare. Dall’altro, l’Europa si conferma ancora una volta e sempre di più industrialmente fragile. Legata alle forniture cinesi non solo su batterie e terre rare, ma anche sui processori di media tecnologia e chissà quanti altri semilavorati industriali. Ricattabile da entrambe le superpotenze, vaso di coccio in mezzo alla loro competizione. Dopo il Covid e la crisi delle forniture sia l’Unione che le sue aziende sembravano aver aperto gli occhi sulla necessità di “derisking”, di ridurre le dipendenze. Sono ancora tutte lì.