Il ministro Ciriani: “Con la manovra non aiutiamo i milionari, pochi margini per intervenire”
di Tommaso CiriacoLuca Ciriani, ministro per i Rapporti con il parlamento
ROMA – Ministro Luca Ciriani, Giorgia Meloni parla di patrimoniale e assicura: la destra non la farà mai. Ma in realtà neanche Schlein e Conte l’hanno proposta. La fa per coprire una manovra con poche risorse?
«Schlein e Conte no, ma da quando ha vinto Mamdani a sinistra non si parla d’altro che di come tassare i patrimoni. Facciamo come negli Usa, sostengono. Per noi questa ipotesi non esiste, è controproducente. Non saremo il governo che aumenta le tasse. L’Italia non è gli Stati Uniti, né New York. Se poi Schlein e Conte hanno idee migliori per reperire altre risorse, ce lo dicano. Finora, di idee brillanti non ne ho viste. Solo fantasie».
Però scusi, anche Bankitalia boccia la manovra e dice che aiuta soprattutto i ricchi. E lo st…
ROMA – Ministro Luca Ciriani, Giorgia Meloni parla di patrimoniale e assicura: la destra non la farà mai. Ma in realtà neanche Schlein e Conte l’hanno proposta. La fa per coprire una manovra con poche risorse?
«Schlein e Conte no, ma da quando ha vinto Mamdani a sinistra non si parla d’altro che di come tassare i patrimoni. Facciamo come negli Usa, sostengono. Per noi questa ipotesi non esiste, è controproducente. Non saremo il governo che aumenta le tasse. L’Italia non è gli Stati Uniti, né New York. Se poi Schlein e Conte hanno idee migliori per reperire altre risorse, ce lo dicano. Finora, di idee brillanti non ne ho viste. Solo fantasie».
Però scusi, anche Bankitalia boccia la manovra e dice che aiuta soprattutto i ricchi. E lo stesso l’Istat.
«Il ceto medio non è il ceto ricco. Chi guadagna 40 o 50 mila euro lordi non è ricco: è ceto medio-basso. L’idea è tagliare l’Irpef per loro. Noi siamo per una politica dei conti in ordine, quella che garantisce stabilità, ci ha consentito di abbassare lo spread e migliorare il rating».
C’è spazio per modificare la manovra?
«Qualche spazio ci sarà. Ma saranno correttivi mirati, perché la strada è strettissima. Non ci sono soldi da buttare».
Cambierà la norma sugli affitti brevi e sulla tasse sui dividendi?
«Vediamo, Giorgetti ha dato disponibilità. Qualcosa modificheremo, senza stravolgimenti».
Anche quest’anno ci saranno solo due letture in Parlamento, lasciando alla Camera la ratifica?
«Noi vorremmo evitare e dare spazio per una terza lettura, ma i tempi sono strettissimi. C’è il dl anticipi, il ddl concorrenza e il ddl Corte dei conti, non so se ci sarà tempo per una terza lettura».
Giuli voleva spostare cento milioni da un fondo a un altro per il cinema, ma la Ragioneria ha detto no: troppo rigido il Tesoro di Giorgetti o troppo rigida la ragioniera dello Stato Perrotta?
«La politica viene sempre prima della Ragioneria. Il primato non è in discussione. Le scelte si fanno in consiglio dei ministri e in Parlamento. Ma a prescindere dal caso Giuli, che non conosco nel dettaglio, penso questo: la politica fa le sue scelte, poi ci sono modi e tempi tecnici per farle».
Quindi dice: Giuli aveva tempo fino a fine ottobre, la Ragioneria ha fatto rispettare le regole?
«Non entro nel caso di Giuli, dico in generale che la Ragioneria serve a far rispettare i conti e non a essere simpatica, in un Paese dove i conti non si rispettano quasi mai».
Diversi ministri di FdI hanno attaccato Perrotta. La Ragioneria è sotto attacco dal governo?
«Fare il ragioniere dello Stato è complicato, soprattutto perché abbiamo sempre approvato manovre rigorose, dove c’è poco spazio per spendere e spandere. Perrotta ha il dovere di mettere paletti».
Passiamo alle riforme: è possibile, come sostenuto da La Russa su Repubblica, che si approvi prima la legge elettorale e nella prossima legislatura il premierato?
«Penso che ci sia tempo per approvare il premierato in questa legislatura. Se però non ci riuscissimo, allora approveremo una legge elettorale che fa propri i principi del premierato, dunque stabilità con il premio di maggioranza a una coalizione con un leader riconosciuto. Una riforma elettorale che permetta di votare come se il premierato già ci fosse».
Incombono le elezioni regionali: se finisse come prevedono i sondaggi, potremmo parlare di un pareggio?
«In realtà, la sinistra doveva vincere nelle Marche, grazie anche alla mobilitazione su Gaza, ma ha perso. Doveva essere la spallata al governo, non lo è stata. La Campania sembra contendibile. Per loro, nella migliore delle ipotesi sarà un pareggio».
Nessuna regione di peso a Fdi. La Lombardia è già vostra?
«Si vota tra tre anni, ma diciamo che dopo il Veneto lo considero abbastanza scontato. Abbiamo il diritto di chiederlo, diciamo».
Zaia intanto si candida in tutte le province. Può essere l’interlocutore del futuro per voi, ridimensionando Vannacci e, dunque, Salvini?
«Non entro nelle vicende degli alleati. In questo momento la Lega è decisamente guidata da Salvini, con lui ci interfacciamo. Se poi dovesse cambiare, vedremo».
È dell’altro ieri la foto – risalente a dieci anni fa - della presidente dell’Antimafia Colosimo accanto a un busto di Mussolini. E i cori fascisti nella sede di Parma? Ha proposto di cancellare la fiamma dal simbolo di Fdi, è ancora più necessario?
«Impiccare la presidente Colosimo per una foto di dieci anni fa, scattata in chissà quale contesto, non ha alcun senso. Si è scusata. Quanto ai cori, mi arrabbio perché tutto mi aspetto da un ventenne, ma non che mostri nostalgia di cose di cento anni fa. La nostalgia è un sentimento umano, non politico. La versione più comica, o stupida, è la goliardia. In ogni caso, noi abbiamo già vinto la sfida di diventare un partito conservatore e di governo, moderno: siamo al 30%, con una leader riconosciuta nel mondo».
La fiamma?
«La sfida è vinta, il resto verrà con il tempo».