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Modifiche su banche e affitti brevi, tensione al vertice sulla manovra

Giorgia Meloni 

 

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La premier: “Parliamo solo di cose che si possono fare”. Spinta per “salvare” dagli aumenti chi mette in locazione fino a 3 immobili. Il Mef frena sulle ipotesi: “Indiscrezioni infondate”
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ROMA – «Parliamo solo di cose che si possono fare». Quando apre il vertice di maggioranza sulla manovra a Palazzo Chigi, Giorgia Meloni mette subito le cose in chiaro con gli alleati. La linea non contempla sfumature: piccole modifiche, a saldi invariati e soprattutto niente “bandierine”. Ecco le regole del gioco per la Finanziaria che al Senato è stata presa d’assalto dagli emendamenti di Fratelli d’Italia, Lega e FI. La scrematura dei “segnalati” - è il ragionamento della premier - non ha diminuito la portata dell’arrembaggio. Tradotto: le richieste sono troppe a fronte di coperture ballerine e impraticabili. È proprio su questo punto che insiste.

Insieme al ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, e al suo vice Maurizio Leo, spiega …

ROMA – «Parliamo solo di cose che si possono fare». Quando apre il vertice di maggioranza sulla manovra a Palazzo Chigi, Giorgia Meloni mette subito le cose in chiaro con gli alleati. La linea non contempla sfumature: piccole modifiche, a saldi invariati e soprattutto niente “bandierine”. Ecco le regole del gioco per la Finanziaria che al Senato è stata presa d’assalto dagli emendamenti di Fratelli d’Italia, Lega e FI. La scrematura dei “segnalati” - è il ragionamento della premier - non ha diminuito la portata dell’arrembaggio. Tradotto: le richieste sono troppe a fronte di coperture ballerine e impraticabili. È proprio su questo punto che insiste.

Insieme al ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, e al suo vice Maurizio Leo, spiega più volte che le verifiche le fa il Tesoro. A garanzia dei conti e del rispetto delle regole europee. Da qui l’invito a restringere ancora il perimetro delle correzioni. Poi si passa al menù delle misure. Poche portate: gli affitti brevi, i dividendi delle società, l’estensione dell’iperammortamento chiesta da Confindustria, l’ampliamento dell’esenzione Isee sulla prima casa e la tassa sull’oro. Non a caso finiscono tutti nella nota che parte dalla presidenza del Consiglio al termine di un incontro che viene definito «proficuo e costruttivo».

Nell’elenco non figura l’allargamento della rottamazione delle cartelle, lo stop all’aumento dell’età pensionabile e il taglio del canone Rai. Tutti temi cari a Matteo Salvini che, in collegamento dalla Puglia, prende subito atto della stretta. Per questo sul prelievo per la tv di Stato si rifugia in un «vedremo», concentrandosi sulla «priorità» della “pace fiscale”. È la prima frizione che matura al vertice a cui partecipano anche il leader di Noi Moderati, Maurizio Lupi, e i capigruppo della maggioranza a Palazzo Madama.

È sempre il leader del Carroccio a sottolineare l’urgenza di incrementare la sicurezza nelle città con nuove assunzioni tra le forze dell’ordine. La questione del “chi paga” viene risolta con le banche. La richiesta: riaprire l’accordo con l’Abi per chiedere ai grandi istituti (non ai medi e piccoli) di pagare 2 punti di Irap in più. L’idea è condivisa anche da Antonio Tajani. Il leader degli azzurri preferirebbe evitare di incrementare il balzello, ma sa che anche per gli emendamenti di FI servono soldi. Il “sacrificio”, più contenuto (l’idea è un aumento dell’imposta di mezzo punto), è ritenuto ammissibile a fronte del risultato sperato: un aggravio per le banche in cambio della cancellazione dell’aumento dell’Irap per le holding non finanziarie (imprese).

Il pressing monta anche sullo stop all’incremento della cedolare secca al 26% sulle locazioni brevi. A taccuini chiusi, i partecipanti riferiscono di un accordo per riportare l’imposta al 21% fino a tre immobili. Ma sul tavolo ci sarebbe uno schema meno generoso, con il 21% solo per la prima casa a fronte di una stretta sul limite oltre il quale scatta l’attività di impresa.

L’assalto di Tajani e Salvini dura poco. Quando le ipotesi rimbalzano sulle agenzie di stampa, il Mef diffonde una nota per smentire «le ricostruzioni su singole norme riferite al termine della riunione». Le indiscrezioni - aggiunge il comunicato - sono «prive di fondamento». Il pressing della maggioranza resta sospeso. Tutti riconvocati la settimana prossima. Per una «riunione conclusiva», è la speranza di Palazzo Chigi. Ma intanto il baricentro della manovra traballa.

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