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Moody’s rialza il rating. Giorgetti: “Fiducia nell’Italia”. Meloni: “Premiato lavoro serio”

(reuters)

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L’agenzia eleva il giudizio dopo 23 anni dall’ultima volta, seguendo Fitch e S&P. Fra le note negative il livello del debito pubblico
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MILANO – Anche Moody’s ha detto sì. Il rating dell’Italia sale da Baa3 a Baa2, dopo che in maggio la maggiore agenzia di rating internazionale aveva già modificato da stabile a positivo l’outlook per il nostro Paese. «Siamo soddisfatti della promozione di Moody’s, la prima dopo 23 anni. Un’ulteriore conferma della ritrovata fiducia in questo governo e dunque nell’Italia», dice in una nota il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Sabato mattina è la volta della presidente del Consiglio: "Questo riconoscimento premia il lavoro serio e responsabile del nostro governo, frutto di scelte coerenti sui conti e di riforme strutturali, ma anche il lavoro e l'impegno delle nostre imprese e dei nostri lavoratori”, scrive Giorgia Meloni che ringrazia “in particolare il ministro Giorgetti per lo sforzo costante e scrupoloso nella gestione dei conti”.

MILANO – Anche Moody’s ha detto sì. Il rating dell’Italia sale da Baa3 a Baa2, dopo che in maggio la maggiore agenzia di rating internazionale aveva già modificato da stabile a positivo l’outlook per il nostro Paese. «Siamo soddisfatti della promozione di Moody’s, la prima dopo 23 anni. Un’ulteriore conferma della ritrovata fiducia in questo governo e dunque nell’Italia», dice in una nota il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Sabato mattina è la volta della presidente del Consiglio: "Questo riconoscimento premia il lavoro serio e responsabile del nostro governo, frutto di scelte coerenti sui conti e di riforme strutturali, ma anche il lavoro e l'impegno delle nostre imprese e dei nostri lavoratori”, scrive Giorgia Meloni che ringrazia “in particolare il ministro Giorgetti per lo sforzo costante e scrupoloso nella gestione dei conti”.

A migliorare la valutazione sul debito pubblico italiano – spiega Moody’s – è la constatazione che «i fondamentali economici del Paese, inclusa la solidità dell’economia, sono migliorati in modo significativo; la solidità delle istituzioni e della governance è anch’essa aumentata; la forza fiscale e finanziaria, compreso il profilo del debito, non ha mostrato cambiamenti rilevanti; la vulnerabilità a rischi specifici non è mutata in modo sostanziale».

Outlook torna stabile

Moody’s, che mantiene a questo punto stabile l’outlook, spiega che «l’Italia sta compiendo buoni progressi nel raggiungere le tappe e gli obiettivi del Pnrr, risultando in testa tra tutti i Paesi dell’Ue per numero di richieste di pagamento e di erogazioni», e che riuscirà a utilizzare in pieno i 194,4 miliardi del piano. Gli «investimenti pubblici sostenuti», a cui il governo si è impegnato, miglioreranno la situazione dell’Italia «attraverso infrastrutture più efficienti e maggiore competitività, rafforzando la crescita economica». E ancora, «il solido settore bancario, i bilanci robusti del settore privato e la posizione esterna equilibrata rappresentano ulteriori fattori di sostegno alla stabilità economica», anche se – dice Moody’s – c’è un «effetto frenante sull’economia potenziale derivante dall’invecchiamento della popolazione».

Deficit e debito

Sul fronte del deficit e del debito, l’agenzia spiega che «in un contesto di stabilità politica e di continuità nelle politiche economiche, ci si attende che il governo italiano continui nel percorso di consolidamento fiscale attraverso misure su entrate e spese», con una riduzione del rapporto debito/Pil dal 2027, anche se «il livello del debito pubblico resterà elevato e la sua sostenibilità tenderà a indebolirsi gradualmente, poiché i tassi d’interesse più alti degli ultimi anni si tradurranno in costi di rifinanziamento», maggiori per una quota crescente del debito.

La stabilità dei governi e l’incognita Pil

Proprio la stabilità dell’esecutivo Meloni, a questo punto il terzo più longevo nella storia d’Italia, è considerata dagli investitori una garanzia: senza cambi di governo prima delle naturali scadenze elettorali c’è una visibilità sul futuro che consente a imprese e finanza di programmare le loro mosse nel medio periodo. Anche l’approccio alla finanza pubblica del governo, e in particolare la linea di rigore sui conti seguita da Giorgetti contribuisce al giudizio di Moody’s, così come la stessa linea è stata fondamentale perché la Commissione europea potesse annunciare che il prossimo anno cesserà la procedura d’infrazione contro Roma per deficit eccessivo. L’altra faccia della medaglia della politica assai prudente seguita anche nella manovra di bilancio all’esame del Parlamento è quella che evidenzia il centro studi di Confindustria, spiegando che nel terzo trimestre il Pil italiano è rimasto fermo.

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