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Addio al banchiere Maurizio Sella, erede “tech” del ministro Quintino

(ansa)

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Con lui l’istituto di famiglia, che fu del celebre politico, da Biella è diventato un campione d’innovazione nazionale
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MILANO – Banchiere piemontese. E l’aggettivo conta quanto il sostantivo nel ricordo di Maurizio Sella, scomparso sabato sera a 83 anni. Perché nell’uomo della banca e dell’azienda familiare si innervava appunto una piemontesità che era allo stesso tempo forma esteriore, rigore interiore e visione dell’iniziativa privata come necessario contributo allo sviluppo comune.

Era figlio, del resto, Sella, di una dinastia che ha sempre intrecciato finanza, industria laniera e storia civile del Paese. Prima, addirittura nel XVI secolo, l’attività degli avi in quella provincia biellese dove il Piemonte è più aspro e profondo, poi – è il 1817 – la trasformazione del lanificio di Valle Mosso in avamposto della rivoluzione industriale con le nuovissime macchine…

MILANO – Banchiere piemontese. E l’aggettivo conta quanto il sostantivo nel ricordo di Maurizio Sella, scomparso sabato sera a 83 anni. Perché nell’uomo della banca e dell’azienda familiare si innervava appunto una piemontesità che era allo stesso tempo forma esteriore, rigore interiore e visione dell’iniziativa privata come necessario contributo allo sviluppo comune.

Era figlio, del resto, Sella, di una dinastia che ha sempre intrecciato finanza, industria laniera e storia civile del Paese. Prima, addirittura nel XVI secolo, l’attività degli avi in quella provincia biellese dove il Piemonte è più aspro e profondo, poi – è il 1817 – la trasformazione del lanificio di Valle Mosso in avamposto della rivoluzione industriale con le nuovissime macchine scoperte durante un viaggio in Inghilterra e importate di contrabbando dal Belgio. E da lì le iniziative nel settore dell’energia, con le centrali idroelettriche nelle valli alpine, e la nascita di una viticoltura moderna con la creazione della Sella & Mosca in Sardegna. Fino a che, nel 1886, nasce quella che diventerà poi Banca Sella. La fonda l’avo Gaudenzio, assieme a sei tra fratelli e cugini, ma l’idea di un istituto di credito finanziato dagli industriali e destinato appunto a orientare il risparmio verso attività imprenditoriali è di Quintino Sella, il ministro delle Finanze di Vittorio Emanuele II.

Una vita in banca

Tre generazioni dopo quella di Quintino – e della sua mitica scrivania, simbolo di una gestione responsabile delle finanze pubbliche, che resta ingombrante eredità di ogni nuovo ministro – Maurizio Sella, nato nel 1942, comincia la sua carriera in banca appena laureato in Economia, passando per la gavetta come chiede la tradizione familiare, e arriva ai piani alti da direttore generale nel 1974. Resterà in quel ruolo per quasi trent’anni, fino al 2002, non solo orientando le strategie dell’istituto in un periodo di grandissimi cambiamenti per tutto il credito, ma anche rappresentando l’intera categoria bancaria come presidente – dal 1998 al 2006 – dell’Abi. Incrocia anche l’epoca in cui i banchieri diventano personaggi pubblici, le battaglie creditizie finiscono sui giornali. Non è la sua cifra: dietro il profilo affilato c’è un mediatore silenzioso che preferisce lavorare lontano dalla luce dei riflettori. Fino al mese scorso era rimasto presidente di Banca Sella, per lasciare poi proprio «alla luce del progressivo peggioramento delle sue condizioni di salute»; mentre dal 2019 e sempre fino a ottobre era stato eletto presidente della Federazione nazionale dei Cavalieri del Lavoro.

Un grande innovatore

A poco più di trent’anni, Sella si ritrova dunque alla guida di banca privata, posseduta e in buona parte gestita da una grande famiglia, in un Nord Ovest appartato ma ricco. Mentre attorno a lui la “foresta pietrificata” delle grandi banche pubbliche cambia forma e comincia a gemmare soggetti destinati poi a diventare campioni nazionali, mentre gli istituti più piccoli spesso finiscono prede nel grande gioco delle aggregazioni, Banca Sella riesce non solo a diventare la più grande fra le banche private italiane ma si avventura nel mondo dell’innovazione. A Biella, nel vecchio lanificio sulle rive del Cervo, nasce così il primo SellaLab, dedicato proprio a sostenere l’innovazione nei distretti e nelle piccole e medie imprese, che verrà poi replicato in altre sedi italiane, da Biella – dove resta la sede sociale del gruppo bancario – si avanza sui pagamenti elettronici, sulla banca via app con la creazione di Hype; insomma, su tutto quel mondo composito che va sotto il nome di fintech. Non è un caso, tra gli altri, l’ingresso tra i primi soci nella Satispay di altri piemontesi doc – guidati dal cuneese Alberto Dalmasso – quando l’unicorno dei pagamenti digitali era poco più di un promettente puledrino. «Dedizione, lungimiranza, fiducia nel futuro», celebra adesso Maurizio Sella la “sua” banca, oggi guidata dal figlio Pietro, ricordando un uomo che riuscì a mantenere le radici nel passato e lo sguardo al futuro.

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