TORINO – «Le regole dell’Unione Europea sull’auto sono sbagliate». Il presidente di Stellantis, John Elkann, parla da Torino, di fronte all’ingresso della storica palazzina uffici di Mirafiori, dove sono partiti i lavori di riqualificazione per riaprirla nel 2027, e accanto ad un esemplare della nuova 500 ibrida. Modello che, tornando dalla Polonia in Italia, promette di dare «libertà di scelta» a chi non è pronto per una vettura elettrica. Auto che ha già permesso di avviare l’assunzione di 400 persone e su cui scommette lo stabilimento torinese per rilanciare la produzione, arrivando a 100 mila unità all’anno e a un doppio turno a partire da marzo.
Elkann da Torino, dove «batte il cuore Fiat», guarda a Bruxelles dove la Commissione, guidata da Ursula von der Leyen, sta studiando un cambio di rotta. Elkann non rinnega quello che Stellantis ha fatto sul fronte della mobilità a batteria, «il futuro sarà elettrico», ma ora è necessario andare incontro alle richieste del mercato per evitare che quello che si trova alle sue spalle possa scomparire come gran parte dell’industria dell’auto del Vecchio Continente.
La data del 10 dicembre, quando la Ue annuncerà le novità, si avvicina. I produttori temono che Bruxelles faccia dei correttivi minimi e inutili. E le regole sbagliate per Elkann sono «le regole non adeguate allo scopo per cui sono state scritte: una transizione efficace e sostenibile da un punto di vista sociale ed economico che i cittadini europei possano abbracciare. Semplicemente non riconoscono la realtà sul campo». Cosa servirebbe? «Un piano realistico che consenta di raggiungere gli obiettivi di elettrificazione in modo da rafforzare l’Europa come produttore, invece di ridurla a un mercato per altri». La 500 ibrida e tutti i veicoli lanciati da Stellantis per allargare le opportunità sul mercato sono «la prova concreta dell’impegno di Stellantis nei confronti dell’Europa produttrice. Siamo ancora fiduciosi, e per il bene della nostra industria dobbiamo esserlo, che la Ue possa condividere questo obiettivo». Elkann si rivolge al ministro del Made in Italy Adolfo Urso, ringraziandolo per l’impegno del governo e per il «lavoro costruttivo», al sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, e al presidente della Regione, Alberto Cirio, oltre ai leader dei sindacati metalmeccanici. «Siamo tutti d’accordo su un nuovo e tempestivo quadro normativo — dice — che consenta ai costruttori di produrre e commercializzare le auto che i clienti desiderano e soprattutto vogliono comprare», rimarca ancora Elkann.
Il ministro Urso boccia «l’ideologia dirigista» della Ue e sposa in pieno la linea del presidente di Stellantis, che è anche proprietario di Repubblica, dicendo che con il Piano Italia Stellantis ha fatto dei «passi avanti, anche a livello di responsabilità sociale». I tempi degli attriti sono lontani: «L’Italia è tornata in serie A, credibile, solida, affidabile, con una forte leadership che tutti ora ci riconoscono — sottolinea — da questa città simbolo della storia industriale d’Europa, da questo stabilimento, simbolo della storia industriale italiana, parte il nostro messaggio all’Europa e al mondo: l’Italia vuole continuare a costruire automobili, a innovare, a esportare qualità, eccellenza. L’Europa torni a essere una potenza industriale». Poi si rivolge all’amministratore delegato di Stellantis, Antonio Filosa: «Con la sua squadra si parla italiano e si pensa all’Italia».
Il nuovo ad sottolinea che «Mirafiori è casa nostra, è casa della Fiat» e che Stellantis sta portando avanti «gli investimenti annunciati». Anche Filosa, che ringrazia il governo «per la leadership dimostrata a Bruxelles», è convinto che l’Europa debba cambiare approccio: «Deve essere pragmatico, efficace, costruito sul buon senso». Elementi che hanno guidato anche «il confronto dell’ultimo anno con le istituzioni europee — spiega — ora abbiamo bisogno di azioni urgenti e definitive».
I sindacati metalmeccanici definiscono l’arrivo della 500 ibrida come «un passo in avanti, figlio anche della mobilitazione dei lavoratori», dice Ferdinando Uliano della Fim-Cisl, ma per Edi Lazzi della Fiom di Torino «serve un modello in più». Gianluca Ficco della Uilm insiste sulla necessità che la Ue «cambi le regole per non far morire l’auto».