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Manovra, sulle banche si riapre la trattativa. Aumento Irap in bilico

19/06/2012 Roma, nella foto Palazzo Altieri, edificio che ospita l'ABI Associazione Bancaria Italiana 

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ll governo in attesa delle controproposte dell’Abi per garantire una copertura di 200 milioni alle correzioni
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ROMA - Da una parte ci sono i soldi per le correzioni alla manovra. Dall’altra i buoni rapporti con le banche e l’intesa nella maggioranza. Ecco il bivio che si è aperto nelle ultime ore davanti al governo. La prima strada si è complicata. Di fatto è sbarrata: un nuovo aumento dell’Irap, dal 2% al 2,5%, a carico dei grandi istituti di credito porterebbe in dote 200 milioni, contribuendo così a finanziare le modifiche alla legge di bilancio. Ma l’Abi è ferma sul no.

Il secondo sentiero è ancora più impervio: tirare dritto è un’opzione che Forza Italia non vuole neppure prendere in considerazione. L’intesa con i banchieri è considerata dagli azzurri una condizione inviolabile, a maggior ragione - spiegano fonti del partito -…

ROMA - Da una parte ci sono i soldi per le correzioni alla manovra. Dall’altra i buoni rapporti con le banche e l’intesa nella maggioranza. Ecco il bivio che si è aperto nelle ultime ore davanti al governo. La prima strada si è complicata. Di fatto è sbarrata: un nuovo aumento dell’Irap, dal 2% al 2,5%, a carico dei grandi istituti di credito porterebbe in dote 200 milioni, contribuendo così a finanziare le modifiche alla legge di bilancio. Ma l’Abi è ferma sul no.

Il secondo sentiero è ancora più impervio: tirare dritto è un’opzione che Forza Italia non vuole neppure prendere in considerazione. L’intesa con i banchieri è considerata dagli azzurri una condizione inviolabile, a maggior ragione - spiegano fonti del partito - che “si tratta di riaprire un’intesa che era stata già raggiunta». Ecco perché il capogruppo degli azzurri al Senato, Maurizio Gasparri, ha lanciato un accordo basato su «soluzioni legate ai flussi di cassa». «Siamo soddisfatti - ha aggiunto - del fatto che si dovrebbe arrivare a un’intesa mantenendo il rialzo Irap di due punti e non del 2,5%». Ma non è affatto detto che vada a finire così. Al Mef, infatti, si aspettano le controproposte dell’Abi. Così è stato deciso all’incontro di giovedì scorso a Palazzo Chigi. La scadenza era stata fissata per venerdì, ma fonti dell’esecutivo rivelano che «non è arrivato ancora nulla».

La controparte è al lavoro e conta di inviare il fascicolo a via XX settembre nelle prossime ore. È a quel punto che scatterà l’ora X per la trattativa in corso. Nel frattempo, l’esecutivo ha già le idee chiare. Qualsiasi proposta - è il ragionamento - deve garantire un gettito uguale a quello offerto dall’aumento di mezzo punto dell’Irap. Senza i 200 milioni in questione, infatti, sarebbe impossibile cancellare l’aumento del 2% per le holding non finanziarie, una questione che sta a cuore a FI dato che tra le società coinvolte dall’incremento dell’Irap c’è anche Fininvest.

L’altro paletto è legato al carattere delle misure. Interventi per congelare ancora le deduzioni delle Dta (imposte differite attive) o sulle perdite potrebbero sbattere con le nuove regole europee di contabilità. Da Bruxelles sarebbe già arrivato un messaggio preventivo: il meccanismo dell’anticipo fiscale, già adottato l’anno scorso per il 2025-2026, non può essere replicato o allungato. In attesa degli sviluppi, il governo prova a mettere in fila le altre coperture che servono per modificare la Finanziaria. Ma intanto il serbatoio più importante rischia di scaricarsi prima ancora di essere riempito.

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