ROMA – Dopo il dispositivo in uso alla polizia locale di Casal Cermelli, piccolo borgo a una decina di chilometri a sud di Alessandria, c’è l’autovelox del Comune Cmalp22601. Archiviato il telelaser in dotazione ai vigili di Aosta, segue l’occhio elettronico in forza all’ente ND, registrato l’11 novembre scorso. Per non dire di quello gestito da cmlip002, per il quale l’unica cosa certa è che è stato prodotto dalla Sodi Scientifica, azienda fondata da Fiorello Sodi, l’imprenditore toscano passato alla storia dell’automobilismo come l’inventore dell’autovelox. Sono solo alcuni degli esempi che rendono il censimento di autovelox, tutor, telelaser e altri apparecchi per rilevare l’eccesso di velocità un libro della confusione. Pubblicato sul sito Internet del ministero dei Trasporti.
ROMA – Dopo il dispositivo in uso alla polizia locale di Casal Cermelli, piccolo borgo a una decina di chilometri a sud di Alessandria, c’è l’autovelox del Comune Cmalp22601. Archiviato il telelaser in dotazione ai vigili di Aosta, segue l’occhio elettronico in forza all’ente ND, registrato l’11 novembre scorso. Per non dire di quello gestito da cmlip002, per il quale l’unica cosa certa è che è stato prodotto dalla Sodi Scientifica, azienda fondata da Fiorello Sodi, l’imprenditore toscano passato alla storia dell’automobilismo come l’inventore dell’autovelox. Sono solo alcuni degli esempi che rendono il censimento di autovelox, tutor, telelaser e altri apparecchi per rilevare l’eccesso di velocità un libro della confusione. Pubblicato sul sito Internet del ministero dei Trasporti.
Risultato: quello che doveva essere la bibbia degli automobilisti, uno spartiacque tra il caos e la chiarezza, o se preferite tra una multa valida e una sanzione illegittima, aggiunge incertezza a un quadro pieno di falle e interpretazioni contrastanti.
Salvini tira dritto
Il ministro Matteo Salvini, durante il question time a Montecitorio, presenta la misura così: “Si tratta di una tappa epocale che segna la fine del far west degli autovelox che comparivano come funghi dalla mattina alla sera”. E poi: “Per la prima volta abbiamo reso disponibile alle amministrazioni, ai cittadini e agli operatori del settore una mappatura nazionale che garantisce trasparenza e legittimità nell'uso di questi strumenti. Da oggi – continua il ministro – ogni cittadino potrà consultare liberamente sul sito del ministero e sul portale dell'automobilista marca, modello, matricola, decreto di omologazione e collocazione chilometrica di ogni autovelox, e potrà verificare che una eventuale sanzione derivata da autovelox provenga da un dispositivo regolare oppure da un dispositivo non censito. Il che – sentenzia il leader della Lega – lo porterebbe a fare ricorso vincendolo".
I fatti. Il decreto del ministero dei Trasporti firmato a fine settembre dal capo della Direzione per la motorizzazione, Gaetano Servedio, dava 60 giorni alle amministrazioni (locali e non) per registrare gli autovelox e altri apparecchi del genere. Il gong è suonato il 29 novembre scorso e tutti i dispositivi non censiti sulla piattaforma online sono da considerarsi fuori legge. Almeno se alla data dell’infrazione il dispositivo non era nell’elenco. Che non è chiuso, ma può essere integrato strada facendo.
I dubbi sui nomi registrati
Peccato che il comune ND non è tra gli ottomila campanili del Paese, eppure lo si trova anche dopo l’autovelox mobile dei vigili di Avezzano. E che in alcuni casi, come in quello di un autovelox di Venezia, manca la versione dello strumento (“non è presente nel decreto”, si legge). Stessa cosa per il telelaser di Suzzara, in provincia di Mantova (“non disponibile”). In qualche altro caso manca la matricola (“non applicabile”, per il municipio di Aosta). Il comune Cmbg008301, unica voce presente nella colonna destinata alla “denominazione”, non indica né matricola né versione del suo telelaser Trucam. Come gli agenti di Misano di Gera d’Adda (Bergamo).
Un altro esempio? I rilevatori della velocità media controllati dal comune di Cmcsp20401, che nei primi chilometri della statale 106 ionica, una delle più pericolose d’Italia, conta tre dispositivi: due in direzione Taranto e un dalla parte opposta, verso Reggio Calabria. E via così lungo le 374 pagine del registro degli autovelox d’Italia. Le stesse per le quali, stando alle parole di Salvini alla Camera, ci sarebbe materiale per una pioggia di ricorsi.
Di certo la semplificazione ha portato altra nebbia. A cui si aggiunge la vecchia battaglia sull’omologazione tecnica dei dispositivi, che secondo la Cassazione è necessaria per evitare che le multe siano annullate dai giudici. Il Mit la pensa diversamente e lavora a un decreto che dovrebbe fare chiarezza: domani è prevista una riunione dei tecnici per chiudere il testo da spedire a Bruxelles.
La spiegazione del Mit
Intanto c’è la grana del censimento. Al ministero specificano che “la schermata nel complesso è abbastanza leggibile. L’unica cosa forse meno decifrabile è il codice accertatore che identifica l’organo di controllo delle forze di polizia, ma – continuano fonti del Mit – non si può indicare in altra forma ed è un dato importante”.