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Credito al consumo, la novità che indebolisce le tutele: rischio rincari su prestiti e mutui

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Il provvedimento che recepirà la direttiva europea Ccd2 potrebbe reintrodurre la segnalazione remunerata, con effetti a rialzo sui costi. E l’Oam esprime preoccupazione: “Mancherebbe qualsiasi forma di vigilanza”
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La direttiva sul credito al consumo - cosiddetta Ccd2 - sta per essere recepita dall’Italia: entro Natale il Consiglio dei ministri dovrebbe dare il via libera definitivo al provvedimento europeo che tutelerà meglio i clienti che chiedono prestiti, finanziamenti e mutui. Ma dentro al decreto legislativo di recepimento è stata inserita una “polpetta avvelenata”, che nulla ha a che fare con lo spirito della direttiva europea e che farebbe compiere un passo indietro di qualche anno alla tutela del consumatore.

La materia del contendere è la “segnalazione remunerata”. Cosa significa? Oggi chiunque - agenti immobiliari, notai, avvocati d’affari, ingegneri o geometri ma non solo -, possono segnalare ad esempio a una banca che il proprio cliente o assistito ha bisog…

La direttiva sul credito al consumo - cosiddetta Ccd2 - sta per essere recepita dall’Italia: entro Natale il Consiglio dei ministri dovrebbe dare il via libera definitivo al provvedimento europeo che tutelerà meglio i clienti che chiedono prestiti, finanziamenti e mutui. Ma dentro al decreto legislativo di recepimento è stata inserita una “polpetta avvelenata”, che nulla ha a che fare con lo spirito della direttiva europea e che farebbe compiere un passo indietro di qualche anno alla tutela del consumatore.

La materia del contendere è la “segnalazione remunerata”. Cosa significa? Oggi chiunque - agenti immobiliari, notai, avvocati d’affari, ingegneri o geometri ma non solo -, possono segnalare ad esempio a una banca che il proprio cliente o assistito ha bisogno di un mutuo o un finanziamento. Un’informazione preziosa per un istituto di credito, proveniente da chi lavora ogni giorno sul campo. Dal 2011 in poi questa attività non è remunerata. In commissione Finanze della Camera è stata però riproposta la remunerazione: in cambio della propria segnalazione, quindi, il professionista viene a tutti gli effetti pagato dalla banca.

“Il governo presti la massima attenzione”, ha avvisato il presidente dell’Oam Francesco Alfonso esprimendo “preoccupazione” perché la proposta indebolirebbe “i presidi posti a tutela del consumatore in quanto i segnalatori (e le loro condotte) sarebbero sottratti a qualsivoglia forma di vigilanza”. Oggi, infatti, gli agenti e i mediatori creditizi sono sottoposti alla vigilanza dell’Oam (Organismo agenti e mediatori) oltre a essere tenuti a formazione continua. I segnalatori no.

Costi più alti per mutui e prestiti

Ma quali sarebbero gli effetti pratici del ritorno alla segnalazione remunerata? Federico Luchetti, direttore generale dell’Oam, ne segnala almeno due. “Il primo sarebbe un aumento del costo del credito per il consumatore, semplicemente perché nel finanziamento ci sarebbe una voce in più”, che è appunto il compenso del segnalatore. Non solo: Luchetti aggiunge che se è direttamente il professionista a esigere il suo pagamento dal cliente, “non essendo considerata ai fini del calcolo del Taeg, in alcuni casi questa voce potrebbe anche far superare i tassi usurari. La conseguenza è che il contratto sarebbe da considerarsi nullo”.

Se questa conseguenza sarebbe certa, potremmo definire l’altra un “rischio sistemico”. I segnalatori, infatti, non sono sottoposti ad alcuna vigilanza e questo apre a una serie di scenari poco trasparenti. “Come faremo a sapere se il segnalatore si è limitato a informare la banca che c’è un potenziale cliente o se ha anche presentato a quest’ultimo una serie di possibilità, consigliandogli un prodotto piuttosto che un altro?”, si chiede Luchetti. Il quale ricorda che sia gli agenti sia i mediatori, per ottemperare agli obblighi di trasparenza, competenza e formazione continua, “ogni anno investono delle somme considerevoli”.

A quel punto un segnalatore, sapendo che nessuno vigila su di lui, potrebbe tranquillamente svolgere l’attività di mediatore, senza costi, senza obblighi e guadagnando più di quelli vigilati. E soprattutto, senza fornire al cliente alcuna garanzia sulle proprie competenze. “Non condividiamo questa proposta, che ci farebbe tornare al far west che c’era fino al 2011”, conclude il direttore generale di Oam.

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