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Arriva il bonus per partite Iva e imprese: fino a 20mila euro per spingere su cloud e sicurezza

E77N37 Fiber cables plugged into a high end router machine at a computer data center supporting cloud computing 

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Dal Mimit il sostegno alla domanda di servizi di cloud computing e cyber security per autonomi e Pmi, con una soglia minima di 4mila euro
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Arriva un nuovo tassello nel mosaico degli incentivi per la transizione digitale: il Ministero delle Imprese e del Made in Italy mette sul piatto 150 milioni di euro per sostenere la domanda di servizi di cloud computing e cyber security per lavoratori autonomi e Pmi su tutto il territorio nazionale. La misura, prevista dal decreto ministeriale del 18 luglio e aggiornata dal decreto direttoriale del 21 novembre, è pensata per aiutare professionisti e piccole imprese a fare un salto di qualità nella gestione dei dati e dei processi, rafforzando al tempo stesso le difese contro gli attacchi informatici, che ormai non risparmiano nessuno, nemmeno le realtà più piccole.

L’intervento punta a finanziare l’acquisto di strumenti che prima non c’erano oppure la sostituzione di tecnologie superate con soluzioni più avanzate, moderne, sicure. Non è dunque un incentivo pensato per pagare il semplice rinnovo di ciò che già si usa.

Per chi è una partita Iva o guida una piccola impresa, spesso fr…

Arriva un nuovo tassello nel mosaico degli incentivi per la transizione digitale: il Ministero delle Imprese e del Made in Italy mette sul piatto 150 milioni di euro per sostenere la domanda di servizi di cloud computing e cyber security per lavoratori autonomi e Pmi su tutto il territorio nazionale. La misura, prevista dal decreto ministeriale del 18 luglio e aggiornata dal decreto direttoriale del 21 novembre, è pensata per aiutare professionisti e piccole imprese a fare un salto di qualità nella gestione dei dati e dei processi, rafforzando al tempo stesso le difese contro gli attacchi informatici, che ormai non risparmiano nessuno, nemmeno le realtà più piccole.

L’intervento punta a finanziare l’acquisto di strumenti che prima non c’erano oppure la sostituzione di tecnologie superate con soluzioni più avanzate, moderne, sicure. Non è dunque un incentivo pensato per pagare il semplice rinnovo di ciò che già si usa.

Per chi è una partita Iva o guida una piccola impresa, spesso frenato dai costi iniziali di una vera infrastruttura digitale, questo intervento può davvero rappresentare un’occasione concreta per rimettersi in carreggiata. Significa poter mettere ordine nella gestione documentale, nella contabilità, nella sicurezza dei dati e nei servizi online ai clienti, costruendo un’infrastruttura digitale un po’ più strutturata e meno improvvisata.

A chi spetta: i requisiti

La platea dei potenziali beneficiari è molto ampia. Possono accedere alle agevolazioni tutti i lavoratori autonomi e le piccole e medie imprese che operano in Italia. Non c’è una restrizione particolare per settore: la misura è pensata per chiunque svolga attività autonoma o rientri nei parametri europei di Pmi, dallo studio professionale alla piccola manifattura, dal negozio al laboratorio artigiano, fino al consulente che lavora da solo con il portatile e il telefono.

C’è però una conditio sine qua non che vale come discriminante: al momento della presentazione della domanda è necessario avere un contratto internet con velocità minima in download di 30 Mbps. Non basta quindi “essere online” in modo generico, magari con una vecchia Adsl traballante: serve una connessione stabile e sufficientemente performante, in grado di reggere l’utilizzo reale di servizi cloud e soluzioni di sicurezza avanzata. Altrimenti, tutto lo sforzo sarebbe vanificato.

Cosa rientra nel bonus

Il cuore della misura sta nel perimetro delle spese ammissibili. Il bonus copre infatti una gamma molto ampia di prodotti e servizi di cloud computing e cyber security, che vanno dall’hardware al software ai servizi in cloud, con la possibilità di costruire un pacchetto su misura in base alle specifiche esigenze.

Sul fronte della cyber security rientrano, ad esempio, le soluzioni hardware dedicate alla protezione delle reti: firewall, anche di nuova generazione, router e switch con funzionalità di sicurezza avanzata, sistemi per la prevenzione delle intrusioni. A questi si affiancano le soluzioni software specifiche per la sicurezza informatica: antivirus e antimalware evoluti, software per il monitoraggio continuo delle reti, sistemi di crittografia dei dati, piattaforme Siem per la gestione centralizzata degli eventi di sicurezza e strumenti dedicati alla gestione delle vulnerabilità.

Il capitolo cloud è altrettanto ricco. La misura copre servizi infrastrutturali in modalità IaaS e PaaS, come macchine virtuali, servizi di storage e backup, soluzioni di network e security erogate in cloud, comprese Vpn e sistemi di protezione contro gli attacchi DDoS, oltre a database e ambienti di sviluppo ospitati su piattaforme remote. Sul fronte SaaS, l’elenco comprende software di contabilità e fatturazione, soluzioni per la gestione del personale e delle risorse umane, sistemi Erp e piattaforme di workflow, spesso integrabili con moduli di intelligenza artificiale per automatizzare processi e reportistica. Rientrano anche i Cms per la gestione di siti e contenuti, le piattaforme e-commerce, i Crm per la gestione dei clienti e degli ordini, gli strumenti di collaborazione e i centralini virtuali, con servizi di comunicazione unificata e gestione evoluta delle chiamate.

Accanto a questi strumenti, sono ammissibili anche i servizi di configurazione, monitoraggio e supporto continuativo necessari al funzionamento dei prodotti acquistati. Si tratta, in pratica, dei servizi professionali che permettono di mettere a terra in modo efficace le soluzioni hardware e software scelte. L’unico paletto da tenere d’occhio è che questi servizi non possono superare il 30% del valore complessivo del piano di spesa. Restano esclusi, invece, i soli servizi di formazione.

Non sono poi ammessi prodotti e servizi con prestazioni sostanzialmente analoghe a quelli già in uso. In pratica, la norma vuole evitare di finanziare il “più o meno uguale a prima”, cioè il rinnovo delle stesse licenze o degli stessi apparati. Il legislatore spinge verso un cambio di passo: un innalzamento del livello di sicurezza e di digitalizzazione, insomma, e non verso una semplice sostituzione di facciata.

Un altro aspetto importante riguarda le modalità di acquisizione. Le imprese e i lavoratori autonomi possono scegliere se acquistare direttamente i beni e i servizi, sottoscrivere abbonamenti oppure combinare le due strade. L’idea di fondo è offrire flessibilità, in modo da poter costruire piani che prevedano un mix tra investimenti una tantum e costi ricorrenti.

Quanto spetta: importi, percentuali e tetti

Passando ai numeri, i piani di spesa devono avere un importo minimo di 4mila euro. Chi ipotizza interventi più piccoli purtroppo è automaticamente fuori.

Il Mimit, in cambio, riconosce un contributo a fondo perduto, quindi non rimborsabile, fino al 50% delle spese ammissibili. Il tetto massimo è fissato a 20mila euro per beneficiario e si applica nel rispetto del regime de minimis. Se la spesa sale, il contributo si ferma comunque a questa soglia.

Per quanto riguarda la durata dei piani di spesa, quando il progetto è basato solo su acquisti diretti, la durata non può superare i 12 mesi a partire dalla data di comunicazione del provvedimento di concessione. Se invece l’intervento prevede abbonamenti, questi devono avere una durata di almeno due anni. Nel caso in cui l’abbonamento sia più lungo, ai fini dell’agevolazione si considerano comunque solo i primi 24 mesi.

L’aiuto può essere versato in non più di due quote: una prima tranche dopo il sostenimento di almeno il 50% del piano di spesa e un saldo finale alla conclusione del progetto. È prevista anche la possibilità, per chi preferisce chiudere tutto in un colpo solo, di richiedere il contributo in un’unica soluzione a fine piano.

Fornitori certificati dal Mimit: come funziona l’elenco

C’è poi un passaggio chiave: per essere ammissibili alle agevolazioni, i servizi e i prodotti di cloud computing e cyber security devono essere forniti esclusivamente da soggetti iscritti in un apposito elenco tenuto dal Mimit. Non basterà quindi rivolgersi a un qualunque fornitore Ict: sarà necessario verificare che il soggetto scelto sia effettivamente presente nella lista dei soggetti abilitati.

Il decreto direttoriale del 21 novembre definisce nel dettaglio le modalità di formazione di questo elenco, fissando criteri di ingresso e requisiti di affidabilità che i fornitori devono dichiarare e rispettare. Vengono stabilite anche le date per la presentazione delle domande da parte delle aziende Ict interessate a entrare nella lista: l’apertura dei termini è fissata al 4 marzo 2026, alle ore 12:00, mentre la chiusura è prevista per il 23 aprile 2026, sempre alle 12:00.

I fornitori dovranno presentare istanza esclusivamente attraverso un’area dedicata sul portale del Ministero, seguendo le istruzioni operative che saranno rese disponibili online. Una volta iscritti, i loro prodotti e servizi potranno fregiarsi della qualifica necessaria per rientrare tra quelli agevolabili.

Quando e come fare domanda

Ma quando potranno materialmente presentare domanda lavoratori autonomi e Pmi? Su questo fronte, il Mimit mantiene ancora una certa prudenza. La pagina ufficiale dedicata alla misura chiarisce che termini e modalità di presentazione delle domande per ottenere le agevolazioni saranno definiti da un successivo provvedimento direttoriale, che arriverà dopo la formazione dell’elenco dei soggetti abilitati.

Quindi, prima si costruisce l’elenco dei fornitori, poi si apre lo sportello per professionisti e imprese. Solo una volta completata la fase di accreditamento si passerà alla fase operativa di raccolta delle domande, con la definizione di tempi precisi, modulistica, piattaforma telematica e modalità di gestione delle richieste.

Ad oggi, quindi, lo sportello non è ancora attivo. Questo non significa che la misura sia solo sulla carta: il quadro degli elementi fondamentali è già definito, a partire dalle tipologie di spesa ammissibili fino alle percentuali di contributo, passando per i requisiti di accesso e la durata dei progetti. Manca il tassello finale, quello che apre concretamente le porte al flusso delle domande.

Cosa devono fare subito lavoratori autonomi e imprese

Il fatto che lo sportello non sia ancora aperto non è un buon motivo per rimanere fermi, anzi. Intanto, chi non ha ancora di una linea con almeno 30 Mbps in download ha il tempo per adeguarsi, con un aggiornamento del contratto, un cambio di operatore o soluzioni alternative che garantiscano prestazioni migliori.

Un secondo passaggio, più strategico, è la mappatura dei propri bisogni digitali. Ogni impresa e ogni professionista ha punti deboli diversi: c’è chi non ha un sistema di backup strutturato, chi usa ancora antivirus obsoleti, chi gestisce i clienti con file Excel sparsi, chi ha un sito vetrina che non vende nulla, chi tiene dati sensibili su un singolo pc non protetto. Questo è il momento giusto per chiedersi cosa manca, cosa è vecchio e andrebbe cambiato, dove il rischio di perdita dati o di blocco delle attività è più alto, ecc.

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