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Intelligenza artificiale

Per Amazon il futuro è delle macchine instancabili: “Miliardi di Agenti IA in tutti i settori”

Matt Garman, CEO Amazon Web Services
Matt Garman, CEO Amazon Web Services 

Amazon Web Services presenta a Las Vegas i "Frontier Agents". La sfida al “debito tecnologico” e i rischi dell’IA agentica. Il ceo Matt Garman: “Impatto economico pari a quello di Internet”

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LAS VEGAS – Se il biennio 2023-2024 è stato puro stupore per la capacità dell'IA di generare testo e immagini, il 2025 è stato indiscutibilmente l’anno dell’IA agentica.

E la conferma, se necessaria, arriva dal re:Invent di Aws, l’annuale conferenza che Amazon Web Services dedica al mondo dell’intelligenza artificiale e del cloud.

La cornice è quella del Venetian hotel, con oltre 65.000 partecipanti che si incontrano fra canali artificiali, gondolieri americani, sale riunioni che si chiamano Murano, Toscana e Bassano. Il quadro, però, è piuttosto chiaro: l'era dei “bot” che aspettano un prompt non si è propriamente esaurita ma, nel frattempo, è iniziata quella degli agenti autonomi.

“Un impatto economico pari a quello di Internet” – Nelle decine di annunci fatti dal palco durante il suo keynote, il ceo di Aws Matt Garman è andato dritto al punto: “L’avvento degli agenti ha prodotto un punto di svolta nella traiettoria dell’IA e l’ha trasformata da una meraviglia tecnologica a qualcosa che ha un reale ritorno di valore”. In altre parole, c’è stata un’IA prima degli agenti e ce ne sarà una dopo. “Un impatto sulle aziende a livello di Internet stessa o del Cloud”.

Ma le alte aspettative di questi sistemi saranno soddisfatte nella pratica quotidiana? Siamo di fronte a una prospettiva reale o ad una rischiosa puntata al casinò? E quanto fidarsi di sistemi ad automazione quasi assoluta? Andiamo con ordine.

Cosa sono gli agenti AI e a cosa servono

Gli agenti non sono solo modelli che rispondono a domande, ma sono programmi autonomi che sanno svolgere attività complesse, collaborare tra loro e, usando dati reali, prendere decisioni.

Non sono teorici, ma operatori digitali. Conoscono l'ambiente e possono scegliere non tanto cosa fare, ma come realizzare il compito. I campi di applicazione sono pressoché infiniti: si va da agenti specializzati in coding ad assistenti fiscali, da ricercatori di farmaci o cure mediche alla gestione del capitale umano di un’azienda. “Credo che in futuro ci saranno miliardi di agenti in tutti i settori”, sentenzia Garman dal palco.

Matt Garman, CEO Amazon Web Services
Matt Garman, CEO Amazon Web Services 

Un mercato in crescita costante. Bolla o solida realtà?

L’universo dell’IA agentica è in costante espansione. A oggi il valore del suo mercato si attesta attorno ai 7 miliardi di dollari, ma le stime per i prossimi anni sono tutte in crescita, pur con differenze significative.

Se secondo il portale di analisi MarketsAndMarkets, infatti, nel 2032 tale valore sarà di 93 miliardi, per Precedence Research, nel 2034 raggiungerà la cifra sbalorditiva di 236,03 miliardi di dollari. A qualcuno potrebbe ricordare il fenomeno delle dot-com alla fine degli anni Novanta. La corsa indistinta verso aziende operanti nella new economy e la conseguente bolla finanziaria.

“Sono cose diverse perché chi ha compreso come si usano gli agenti – risponde Deepak Singh, VP of Developer Agents and Experiences di AWS, – oggi ha già vantaggi pratici”. Un esempio? “In Formula 1 sono stati sviluppati agenti per l’analisi delle telemetrie – spiega – in grado di fare, in poche ore, ciò che prima facevano gli ingegneri con qualche algoritmo in settimane. Il risultato è che gli aggiornamenti tecnici sulle monoposto arrivano prima”.

I Frontier Agents, ovvero le macchine perpetue

La centralità della rivoluzione agentica, promessa da Aws, emerge in tutta la sua chiarezza rispetto alle novità annunciate a Las Vegas. Su tutte i frontier agents, una nuova classe di agenti autonomi, scalabili e capaci di lavorare per ore o giorni senza un intervento umano costante. Scrivono codice per i team di sviluppo (Kiro autonomous agent), metterlo in sicurezza (Security Agent), monitorarne l’affidabilità (DevOps Agent). Poche, pochissime, forse nessuna, le linee di codice da scrivere a mano.

Un server lanciato per 45 metri e un’esplosione da film: la guerra al tech debt

Sempre in ambito di sviluppo software, Aws ha pensato una soluzione per diminuire quello che in gergo si chiama il “debito tecnico” delle aziende, ovvero quell’insieme di costi derivati da decisioni passate (ad esempio codice scritto male, scarsa documentazione, progetti non ottimali), ma che devono essere corrette in corsa attraverso manutenzione e re-ingegnerizzazione.

Secondo quanto rivelato da un vicepresidente di Aws, “il 30% del budget di un’organizzazione se ne va in opere di modernizzazione”, mentre Accenture ha stimato che il debito tecnico costi alle aziende, solo negli Stati Uniti, un totale di 2,4 trilioni di dollari all’anno. Per risolvere questo problema, la soluzione proposta è stata di infondere nuovi elementi di natura agentica all’interno di Aws Transform, la piattaforma di Aws dedicata proprio a modernizzazione e migrazione.

Scenografico, in questo caso, l’annuncio del servizio Custom. Da una gru alta più di 45 metri, è stato lanciato nel vuoto un vecchio armadio per server con la scritta “tech debt”. Ad attenderlo, a terra, 10 ordigni al propano e 2 litri di benzina. Lo schianto ha provocato una forte e vistosa esplosione, a simboleggiare la guerra al debito tecnico intrapresa da Aws. “Una cosa abbastanza divertente”, ha scherzato Garman.

Oltre il Chatbot: l'Agentic AI e la nuova “frontiera”

“L'Agentic AI è la prossima frontiera perché – ha detto Deepak Singh – a un agente non dai un prompt, dai un obiettivo di alto livello. Gli dici cosa vuoi realizzare, lui si organizza e propone una soluzione”.

La differenza con i chatbot è sostanziale. Mentre un modello tradizionale risponde a una domanda e si ferma, un agente “può usare strumenti e informazioni per arrivare al risultato desiderato, operando per ore o giorni, senza un intervento costante”. Insomma non serve più fare “babysitting” a ogni singolo task, ma si indirizzano gli agenti verso risultati più ampi e li si lascia lavorare.

Il costo sociale degli agenti. Il caso della costumer service

“La programmazione software è finita”, ha detto qualche giorno fa Adam Wolff, un ingegnere di Anthropic, una delle aziende più influenti al mondo nello sviluppo di IA, commentando su X le enormi potenzialità del coding automatizzato e lasciando presagire un futuro diverso per i programmatori.

Ovviamente, per questo motivo e suo malgrado, Wolff è diventato virale. Non è la prima volta che si parla di quanto cambierà il mondo dei programmatori.

Ma se gli agenti faranno tutto per noi, noi cosa faremo? Una risposta prova a darla Colleen Aubrey, senior vice president di AWS Solutions. Parlando di Aws Connect e delle sue capacità di strutturare agenti di customer service totalmente autonomi, Aubrey ha sottolineato come “è impossibile pensare a un cliente che non voglia interloquire con un altro essere umano per problemi complicati”. Il ruolo degli agenti, in questo caso, è quello di “filtrare le richieste di assistenza risolvendo i problemi più semplici” e riservare alle relazioni umane “quelle conversazioni che per loro natura devono essere più complesse, essenziali per il futuro”.

Agenti, media e intrattenimento. Quale futuro per chi lavora?

Gli agenti hanno trovato posto anche in mestieri più creativi, come quelli relativi alle produzioni televisive.

“Ci sono anche qui compiti ripetitivi che possono essere affidati ad agenti”, racconta Samira Bahktiar, general manager Media & Entertainment, Games and Sport di Aws. Il riferimento va, ad esempio, all’importazione di contenuti, al cutting per i social media, il tagging di video rispetto a cosa effettivamente compare in un filmato. Anche qui, gli agenti interverranno, e intervengono già, nella gestione di questi flussi. Ma che ne sarà allora di un video editor?

“Sono domande importanti ma – risponde Bahktiar – noi di Aws pensiamo che miliardi di agenti affiancheranno le persone in ciò che fanno, sbloccando la loro produttività e le loro capacità di innovazione. L’obiettivo è liberare chi lavora da compiti ripetitivi e manuali”. I principali programmi di montaggio stanno adottando estensioni e funzionalità sempre più basate su intelligenza artificiale.

“Gli agenti sono come i teenager. Devono poter sbagliare per crescere”

I critici degli agenti spesso fanno riferimento a questi strumenti rispetto ai loro rischi e limiti: eccessiva autonomia senza supervisione umana, azioni errate a seguito di un addestramento incompleto, allucinazioni, introduzione di bias nei processi decisionali e così via.

“Come fare in modo che si comportino in maniera prevedibile e coerente con le nostre intenzioni?”, si chiede Matt Garman. La risposta data da Aws è un aggiornamento di Bedrock AgentCore, la piattaforma di Amazon Web Services che aiuta i suoi clienti a creare agenti in prima persona.

“È un po’ come tirare su un teenager. Gli devi dare – dice ancora Garman – una certa autonomia per poter crescere ma, allo stesso tempo, fissare delle regole per evitare problemi seri”.

Gli aggiornamenti Policy ed Evaluation vanno in questa direzione. Il primo consente di introdurre guardrail deterministici e rigorosi, in linguaggio naturale, sul modo in cui gli agenti interagiscono con strumenti aziendali e dati. Il secondo, invece, è uno strumento di controllo sul comportamento reale degli agenti. “Non è sufficiente fidarsi di un teenager, bisogna anche verificare come effettivamente si comporta”.

Basteranno questi strumenti a far crescere gli agenti adolescenti e a farli diventare affidabili compagni di lavoro? E chi vive al di fuori di questa rivoluzione permanente è pronto per le sue conseguenze? Forse, sarebbe più facile sbancare un casinò di Las Vegas che sapere la risposta a questa domanda.