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Salta l’alleanza Generali-Natixis: “Mancano condizioni per intesa”

(reuters)

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Stop alla joint venture con i francesi, avrebbe gestito 1.300 miliardi di risparmi. La scelta sull’onda della scalata di Mps su Mediobanca e dei dubbi del governo
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MILANO – Arriva lo stop all’operazione Generali-Natixis. Un comunicato congiunto tra la compagnia di Trieste e Bpce (controllante di Natixis) blocca le trattative per la creazione di una joint venture nell’asset management su masse di risparmio per oltre 1.300 miliardi.

“Sebbene negli ultimi mesi il lavoro svolto insieme abbia confermato il merito e il valore industriale di una partnership - riferisce la nota - le parti hanno stabilito congiuntamente di interrompere le consultazioni - in linea con i termini comunicati a metà settembre (nessuna break up fee) - concludendo che non sussistono le condizioni per raggiungere un accordo definitivo».

Annunciata a gennaio 2025, la partnership nell’asset management tra Generali e il gruppo finanziario francese è stata, a detta di molti…

MILANO – Arriva lo stop all’operazione Generali-Natixis. Un comunicato congiunto tra la compagnia di Trieste e Bpce (controllante di Natixis) blocca le trattative per la creazione di una joint venture nell’asset management su masse di risparmio per oltre 1.300 miliardi.

“Sebbene negli ultimi mesi il lavoro svolto insieme abbia confermato il merito e il valore industriale di una partnership - riferisce la nota - le parti hanno stabilito congiuntamente di interrompere le consultazioni - in linea con i termini comunicati a metà settembre (nessuna break up fee) - concludendo che non sussistono le condizioni per raggiungere un accordo definitivo».

Annunciata a gennaio 2025, la partnership nell’asset management tra Generali e il gruppo finanziario francese è stata, a detta di molti osservatori, la miccia che ha acceso il risiko bancario dell’anno. L’operazione aveva infatti registrato il voto contrario in cda dei tre consiglieri espressi dalla lista Caltagirone, cioé Flavio Cattaneo, Marina Brogi e Fabrizio Palermo. E dopo pochi giorni il Monte dei Paschi di Siena, partecipato dallo stesso Caltagirone e dalla Delfin della famiglia Del Vecchio, ha lanciato una Ops su Mediobanca con l’obbiettivo di arrivare al controllo anche di Generali. E per questa via fermare l’operazione Natixis.

Oltre che dagli azionisti Delfin e Caltagirone la joint venture con i francesi è risultata fin da subito sgradita agli ambienti governativi. La preoccupazione del governo Meloni era quella legata alla gestione degli 850 miliardi di risparmio degli italiani di cui dispone Generali, che avrebbe potuto subire l’influenza della società francese. L’accordo prevedeva infatti una governance paritetica con l’ad scelto per i primi cinque anni dalla compagnia italiana. Le decisioni sull’allocazione degli investimenti continuavano però a essere prese dai proprietari degli asset (asset owner) incluse quelle sugli acquisti di titoli di Stato italiani.

L’opposizione del governo avrebbe potuto portare all’esercizio del golden power, la legge che assegna poteri speciali per tutelare la sicurezza nazionale delle imprese che operano nei settori strategici del Paese. Sono cominciate così interlocuzioni informali tra esponenti di Generali e Natixis e funzionari governativi per capire se potevano essere trovate soluzioni di compromesso. Ma gli sforzi sono risultati vani nel momento in cui Mps è riuscita nell’intento di conquistare Mediobanca, con adesioni all’Opas oltre l’86%. Meglio non procedere.

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