✕

Agricoltori e consumatori pagano il caro-carrello

Ascolta l'audio

Pandemia e guerre hanno fatto salire i costi di produzione del 30% e i prezzi finali del 23%
3 minuti di lettura

Famiglie e imprese agricole sono gli anelli più vulnerabili della filiera agroalimentare. I più penalizzati dall’inflazione. L’aumento dei prezzi al consumo, che dal 2020 ad oggi sta mettendo a dura prova i bilanci di numerosi nuclei familiari, ha eroso significativamente il potere d’acquisto. Il lieve miglioramento dell’8% registrato dall’Istat nella rilevazione dell’ottobre scorso, relativa al primo semestre di quest’anno, non basta, almeno per il momento, ad invertire la tendenza. Per gli acquisti quotidiani oggi le famiglie italiane spendono in media il 19% in più rispetto al 2020. In pratica, per un carrello di prodotti che nel 2020 costava 84 euro, oggi servono 100 euro.

L’impatto della crescente inflazione sui beni alimentari è stato analizzato dal Centro studi Divulga, con l’elaborazione di dati Istat e Ismea dell’ultimo quinquennio. Lo studio mostra che la pandemia e la crisi russo-ucraina hanno innescato una pressione generalizzata al rialzo dei prezzi. Le ricadute negativ…

Famiglie e imprese agricole sono gli anelli più vulnerabili della filiera agroalimentare. I più penalizzati dall’inflazione. L’aumento dei prezzi al consumo, che dal 2020 ad oggi sta mettendo a dura prova i bilanci di numerosi nuclei familiari, ha eroso significativamente il potere d’acquisto. Il lieve miglioramento dell’8% registrato dall’Istat nella rilevazione dell’ottobre scorso, relativa al primo semestre di quest’anno, non basta, almeno per il momento, ad invertire la tendenza. Per gli acquisti quotidiani oggi le famiglie italiane spendono in media il 19% in più rispetto al 2020. In pratica, per un carrello di prodotti che nel 2020 costava 84 euro, oggi servono 100 euro.

L’impatto della crescente inflazione sui beni alimentari è stato analizzato dal Centro studi Divulga, con l’elaborazione di dati Istat e Ismea dell’ultimo quinquennio. Lo studio mostra che la pandemia e la crisi russo-ucraina hanno innescato una pressione generalizzata al rialzo dei prezzi. Le ricadute negative per la filiera agroalimentare sono visibili ancora oggi.

Nel periodo fra il 2020 e il 2024 la crescita dei costi di produzione agricoli è stata del 30%, a fronte di un minore aumento dell’inflazione dei beni alimentari, che si è fermata al 23%. La corsa al rialzo è continuata quest’anno. Gli agricoltori, infatti, stanno affrontando un’ulteriore crescita dei costi di produzione, che da gennaio a ottobre scorso è stata del 2,3 per cento. Sono cresciuti, anche se a un ritmo inferiore (+1,2%), anche i prezzi finali dei beni alimentari.

«Il lavoro analizza l’andamento dei prezzi nell’arco di cinque anni per dare un quadro di tendenza strutturale – spiega il professor Felice Adinolfi, direttore del Centro studi Divulga – È stato un quinquennio particolare: prima c’è stata la pandemia, poi il periodo di uscita dalla pandemia, infine le guerre. L’aumento dei costi si è ribaltato sui prezzi. Adesso il peso dell’inflazione per molti beni diminuisce, ma meno in agricoltura perché si tratta di una filiera complessa e articolata».

Le oscillazioni dei prezzi colpiscono di più imprese agricole e consumatori. Gli agricoltori, in particolare, sono esposti a dinamiche che spesso non consentono loro di coprire neanche i costi di produzione. Nel confronto fra l’andamento cumulato dei costi di produzione e dei prezzi al consumo a partire dal 2020, lo studio di Divulga dimostra che nel complesso i costi di produzione si stanno mantenendo molto più elevati (+35%) rispetto all’aumento dell’inflazione dei beni alimentari (+26%). Ad incidere maggiormente, sul versante dei costi, è stato l’aumento dei prezzi dei fertilizzanti e dell’energia. Ad innescare la spirale verso l’alto sono stati il conflitto russo-ucraino e le sanzioni imposte alle importazioni di gas dalla Russia che ne sono seguite perché direttamente collegate agli approvvigionamenti di energia e alla produzione di concimi.

L’analisi dei costi dei principali input produttivi agricoli evidenzia che, dopo il biennio pandemico 2020-2021 caratterizzato da forti oscillazioni e spinte inflattive, tutte le voci di spesa sono aumentate successivamente allo scoppio della guerra in Ucraina. In termini relativi, da ottobre 2020 a ottobre 2025, il prezzo dei fertilizzanti è cresciuto del 43%, mentre i prodotti energetici hanno fatto registrare un +74%, con punte ancora più elevate nell’autunno-inverno 2022-2023. Notevole è stata anche la crescita dei mangimi (+30%), seppure in evidente contrazione rispetto al picco registrato a novembre 2022. Sembra inarrestabile, invece, la corsa verso l’alto delle sementi (+26% in cinque anni). L’unica eccezione ha riguardato i prodotti fitosanitari, che nello stesso periodo sono cresciuti del 2%. In questo caso la ragione è nell’uso sempre più limitato che se ne fa nell’agricoltura italiana.

A livello aggregato, poi, sia il comparto zootecnico sia quello delle coltivazioni nel quinquennio analizzato hanno subito un aumento dei costi del 35%. Dopo l’aumento vertiginoso registrato fra il 2020 e il 2022 (+30% per gli allevamenti e +31% per le coltivazioni) i due settori hanno avuto un andamento diverso. Fra il 2022 e il 2024, i costi medi di produzione della zootecnia si sono ridotti, sia pure di poco (-3%), facendo registrare una nuova impennata del 6,3% da gennaio a ottobre di quest’anno. Al contrario, nel settore delle coltivazioni i costi medi di produzione sono cresciuti anche nel periodo 2022-2024 (+3%), mentre quest’anno si rileva una lieve contrazione dell1,8%.

La situazione non è destinata a migliorare nel breve periodo. «Per il futuro – avverte il professor Adinolfi – dobbiamo convivere con un’inflazione stabile e strutturale perché ad un commercio mondiale asfittico si aggiungono le guerre e i dazi. Ci sono state alcune eccezioni, come l’annata particolarmente buona per la produzione dei cereali negli Stati Uniti che ha fatto andare giù i prezzi, senza però produrre effetti sui beni di consumo. L’agricoltura e il manifatturiero che dipende da materie prime acquistate all’estero saranno i settori più penalizzati».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Leggi i commenti